Archive for ottobre, 2014

ottobre 16, 2014

MAX MANFREDI – DREMONG ….non c’è tempo per chi aspetta tempo

A volte stupiscono, a volte sussurrano, a volte ritornano: sono i miti contemporanei che svoltano agli incroci senza fermarsi. È il caso di Max Manfredi ed i suoi incantautori di respiri nobili dinanzi a pizzichi di note sfumate.

Dremong

Dremong

Manfredi è Dremong, un orso. La sua storia attraversa il Tibet, tra gli alberi, schiude gli occhi nel torpore mentre corre l’autostrada che taglia il fiato alle vallate. Altro abito stesso diadema, di notte sveglio mentre le cose dormono, lui di notte fa a pugni coi suoi pianti. Pensa al suo presente e si sente male, ha la pelle d’oca sopra vecchie cicatrici e viene la pioggia ad ogni mese ma sotto il suo ombrello è pioggia di un’altra canzone. È inutile, bocca senza parole spiegare non può l’amore amaro e come un cretino nella metropolitana si segna le parole che non sono state programmate. Non c’è tempo per chi aspetta tempo, tanto che ti addormenti con l’orso stretto in braccio. Erano in pochi e si fiutava già che quel che raccontavano non era la realtà. Le immagini di Dremong ci illustrano in maniera drammatica la parabola di un’esistenza animale. L’orso avanza tra la vegetazione tibetana, che domina con la sua mole. La tragedia è nell’aria e tutta la natura sembra partecipare al mesto e dignitoso viaggio intrapreso da questo re di antica stirpe. Nella copertina questa immagine raggiunge toni qualitativamente elevati che collimano perfettamente con le intenzioni espresse dall’autore.

Max Manfredi

Max Manfredi

Non posso prendere in esame i vari pezzi, semplicemente perché il disco è un’opera unica, inscindibile, anche dal punto di vista tecnico, in momenti staccanti. L’album si apre con un suono cupo creato dai cori, l’urlo di Dremong e le campane tibetane, che creano un’atmosfera suggestiva e preziosa. Il disco è composto da momenti diversissimi, dunque è inutile descrivere le entrate o gli assoli dato che gli strumenti sono inseriti e amalgamati in sonorità calde e pastose. I suoni bassi creano una ritmica continua con la voce originale di Manfredi ed i cori contenuti ma ben calibrati. L’opera si divide in quattordici parti, ognuna delle quali differentemente articolata; attraverso l’alternanza di momenti corali e di assoli l’opera acquista via via una sua fisionomia ben precisa, fin dalle prime note che dopo i primi attimi dà vita al primo groviglio di impressioni di vita urbana, fatto principalmente di dissonanze e di aggressivi rugli, il tutto ad un ritmo vertiginoso, scandito, dai violini, dai contrabbassi, dal piano, dai flauti, dalla batteria, dalle chitarre Il canto di Max è un vero e proprio canto di una sirena ammaliatrice e ci regala così 14 canzoni di vibrante ed altissima intensità.2013-07-22_Registrazione_Dremong_022-900x602_c Da un’intervista di Gloria Berloso a Max Manfredi → DOMANDA

Gloria Berloso

Gloria Berloso

– Max Manfredi, ti consideri più poeta o più cantautore? Mi puoi spiegare la differenza tra canzone e poesia?

Max Manfredi

Max Manfredi

↓ RISPOSTA  – Tecnicamente la differenza consiste nel fatto che i versi della poesia, oggi, non sono musicati. La poesia è fatta dunque per la lettura, la canzone per l’ascolto. Dal punto di vista del valore che viene attribuito a questi due fenomeni, poi, la poesia ha seguito una strada “alta”, investigazione cosmica o squadernamento sublime dei propri sentimenti. La canzone ha seguito una via “bassa”, che non esclude l’intrattenimento e la danza. Si tratta però di convenzioni, che, come tali, mi interessano poco. Poesia e canzone sono consanguinee, non soltanto dirimpettaie occasionali. Io mi considero, genericamente, un artigiano; che però lavora una materia come l’emozione, che è impalpabile. O meglio, che elabora con strumenti concreti un’illusione. Sono come un giostraio, un prestigiatore, un pubblicitario, un sacerdote di campagna, un venditore di bolle di sapone. Uno sciamano e uno showman, come dice il titolo di una nota rassegna. Un incantautore, come sono stato definito. Non è una definizione così peregrina: nella lingua latina, per esempio, “carmen” significa canto ed incanto. Ma nella lingua inglese “spell” vuol dire formula magica e compitazione della parola. Ecco: laddove la parola, semplicemente compitata, e quindi ritmica, diventa magia: è il paese musicale da cui provengo. E’ la mia letteratura. Questa attitudine non è solo fiabesca. La descrizione del quotidiano più banale acquista, nella musica, una seduzione necessaria ed aggiunta. Posso dire le cose più colloquiali, ma le dico in musica. L’impatto emotivo cambia, a volte in modo deflagrante. Io sono poi per una rivalutazione ed una ridefinizione del termine “poeta”. Non tanto inteso come “colui che compone poesie” meno che mai come colui che componendole, invera o sfiora l’universalità: definizioni ( la prima, insieme troppo tecnica e vaga, e povera da un punto di vista assiologico; l’altra troppo empatica, enfatica e per così dire mitologica) per essere funzionali, tanto peggio se si pretendono scientifiche. La definizione che propongo all’uso è: poeta come facitore (da “poiesis”), colui che trova un equilibrio fra la contemplazione, quella specie di scossa elettrica o invasamento che fu ed è chiamato “ispirazione”, e l’azione (manipolazione della sua materia artigianale). In questo senso l’attribuzione “poeta” può applicarsi al facitore (ed inventore) in qualsiasi disciplina. Anzi, riporta la velleità astratta e quasi immateriale dell’epitteto ad una qualifica artigianale e concreta, per quanto sia concreto il linguaggio. Il poeta non è mai chi si applica in una disciplina tradizionale, ma chi inventa il linguaggio al suo interno, cioè chi “trova” ed esercita fantasia all’interno di una disciplina. Poeta – ora in questa accezione tecnica, e non metaforico – può essere uno scienziato, un cuoco, un attore, un prestidigitatore, un pugile. Poeta può essere anche uno che scrive poesie. Ma non tutti quelli che lo fanno, anzi, direi pochissimi. Personalmente trovo questa definizione di “poeta”, che esula un po’ dal senso comune attuale – che è ambiguo alla radice – insieme precisa e libertaria, o liberatoria, o almeno libertina.

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ottobre 14, 2014

La poesia di Gloria Berloso

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La tradizione epica greca, attraverso l’oralità della poesia, ci insegna un “sentire”
più ampio della percezione, un “sentimento” o un animo che costituisce già una
completa relazione con il mondo. Nelle movenze delle forme viventi ed attraverso
le forze elementari si è compiuto il lavoro di autoapprendimento e autocostruzione
del Sé nella Natura ancora indivisa ed unitaria. La parola detta plasma il significato
inaugurale della poesia, il sentire poetico come fonte dell’umano.
L’uomo moderno, ingabbiato nelle concettualizzazioni della parola scritta, prende
atto dell’inevitabile scissione tra il sentire e l’intendere, tra il sentire e l’essere sentito,
testimoniando la divisione dove prima era identità.
Si configura così la meta
irraggiungibile, il viaggio senza ritorno, nel tentativo di ricucire
lo strappo, di colmare la distanza tra oralità e scrittura, tra parola
detta e parola scritta, tra il sentire e il pensare. Nell’esitazione tra il suono e il senso,
prendiamo le mosse da questa epocale diatriba di visioni del mondo per presentare
questa nuova Collana di poesia intitolata Sentire. Auspicio che l’oralità non sia solamente
funzionale alla scrittura bensì un tutt’uno con essa. Per riconsegnare alla
parola, riflesso unitario delle sedimentazioni del “sentimento” e dell’intuizione, il potere
evocatore che le compete

Autori:
GLORIA BERLOSO
FRANCESCO BIA
SALVATORE BORDINO
ERMINIA CASALINUOVO
MARIA CARMELA D’ANGELO
ANNA DEL VECCHIO
LISA DI GIOVANNI
DAVIDE FIGLIOLINI
SILVIA IRAGHI
MARIA GABRIELLA LAVORGNA
LOUIS GLACIER
ANGELO MANGANELLI
MARCO NASTA

ottobre 9, 2014

J27 / Ritornano con “Regeneration”. Il super-ospite è Tracii Guns, fondatore dei Guns’

J27
Nuovo album “Regeneration”
con Tracii Guns
GUARDA IL PROMO

Presentazione Anteprima
Sabato 11 Ottobre, Borderline (PI)

23/10 LEGEND 54, Milano
24/10 INTERSTATE, Udine
15/11 SWAMP, Massa
18/11 THE CAGE, Livorno (support Hardcore Superstar)
21/11 Exentia (Po)

La rock band dei J27 è in uscita con il nuovo mini-album “Regeneration” il terzo progetto dopo “Generazione Mutante” (Vrec, 2012) che vede la svolta della lingua inglese e la partecipazione straordinaria di Tracii Guns. Il disco, già in preorder su iTunes, sarà presentato Sabato 11 Ottobre in anteprima al Borderline di Pisa mentre l’uscita ufficiale è prevista per il 20 ottobre in tutti gli store digitali. Solo ai concerti della band è disponibile il cd “limited edition” (acquistabile anche online sullo store dell’etichetta http://www.vrec.it).

J27

J27

Il nuovo mini-album vede la band, ormai una realtà della musica hard rock italiana dopo i live set al Pistoia Blues e le numerose apertura a big della musica internazionale, confrontarsi con una manciata di nuovi brani in inglese tra cui il singolo “America Dreaming” con la partecipazione straordinaria di Tracii Guns, storico fondatore dei Guns n’ Roses (dall’unione con la band di Axl Rose deriva lo storico nome di GnR). Il brano è stato prodotto tra la Toscana e Los Angeles da Pietro Foresti, mixato da Rich Veltrop, e Sylvia Massy (System of a Down, Tool, RHCP) e masterizzato da Joe Gastwirt.

Le altre canzoni del mini-album (7 brani in tutto) sono “Reflection”, “Dream of a Lifetime”, “Faces”, “Love is an Enemy”, “Another sense of Me”, brani sostanzialmente inediti nelle linee melodiche ma con le musiche riadattate sui singoli del precedente album “Generazione Mutante”. Bonus track anche la nuova versione di “Shout”, rifacimento hard rock della hit dei Tears for Fears.

Oltre al Borderline di Pisa (11/10, ingresso libero con tessera), la band sarà a Milano il 23 ottobre (Legend 54), all’Interstate di Udine il 25/10, allo Swamp di Massa il 15 novembre, mentre il 18 novembre apriranno una delle date italiane degli Hardcore Superstar al The Cage di Livorno. Altre info: http://www.j27rocks.com/

I J27 sono una rock band toscana che prende il nome dalla maledizione che avrebbe colpito la musica rock creando il mito del “Club dei 27”, ovvero l’esclusiva cerchia dei grandi artisti del mondo della musica scomparsi all’età di 27 anni e che includono la lettera “J” nel loro nome. I J27 suonano un rock’n’roll sanguigno di chiara ispirazione americana ma con testi in italiano ed ora anche in inglese. Vantano centinaia di concerti tra cui l’esibizione al Pistoia Blues Festival 2013, le aperture a Marilyn Manson L.A. Guns, Skid Row, Tm Stevens, Pino Scotto e molti altri. L’attuale formazione è composta da: Marco Bertuccelli alla voce, Alex Sabadini e Massimiliano “Mamo” Giusti alle chitarre ed i nuovi ingressi Glenn Strange al basso (Death SS) e Antonio Inserillo alla batteria (Tossic, Death SS, Rhumornero).

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