Archive for febbraio, 2014

febbraio 24, 2014

Roma incontra la Siria il 26 febbraio alla Biblioteca Vaccheria Nardi

Continuano gli incontri dedicati dalle Biblioteche di Roma ai Rifugiati invisibili in fuga da guerre e persecuzioni.
Il terzo incontro, dedicato alla Siria, si svolgerà mercoledì 26 febbraio 2014 alla Biblioteca Vaccheria Nardi, via di Grotta di Gregna 37. A dare la propria testimonianza saranno rifugiati, richiedenti asilo, volontari e operatori dei centri di accoglienza, cittadini siriani che lavorano e studiano a Roma, che ci racconteranno l’evolversi della situazione in Siria e ciò che stanno vivendo le proprie famiglie e i propri cari.

Programmasiria
Khalid Chaouki, Camera dei Deputati
Abdul Ghani Ahmad e Feisal Al-Mohammad, associazione Siria Libera e Democratica
Ammar Turkieh, interprete presso la Commissione territoriale per il riconoscimento dello “status di rifugiato”
Diyab Majeet Hassan e Hossain Srour, ospiti siriani del centro A.M.I.C.I.
Isabella Camera D’afflitto, dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali, Sapienza Università di Roma
Mohammad Mc Abo Hajar, rapper siriano
Monica Maggi, associazione Libra 2.0
Sara El-Debuch, attrice italo-siriana
Tamim Babi, studente siriano
Letture di poesie della siriana Maram Al-Masri lette in arabo da Sara El-Debuch e in italiano da Monica Maggi

Saranno allestiti banchetti informativi e di artigianato di:
Fattorie migranti prodotti biologici, cooperativa sociale PID
REFUGEEscART progetto umanitario della Spiral Foundation Onlus
Libra 2.0 associazione culturale
Ikhlas Pakistan, artigianato in legno, cooperativa Abitus

Verranno proiettati trailer di:
Border di Alessio Cremonini, produzione Francesco Melzi. Interviene il regista.
Non morire fino a primavera di Camilla Ruggiero, produzione il Labirinto, girato all’interno del Centro A.M.I.C.I.

Per informazioni:
Servizio Intercultura
tel. 06 45430264-251
http://www.romamultietnica.it
info@romamultietnica.it

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febbraio 22, 2014

PETE SEEGER: “La penna è più potente della spada . Beh , la mia unica speranza è che la chitarra diventi più potente della bomba “

Pete SeegerRisalgo con il ricordo ad anni che oramai mi appaiono proiettati in lontananza, immersi in una luce quasi crepuscolare: il tempo macina in fretta. La vita percorsa è tanto lunga che quando mi riporta oggi col pensiero alla situazione di allora ho quasi l’impressione di tornare indietro; anche la fantasia stenta a concepire la possibilità di una scelta, di un’alternativa che allora sembrò offrirsi.

Gli Americani cercarono di attuare, con alcune restrizioni, l’incerto concetto di democrazia, soggetto sempre al pericolo di scadere in vuota formalità, introducendo determinati divieti e determinate disposizioni, ma concedendo per il resto ampio margine di manovra, che, invece, fu ben presto negato dai Russi.. Per quanto profonda fosse la preoccupazione di chi avvertiva la necessità di chiarire il proprio destino e quello degli altri uomini, prevalse generalmente il desiderio insopprimibile di tornare a costruire e a godere, a trascorrere in serenità l’incipiente periodo di pace, lungo o breve che fosse. E questo desiderio ebbe libero corso.

Pete Seeger, l’avvocato della pace, il cantautore con il banjo ha cantato la sua ultima strofa terrena su un letto d’ospedale a New York. Tutti i suoi novantaquattro anni li ho percepiti e accolti con “Turn, Turn, Turn”: Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via. Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.  La profondità dei versi si presta a una miriade di interpretazioni, ma l’accezione principale che viene attribuita a questa canzone è quella del messaggio pacifista, sottolineato in particolare dal verso finale – l’unico attribuibile al compositore Seeger – che recita: a time for peace, I swear it’s not too late (un tempo per la pace, io giuro che non è troppo tardi).

Pete Seeger at the House

Pete Seeger at the House

Pete Seegerpete-seeger-festival-ny-1966

Con la canzone rivisitata e musicata da Seeger,”If I Had a Hammer“, su testo di Lee Hays , scritta nel 1949 ma depositata con copyrigth solo nel 1958 e il gruppo The Weavers, un quartetto organizzato nel 1948, Seeger ha contribuito a preparare il terreno per un folk revival nazionale. La canzone che può essere suonata a ritmo di surf rock oppure country rock ha una valenza prettamente politica essendo stata composta a sostegno del movimento progressista d’America. Si tratta di una delle prime canzoni di protesta della stagione del pacifismo e della contestazione contro la discriminazione razziale. Venne infatti eseguita collettivamente nel 1963 durante la marcia per il lavoro e la libertà che si tenne a Washington D.C., la stessa in cui il reverendo Martin Luther King pronunciò la storica allocuzione: I Have a Dream

Il gruppo – Seeger, Lee Hays, Ronnie Gilbert e Fred Hellerman – ha sfornato inoltre registrazioni di “Good Nigth Irene“, “Tzena, Tzena” e “On Top of Old Smokey“.

A Seeger va il merito anche di aver reso popolare We Shall Overcome“, inserita nella sua pubblicazione Canto popolare, nel 1948. Ha sempre detto che il suo unico contributo a questo meraviglioso inno del movimento per i diritti civili è stato quello di aver cambiato la seconda parola da “volontà” a “deve” perché si pronunciava meglio. We shall overcome diventa l’inno del movimento guidato da Martin Luther King, ma ben presto diventa l’inno di ogni protesta. Dovunque ci sono persone che lottano per i propri diritti, si canta We Shall Overcome. È stato l’inno della rivoluzione di velluto a Praga, l’inno degli studenti spagnoli contro la dittatura franchista. In ogni marcia, in ogni manifestazione si canta We Shall Overcome, alle manifestazioni contro la guerra in Vietnam, al concerto di Woodstck nel ’69, per i dissidenti iraniani contro il regime di Ahmadinejad. Fino alla Casa Bianca, nel 2009, con la Baez che canta We Shall Overcome davanti al Presidente Barack Obama e al vicepresidente Joe Biden.

Pete Seegr con the Boss

Pete Seegr con the Boss

Bruce Springsteen ha inciso questa canzone in un album dedicato a Pete Seeger e l’ha cantata a Oslo, per ricordare la strage di Utoya. Roger Waters, ex Pink Floyd, ha inciso due mesi fa una versione dedicata al sogno dei palestinesi. Una canzone immortale che ha rivoluzionato il mondo.

Un filo rosso lega questa canzone e tutte le proteste del mondo, tutti i sogni di cambiamento, da quella marcia su Washington in poi, dal sogno di Martin Luther King fino ad oggi. Una canzone sacra,  di determinazione e di speranza che è diventato l’inno del movimento non violento dei diritti civili negli Stati Uniti, e che è cantata da popoli oppressi di tutto il mondo. “We Shall Overcome”, che rappresenta un grido di battaglia per la libertà, la dignità e l’uguaglianza, si era perso negli adattamenti secolari. Cantanti folk bianchi negli anni sessanta hanno rimosso i riferimenti spirituali e adattati i versi come canzone laica. Le origini di questo gospel fino a quattro anni fa erano sconosciute ma oggi, dopo ricerche del produttore musicale Isaias Gamboa, il compositore originale di “We Shall Overcome” è stato identificato nella cantante e compositrice Louise Shropshire. La storia di Gamboa è stata raccontata nel libro recentemente pubblicato, “We Shall Overcome. Il suo libro fornisce una storia della canzone, la vita della signora Shropshire, lo sfruttamento dei neri in America, la lotta Nera per ottenere l’uguaglianza, la paternità e la proprietà del brano della signora Shropshire.

La  carriera musicale di Pete Seeger è sempre stata intrecciata strettamente con il suo attivismo politico, dove ha sostenuto cause che vanno dai diritti civili alla pulizia del suo amato fiume Hudson. Seeger ha sempre detto di aver lasciato il Partito Comunista intorno al 1950 ma la Huac e la FBI  lo hanno perseguitato per anni.

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Con sua moglie Toshi è rimasto sempre insieme, dal 20 luglio 1943 fino a luglio del 2013 nella casa di legno a Beacon (NY). Toshi se n’è andata proprio il giorno del suo novantunesimo compleanno lasciando un grande vuoto nella vita di Pete , i figli e i nipoti.

Seeger è stato tenuto fuori dalla televisione commerciale per più di un decennio dopo il problema con il comitato di attività antiamericane nel 1955. Ripetutamente pressato dal comitato di rivelare se avesse cantato per i comunisti, Seeger ha risposto sempre bruscamente e con coerenza:  è stato accusato di oltraggio al Congresso, ma la sentenza è stata ribaltata in appello. Seeger ha rifiutato di rispondere alle domande circa le sue convinzioni e le associazioni fino al 1940, (era stato un membro del Partito Comunista), non sulla base del quinto emendamento, che protegge gli uomini e le donne di auto-incriminazione, ma sulla base del Primo Emendamento che  tutela la libertà di parola.

Le sue conseguenze giuridiche, si sono estese a tutto il mondo dei musicisti, è importante ricordare che HUAC non era probabilmente la più difficile delle sue tribolazioni durante l’era McCarthy. Molto più tossica per la maggior parte della sinistra è stata la blacklist stessa. Dai primi anni 1950 alla metà del 1960,  a Seeger è stato impedito di svolgere un gran numero di tappe e concerti in gran parte degli USA. Prima con The Weavers, e poi in proprio.

La lista nera non funzionava indipendentemente dallo stato. Era la cinghia di trasmissione dello stato e un meccanismo di attuazione del governo. Uomini e donne che non hanno collaborato con il governo erano soggetti alla lista nera, quindi era un mezzo utile per assicurare la cooperazione e fornire informazioni. Gli esecutori segreti della lista nera erano spesso uomini ex-FBI o di staff ex-HUAC, e l’FBI e HUAC che fornivano informazioni critiche ai dirigenti del settore e dei loro subalterni. Per la maggior parte degli uomini e delle donne durante gli anni di McCarthy, il punto di contatto immediato con la repressione politica e la coercizione era il loro datore di lavoro, il loro insegnante, il terapeuta, il loro avvocato, il loro supervisore, il loro collega.

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Pete Seeger nel momento più alto della sua carriera nel 1950 va nei campus universitari, nelle strade e diffonde la musica di Guthrie, Huddie “Lead Belly“, è stato per lui il lavoro più importante andare da college a collage, uno dopo l’altro e soprattutto quelli più piccoli e ha fatto ascoltare ai bambini tutte le canzoni che le radio non potevano trasmettere. Nel 1967 va alla CBS, nel programma Smothers Brothers spettacolo di varietà, canta la canzone di protesta contro la guerra del Vietnam “Waist Deep in the Big Muddy” ma gliela tagliano. Seeger non demorde e denuncia la rete di censura.

 Non era più un membro del partito, ma le sue idee sono rimaste le stesse ed a ogni concerto faceva cantare il pubblico, ormai era diventata una regola. Al Kennedy Center nel 1994 il presidente Bill Clinton lo ha salutato come “un artista scomodo che ha osato cantare cose come le vedeva.”

pete seeger con clinton

Seeger è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1996. Nel 1997 ha vinto un Grammy per il miglior album folk tradizionale, “Pete”. Nove anni più tardi, Bruce Springsteen lo ha celebrato con “We Shall Overcome: The Seeger Sessions“, una reinterpretazione rollicking di canzoni cantate da Seeger. Ha partecipato al concerto nel 2009 al Madison Square Garden per celebrare il suo 90 ° compleanno, onorato da  Springsteen, Dave Matthews, Eddie Vedder e Emmylou Harris.

Pochi mesi fa, il  21 settembre 2013, Pete Seeger ha cantato sul palco durante il Farm Aid 2013, con Willie Nelson e Neil Young

Seeger ha ottenuto la nomination del Grammy Awards 2014  nella categoria Best Spoken Word, ma ha vinto Stephen Colbert.

Seeger è nato a New York il 3 maggio 1919, in una famiglia di artisti le cui radici sono fatte risalire ai dissidenti religiosi dell’America coloniale. Sua madre, Costanza, suonava e insegnava violino;  suo padre, Carlo, musicologo, era consulente per l’amministrazione di reinserimento, e ha dato lavoro agli artisti durante la Depressione. Suo zio Alan Seeger, era il poeta che scrisse “Ho un appuntamento con la morte.”

Pete Seeger ha sempre detto che si innamorò della musica popolare quando aveva 16 anni, a un festival di musica in North Carolina nel 1935. Il suo fratellastro, Mike Seeger, e la sorellastra, Peggy Seeger, divennero anche essi artisti noti.

Pete Seeger con la sua chitarra

Ha imparato il banjo a cinque corde, strumento che lo ha salvato dall’oscurità e ha suonato  il resto della sua vita a modo suo. Sulla pelle del banjo di Seeger c’era scritta  la frase: “Questa macchina circonda l’odio e lo costringe ad arrendersi” – un cenno al suo vecchio amico Guthrie, che aveva scritto sulla sua chitarra: “Questa macchina uccide i fascisti”.

Ci sono centinaia di eventi memorabili da ricordare della vita artistica di Seeger, in particolare il suo primo concerto elettrico al Festival Folk di Newport nel 1965. La leggenda racconta che ha cercato di tagliare il cavo audio di Bob Dylan ma Seeger ha sempre spiegato che il mix chitarra era così forte che non si potevano sentire le parole di Dylan  e che la sua voce la sentiva più bassa e completamente diversa. Durante il concerto ha invocato il pubblico presente a cantare con lui per compensare la sua voce che era al minimo. “Non posso cantare molto,” ha detto. “Ho cercato di cantare alto e basso. Ora ho un ringhio da qualche parte nel mezzo.”

Storica la sua frase nell’ottobre del 2011: “Non pensate che si possa cambiare il mondo. L’unica cosa che potete fare è studiarlo” . Un attivista instancabile per la sua visione di un’utopia segnata da pace e stare insieme, gli strumenti di Pete Seeger erano le sue canzoni, la sua voce , il suo entusiasmo e i suoi strumenti musicali . Un sostenitore importante per lo stile folk con il  banjo a cinque corde e una delle più importanti icone della musica popolare della sua generazione. La penna è più potente della spada !!!

Pete Seeger e Woody Guthrie

Pete Seeger e Woody Guthrie

Where have all the flowers gone?                                                   
Long time passing
Where have all the flowers gone?
Long time ago
Where have all the flowers gone?
Girls have picked them every one
When will they ever learn?
When will they ever learn?
 
Where have all the young girls gone?
Long time passing
Where have all the young girls gone?
Long time ago
Where have all the young girls gone?
Taken husbands every one
When will they ever learn?
When will they ever learn?
 
Where have all the young men gone?
Long time passing
Where have all the young men gone?
Long time ago
Where have all the young men gone?
Gone for soldiers every one
When will they ever learn?
When will they ever learn?
 
Where have all the soldiers gone?
Long time passing
Where have all the soldiers gone?
Long time ago
Where have all the soldiers gone?
Gone to graveyards every one
When will they ever learn?
When will they ever learn?
 
Where have all the graveyards gone?
Long time passing
Where have all the graveyards gone?
Long time ago
Where have all the graveyards gone?
Covered with flowers every one
When will we ever learn?
When will we ever learn?
words and music by Pete Seeger

Di Gloria Berloso, diritti riservati

febbraio 21, 2014

La musica ha perso le note più belle del nostro tempo

La musica ha perso le note più belle del nostro tempo.

febbraio 21, 2014

La musica ha perso le note più belle del nostro tempo

Oggi, 21 febbraio 2014, è morto uno dei più grandi musicisti del nostro tempo: Francesco Di Giacomo, la voce del Banco del Mutuo Soccorso. Un terribile incidente stradale ha fatto chiudere i suoi occhi profondi. La sua voce non l’ascolteremo più ai concerti.

Francesco aveva l’arte, la teatralità e la comunicatività nel sangue. Sono stati pochi e ce ne renderemo conto ancor di più dopo la sua uscita di scena, che i suoi concerti e i suoi numerosi album conciliavano realmente il suo istinto artistico con un soggetto valido.

Nel 1974 ho visto un concerto memorabile, la sua voce mi aveva sconvolto esattamente come oggi mi ha sconvolto la sua morte causata da un modo così violento. Questo umile personaggio è stato un caposcuola perché da lui molti hanno attinto la forza vitale per fare questo bellissimo ma anche difficoltoso mestiere. Tutto il corpo di Francesco, oltre la sua espressione artistica, era capace di creare dei momenti di rara finezza artistica.

A conferma della sua proverbiale originalità, diceva unicamente di sé…

Nacque… visse…      francesco di giacomo
…e si contraddisse!

Nel 1978 esce forse il lavoro più complesso del Banco.

L’album viene intitolato “…di terra” e si presenta come un LP completamente strumentale in cui la band, accompagnata dall’Orchestra dell’Unione Musicisti di Roma, si avvicina molto alla grande tradizione classica e ad umori legati al jazz.

E’ forse uno dei punti più alti toccati dalla formazione. Per l’occasione viene lasciato da parte Francesco Di Giacomo che è comunque l’autore dei versi che presi singolarmente formano i titoli delle sette composizioni presenti.

Nel cielo e nelle altre cose mute ….

… Terramadre

… Non senza dolore

… Io vivo né più di un albero non meno di una stella

… Nei suoni e nei silenzi

… di terra

……….

Dopo i primi tre album il Banco  è ormai una realtà e non solo a livello nazionale. Si parla di un interessamento da parte della Warner Bros ed alla fine il gruppo viene messo sotto contratto da Greg Lake e Keith Emerson per la Manticore Ltd, etichetta che ha già in scuderia la P.F.M. e che è disposta ad investire sui promettenti gruppi italiani.

Da questa esperienza nascono i primi album presentati all’estero, primo fra tutti “Banco” (1975) che contiene rielaborazioni di brani già editi ma in lingua inglese (con testi di Marva Jan Marrow). Tra questi “R.I.P.” (“Outside”), “Non mi rompete”(“Leave Me Alone”), “Dopo… niente è più lo stesso” (“Nothing’s the Same”) e “Metamorfosi” (“Metamorphosis”) oltre alla strumentale “Traccia II” e alle inedite “Chorale (from Traccia’s Theme)” e “L’albero del pane(“The Bread Tree)”.

Questo album, che a tutti glli effetti si può considerare il quarto lavoro del BMS, viene presentato al Teatro Malibran di Venezia, con Keith Emerson presente, e viene accolto con entusiasmo dalla stampa italiana internazionale.

Solo un anno dopo anche “Come in un’ultima cena” (1976) viene realizzato in versione in lingua inglese con il titolo “As in a Last Supper”, con testi tradotti da Angelo Branduardi.

banco 4

di giacomo 2

“Garofano Rosso”, primo album solo strumentale di cui Francesco Di Giacomo ha curato le ricerche storiografiche, è il primo passo della band verso nuovi orizzonti e nuove sperimentazioni che ne hanno fatto una delle identità culturali italiane più prolifiche, continue ed importanti.

febbraio 1, 2014

Imparare a vivere lottando per sopravvivere

Mi sono imbattuta in un vecchio disco del 1969, la cui copertina rappresenta una caricatura molto simpatica di un uomo ricco, con tanto di sigaro in bocca e sullo sfondo una grossa automobile americana. La copertina porta un chiaro messaggio e chi ha avuto l’opportunità di ascoltare questo LP lo capisce.


I componenti della band: Derek Holt (chitarra), Peter Haycock (chitarra), Arthur Wood (tastiere), Richard Jones (batteria) ed il vocalist-sassofonista Colin Cooper, molto bravi e preparati musicalmente, non hanno avuto molto successo in Inghilterra ed in Europa ma canzoni come All the time in the wordl (Tutto il tempo del mondo), raggiunse il terzo posto nelle classifiche Bilborard negli USA nel 1977, quindi otto anni dopo l’uscita dell’Album.

climax blues band

climax blues band

Le canzoni e la loro musica danno un’idea chiara della preparazione di base dei cinque musicisti. Attraverso il folk, il blues e il rock’n’roll stile anni ’50. I testi come Rich man denunciano le ingiustizie che subiscono le classi più povere. L’uomo ricco che guida una Cadillac, che fuma cubani e si compra tutto quello che vuole, vende le munizioni ai soldati. L’uomo povero non può avere una Cadillac e tutto quello che desidera, deve però diventare un soldato.

climax
Un altro pezzo Mole on the dole (Talpa con il sussidio dei disoccupati) mi piace particolarmente soprattutto per il suono dolcissimo e dominante del sax, uno strumento che adoro e che mi pervade internamente. Il testo molto bello, un uomo chiede ad una donna di restare con lui, nonostante sia povero, perché la felicità non si trova nel denaro, nella potenza, ma nella pace interiore, nel sapersi accontentare di ciò che si possiede e nell’amore disinteressato del prossimo.
…Imparare a vivere lottando per sopravvivere è il solo modo che ho, diventare ricco subito con un gioco molto ingegnoso e tutta un’altra cosa, ma non fa per me …
Nei brani che seguono, la bravura dei cinque ragazzi si fa sentire con il blues trascinante di You make me sick ( Mi fai sentire malato).
…Tu mi bruci con il tuo tocco, mi fai sentire malato perché ti amo troppo, vivo in miseria, con ogni cosa nella mia testa e con bastoni che cadono sul mio letto …
Molto bello l’organo che predomina ed efficace la batteria in Standing by a river, una canzone che denuncia la condizione degli uomini, divisi dalla barriera dell’incomunicabilità rappresentata dal fiume.
… perché noi siamo in piedi sulla riva di un fiume che è largo e profondo, e dovremmo essere uniti perché tu raggiunga l’altra sponda…

La canzone rockeggiante If you wonna know (Se vuoi sapere) è la risposta in musica ad ogni perché renderci liberi e salvarci dall’angoscia e dall’alienazione. La musica è la soluzione ideale per porre fine ad ogni preoccupazione che ci tormenta.
Vivere la vita così come viene, senza affannarsi per ottenere la ricchezza che è generatrice di ogni male come le guerre, le competizioni e le inimicizie tra gli uomini.
Oggi più che mai, penso che quello che si possa fare adesso possa avere solo una direzione e questa è quella dell’unione e attraverso questo ognuno potrebbe fare dentro di sé la prima ed unica grande rivoluzione, quella che può veramente trasformare la voglia di prendere in voglia di dare, che può distruggere la catena della violenza ed il gioco del potere. C’è realmente in tutti questa grande esigenza di rinnovamento. Naturalmente quando si parla del come già non si è più d’accordo. Parlare d’amore, parlare d’unione per molti vuol dire parlare di illusioni e di sogni o ancora individualismo. Io non credo che sia possibile uscire dal giro della violenza con la violenza, che sia veramente possibile sentirsi i buoni ed i cattivi, da qualsiasi parte la si veda, quando la condizione per realizzare la bontà e la giustizia è quella di eliminare i cattivi e gli ingiusti.

climax blues band

climax blues band

Nel 1969 c’era nell’aria e nell’ambiente musicale il bisogno di un rinnovamento, di qualcosa che riuscisse a riproporre in modo fresco e spontaneo la musica. I Climax a mio avviso ci sono riusciti. La formazione originaria con il cantante Colin Cooper (voce, sassofono, armonica a bocca, flauto), morto nel 2008, ha saputo regalare questo album e con alcuni rimpiazzi al basso e alla batteria, oggi sono ancora in attività. Vi consiglio di andare a sentirli!
La verità è che tutto è unione e niente è disunione, la realtà è una sola e apparentemente rivestita di diverse forme. L’egoismo generato dall’attaccamento alla vita e ai fenomeni dell’esistenza generano quelle vibrazioni negative che non possono essere definite male, perché sono solo un aspetto del tutto. Se sei in mezzo al mare, per riuscire a guardarlo devi alzarti sopra di esso nel senso che non riusciamo mai ad avere una visione da una prospettiva più alta, siamo le gocce che si scontrano tra di loro.

Gloria Berloso