Archive for ‘Le Folk Notizie’

agosto 22, 2017

BEAT FESTIVAL 2017 25-26-27 Agosto – 1° Settembre 2017 Parco di Serravalle a Empoli

FRANZ FERDINAND, ALBOROSIE,
THE ZEN CIRCUS, FAST ANIMALS AND SLOW KIDS,
NOVI, GIORGIO POI e molti altri

FRANZ FERDINAND

FRANZ FERDINANDO

Dopo lo straordinario successo delle precedenti edizioni torna il BeatFestival di Empoli con la sua terza edizione in scena al Parco di Serravalle il 25, 26, 27 agosto ed il 1° settembre 2017. Grande musica live, street food, dj set, birre artigianali per 4 giorni da vivere tutti d’un fiato a partire dalle 17 fino alle 2 di notte. Il programma dei concerti partirà venerdì 25 agosto con lo spettacolo di Alborosie & Shengen Clan, per poi proseguire sabato 26 agosto con l’esibizione di FastAnimals and Slow Kids, The Zen Circus e Tommaso Novi. Domenica 27 agosto invece spazio alla “Beat Night” grande concerto gratuito con il talento prepotente di Giorgio Poi ed altri artisti emergenti. Il gran finale invece è previsto, qualche giorno più tardi, per venerdì 1° settembre, con l’attesissima esibizione dei Franz Ferdinand. La grande band scozzese torna in Italia per una serata imperdibile, dopo 3 anni di assenza dai palcoscenici italiani.
Il Beat non è solo la grande musica sul palco principale. Confermatissima, anche per questa edizione anche la Jump Arena con una selezione di band emergenti e Dj, ogni giorno, a partire dalle 17,00. Non mancheranno street food con gustosissimi e coloratissimi food truck, con prodotti artigianali ulteriormente ampliati rispetto al già vario menu dello scorso anno, e le vaste zone dedicate allo sport che coinvolgeranno grandi e piccini fin dal pomeriggio. Come nelle precedenti edizioni tutte le aree saranno a ingresso gratuito tranne il Main Stage che presenterà tre grandi concerti a pagamento.
Nell’area dello street food come sempre, spazio ai migliori truck provenienti da tutta Italia che faranno gustare le specialità più disparate. Dal fritto passando ai panini gourmet, una via del gusto tra piatti tradizionali e favolose innovazioni culinarie servite da chef itineranti che faranno a gara per presentare i truck più belli e i prodotti più buoni. Confermatissime le birre artigianali con i migliori produttori d’Italia (e alcuni selezionatissimi internazionali) che faranno gustare le loro prelibatezze. Non poteva mancare anche quest’anno l’area sport: decine di società sportive del territorio si esibiranno al parco permettendo anche a grandi e piccini non solo di assistere, ma di interagire seguiti da istruttori. Dalla danza al judo, dalla pallavolo ala boxe, ce ne sarà per tutti i gusti. Nella Jump Rock Arena si esibiranno invece i migliori talenti, le band emergenti più in voga del panorama locale e nazionale, con un programma che dal primo pomeriggio arriverà fino a tarda sera con 3 dj set strutturati secondo generi musicali differenti (rock, elettronica, afro). Quasi 40 band si esibiranno sul palco, confermatissimi per i dj set Luca T. e Dj Stab, insieme a loro tantissimi altri.

BEAT 2017: I CONCERTI

25 AGOSTO: ALBOROSIE & SHENGEN CLAN + DJ ROLLOVER + TU SHUNG PENG + CHISCO BACKED BY JOKER SOUND
Venerdì 25 agosto arriva Empoli l’entusiasmante reggae di Alborosie  insieme a lo ShengenClan. Una serata che si tingerà di sonorità giamaicane. Sì perchè Alborosie, residente a Kingston, è l’ambasciotore del reggae italiano nel mondo grazie alla vittoria al Rototom Sunsplash e alla partecipazione di successo al Reggae Sumfest. Il suo ultimo album, “Freedom e Fyah”, ha una profonda influenza dub con tracce di dubstep e musica elettronica in alcuni pezzi. Un album che è stato tra i più venduti del 2016. Ad aprire la serata anche Chisco: artista nato musicalmente 14 anni fa, dopo un viaggio in Inghilterra che rivoluziona il suo modo di vivere e di vedere le cose intorno. Una volta tornato a casa si dedica con cuore ed anima alla musica; tanto allenamento, sacrifici, rinunce e poche parole se non quelle scritte sui fogli. Ci sono voluti 3 anni per realizzare “ITAL”, il suo nuovo album in uscita in autunno, ma prima avrete modo di ascoltarlo da vivo al Parco di Serravalle.  La TuShungPeng Crew, nata nel 2001, è sicuramente la crew più attiva nell’ultimo decennio in Toscana, con alle spalle 15 anni di esperienza nelle più svariate Yards, Clubs e Festivals d’Italia e oltre, promoter e produttori, due nuovi mixtape nella stagione 2015/2016, un set che va dal roots dub ska fino a spingere sui ritmi jungle/drum’n’bass. Le selezioni spaziano dal reggae alla dancehall, intervallando spezzoni hiphop, remix, senza pero’ mai tralasciare gli intramontabili foundations degli early years…uno spettacolo che vi farà danzare fino ad oltre l’ultima tune!!!

Biglietti disponibili a 18 euro + dp

26 AGOSTO: THE ZEN CIRCUS + FAST ANIMALS AND SLOW KIDS + NOVI
La serata di sabato 26 agosto invece sarà un evento unico che vedrà insieme il rock di due grandi band italiane che hanno conquistato il grande pubblico: The Zen Circus e Fast Animals andSlow Kids con l’apertura affidata al piano e voce di Tommaso Novi (ex Gatti Mézzi) per la sua nuova carriera solista. I Fast Animals and Slow Kids nascono a Perugia alla fine del 2008: quattro musicisti (Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti) frequentano il liceo e suonano in band locali. Decidono di iniziare a scrivere canzoni in inglese e di provare insieme. Dopo aver tenuto qualche concerto e qualche difficoltà di percorso, scrivono i primi pezzi in italiano nel 2009, quando registrano l’EP “Questo è un cioccolatino” (To Lose La Track). Da lì inizia la loro scalata nell’universo del rock italiano che li ha portati a calcare i palchi più importanti dello stivale. Dopo otto dischi, un Ep e diciotto anni di carriera, The Zen Circushanno festeggiato la maggiore età con un nuovo grande disco di inediti, “La Terza Guerra Mondiale”. Quest’ultimo è il disco al quale hanno dedicato più tempo in studio, lavorando su ogni piccolo dettaglio, dalle melodie ai testi, dagli arrangiamenti ai suoni. “La Terza Guerra Mondiale” è il disco più “power pop” della band. The Zen Circus sono: Appino, Voce e chitarre. Ufo: Basso e voce. Karim Qqru: Batteria e voce. Tommaso Novi, in arte solo Novi, nasce a Pisa il 13 luglio 1979. Compositore, musicista e musicoterapista, si forma in pianoforte e composizione. Detiene una cattedra di Fischio Musicale (l’unico ufficiale in europa) presso la scuola G. Bonamici di Pisa. Con i Gatti Mézzi ha all’attivo sei produzioni discografiche, più di 700 concerti, una tournéé in Canada, concerti a Parigi e Bruxelles, un Premio Ciampi, un Premio Barezzi, un posto in finale al Premio Tenco, una candidatura ai Nastri d’Argento col brano “Morirò D’Incidente Stradale” e un Premio della Satira di Forte Dei Marmi. Ha collaborato con Dario Fò, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Gipi, Ascanio Celestini, Bandabardò, Bobo Rondelli e Zen Circus. Il suo album di esordio, “Se mi copri rollo al volo” è la storia di come, per salvarsi la vita, si è rinchiuso in casa a giocare ai videogames.
Biglietti disponibili a 10 euro + dp

27 AGOSTO: BEAT NIGHT  (SERATA AD INGRESSO GRATUITO),  con GIORGIO POI, ANDREA MAESTRELLI, ANTONIO BOLLETTINO, DIEGO CONTI, EMMA MAESTRELLI

Domenica 27 agosto sul palco del Main Stage spazio ad un grande concerto gratuito con numerosi artisti, alcuni dei quali protagonisti della scena locale. Clou della serata il concerto di Giorgio Poi. Nato a Novara Giorgio Poi trascorre parte dell’infanzia a Lucca e poi a Roma. Appena ventenne si trasferisce a Londra, dove si diploma in chitarra jazz alla “Guildhall School Of Music And Drama”. Nel frattempo dà vita ai “Vadoinmessico”, con i quali pubblica il fortunatissimo album “Archaeology Of The Future” che li lancia in un tour che toccherà tutta l’Europa e anche gli States. Il progetto assumerà in seguito una nuova forma sotto il nome “Cairobi”. Dal 2013 vive tra Londra e Berlino, guardando all’Italia da lontano, e subendo il fascino di cui la distanza la impreziosisce. Così inizia a scrivere alcuni brani in italiano. Ne viene fuori un disco di canzoni d’amore personali, malinconiche e psichedeliche, uscite per Bomba Dischi a Febbraio 2017. In apertura Andrea Maestrelli, Antonio Bollettino, Diego Conti ed Emma Maestrelli.

Ingresso libero.

1 SETTEMBRE: FRANZ FERDINAND
Venerdì 1 settembre chiuderanno la terza edizione del Beat Festival i Franz Ferdinand al loro ritorno in Italia dopo 3 anni di assenza. Il meraviglioso Parco di Serravalle si trasformerà anche quest’anno in una delle più grandi location di spettacoli, DJ set, musica dal vivo e sport per una formula unica.
I Franz Ferdinand si formano nel 2002, affermandosi con il loro omonimo album di debutto, che conquista direttamente la posizione numero 3 della classifica inglese, vincendo nel 2004 un Mercury Prize e aggiudicandosi il titolo di ‘Album dell’anno’ di NME. Il loro secondo album, multi-platino, uscito nel 2005 intitolato “You Could Have It So Much Better” raggiunge le prime posizioni della UK chart e entra nella top 10 della Billboard 200 in America. Il terzo e acclamato album “Tonight”, vede la band impegnarsi in un tour mondiale di due anni, raggiungere la posizione n.2 nella classifica album e ancora una volta rientrano nella top 10 Billboard 200. Nel 2013 i Franz Ferdinand pubblicano un altro successo “Right Thoughts, Right Words, Right Action” che conquista i primi posti in tutta Europa. Vincitori di 2 Brit Awards, nominati 5 volte ai Grammy, contano più di 7 milioni di dischi venduti in tutto il mondo.
Biglietti disponibili a 28 euro +dp

Per informazioni è possibile consultare il sito beatfestival.net o la pagina facebook BeatFestival.

agosto 21, 2017

PETER HAMMILL

MERCOLEDI’ 15 NOVEMBRE 2017
PETER HAMMILL
Piano e Voce

Teatro “l. Candoni” Tolmezzo
ore 21:15

Peter Hammill

Peter Hammill

Artista con la “A” maiuscola e una delle voci più belle, emozionanti e versatili di sempre, Peter Hammill nasce a Londra nel 1948 e ottiene l’attenzione della scena rock internazionale negli anni Settanta come leader dei Van Der Graaf Generator, dei quali è cantante, chitarrista e pianista, e autore principale. La carriera del gruppo è costellata di scioglimenti e ricostituzioni, e Hammill intraprende parallelamente l’attività da solista, cominciata nel 1971 con e proseguita regolarmente per tutti gli anni successivi fino a oggi.
In una classifica ideale dei gruppi rock britannici più influenti negli anni Settanta, molto probabilmente non troveremmo nelle prime posizioni i Van Der Graaf Generator.

Van der Graaf Generetor

Van der Graaf Generetor

Eppure la band guidata da Hammill, fondata nel 1967 e attiva ancora oggi dopo le ripetute rinascite e cambi di formazione, merita un posto di riguardo nel panorama del rock per l’originalità sia delle scelte musicali sia dei temi trattati. Dal punto di vista musicale, infatti, pur essendo assimilati al filone progressive, la band è ben lontana dai barocchismi e dai virtuosismi dei gruppi loro contemporanei (Emerson Lake & Palmer e Yes, giusto per citarne due tra i più famosi). La musica è allo stesso tempo complessa ed essenziale, le atmosfere sono oscure e cupe (si potrebbe dfinirle “gotiche”) e riflettono i testi scritti da Hammill: l’ispirazione non deriva dalla mitologia e dall’epica (come per i Genesis) ma dal dramma interiore e dal malessere esistenziale. Ricorda Claudio Trotta, che organizzò il primo concerto dell’artista britannico nel 1987 a Genova: «Peter Hammill è un gigante della storia della Popular Music e ha segnato momenti importanti della Barley fra i quali ricordo con particolare emozione il concerto al Conservatorio, parte della rassegna di Musica Contemporanea Musica nel Nostro Tempo, durante il quale si cimentò in un pezzo a cappella, senza ausilio di strumenti né microfono, ipnotizzando l’intera platea di 1500 persone presenti.» L’ultimo lavoro da solista di Hammill è …All That Might Have Been…, uscito nel 2014; dopo Do Not Disturb (2016), il trentesimo album dei Van De Graaf Generator, il compositore è attualmente al lavoro su un nuovo capitolo della sua carriera solista.
Quella di Tolmezzo, unica data per tutto il Nord Est (le altre piazze sono Roma, Napoli, Terni, Chiari, Milano e Livorno) si profila come un nuovo grande appuntamento proposto da Folkest agli appassionati di musica della nostra regione.

  Prevendite: www.folkest.com
                      TicketOne
Angolo della Musica- Via Aquileia 89, UDINE tel. + 39 0432 505745
Agenzia Soprattutto Viaggi- Via Ermacora 5, TOLMEZZO (Ud) tel. + 39 0433 468268
Punto Verde – Via Matteotti 4/b TOLMEZZO (Ud) tel. + 39 0433 40114

aprile 16, 2017

Ciao Bruce, Mister Tambourine Man di Gloria Berloso

Bruce Langhorne è stato uno dei più importanti chitarristi degli anni ’60, in particolare nei primi anni del folk-rock. Lui è più noto per aver suonato su i primissimi dischi di Bob Dylan, in particolare Bringing It All Back Home del 1965 ovvero l’anno del passaggio di Dylan dal folk al folk-rock. Tuttavia, ha suonato con numerosi musicisti folk-rock nella seconda metà degli anni sessanta, tra cui Tom Rush, Richard & Mimi Fariña, Richie Havens, Gordon Lightfoot, Eric Andersen, Fred Neil, Joan Baez, e Buffy Sainte-Marie. Inoltre ha suonato con alcuni altri strumenti in concerti dal vivo con Bob Dylan, Judy Collins, i Fariñas, e altri; ha prodotto Ramblin’ Jack Elliott.
Ha anche lavorato su alcune colonne sonore, tra cui “Il Mercenario” (The Hired Hand) di Peter Fonda.
Langhorne ha sviluppato uno stile personale spesso utilizzando rapide triplette di note. Lo stile è nato in parte a causa di un incidente da bambino dove ha perso alcune dita. L’incidente ha limitato la gamma di tecniche da lui conosciute, costringendolo a concentrarsi sul ruolo di accompagnatore. Quando è nato il folk rock, Langhorne ha usato una chitarra acustica con un pick-up, in esecuzione attraverso un amplificatore Fender Twin Reverb, che ha preso in prestito dal chitarrista (e compagno polistrumentista) Sandy Bull. Influenzato da Roebuck Staples degli Staple Singers, avrebbe creato un effetto tremolo a tempo con la canzone. Il risultato è stato un suono, sia acustico ed elettrico di colore, molto adatto al periodo in cui rock e musica popolare si sono fuse. Langhorne è diventato una parte della scena folk di New York nei primi anni ’60, dove ha iniziato come accompagnatore al cantante folk Brother John Sellers, al Folk City Club di Gerde. Come risultato della sua costante presenza al club, ha iniziato con numerosi musicisti del Greenwich Village e a trovare lavoro come accompagnatore sia dal vivo che in studio. Una delle sue prime sessioni di registrazione la troviamo nel primo album per la Columbia di Carolyn Hester nel 1961, una sessione che comprendeva anche un allora non conosciuto Bob Dylan all’armonica. Langhorne poi ha suonato su alcuni album di Dylan, The Freewheelin’ 1963 e “Mixed Up Confusion”.
La più grande la fama di Langhorne deriva dal disco Bringing It All Back Home 1965 soprattutto per “She Belongs to Me,” “Love Minus Zero / No Limit” e “Mr. Tambourine Man “. Nella copertina dell’Album, Dylan scrive che Langhorne è Mr. Tambourine Man: “‘Mr. Tambourine Man,”penso, è stato ispirato da Bruce Langhorne. Bruce ha suonato la chitarra con me in tantissimi primi dischi. Su una session, il produttore Tom Wilson aveva chiesto di suonare il tamburello. E Bruce aveva questo gigantesco tamburello, è stato davvero grande. Era grande come un carro a quattro ruote. Langhorne era molto più di una nota interessante nella carriera di Dylan, però. Nella metà e la fine degli anni ’60 è stato sempre in studio, aggiungendo particolarmente importanti contributi ai due album Vanguard di Richard & Mimi Fariña. Ha fatto altre apparizioni importanti nel primo album elettrico di Tom Rush, il primo album di John Sebastian, di Joan Baez  e numerosi altri LP. Ha anche prodotto il primo album major di Ramblin’ Jack Elliott, 1968 di Young Brigham. Dai primi anni ’70 la sua opera di session era diventata meno frequente, anche se ha continuato a lavorare sulle colonne sonore, come accompagnatore dal vivo, e co-gestione di uno studio di registrazione con Morgan Cavett.

Ciao Bruce!

Bruce Langhorne è morto il 14 aprile 2017 in un ospizio a 78 anni. Era nato a Tallahassee in Florida l’undici maggio 1938.

 

marzo 28, 2017

LEONARD COHEN di Gloria Berloso

Leonard Cohen

Leonard Cohen

Leonard se n’è andato, ci ha lasciato il 7 novembre. Lui certamente è stato un personaggio difficile da capire. La sua vita in parte è stata avvolta dal mistero, le sue azioni erano istintive ma ragionate, la sua poetica era difficile, ermetica, eppure riusciva ad esternare i pensieri con una semplicità geniale, la musica era ossessiva ed è rimasta penetrante, ogni volta che l’ascolti raggiunge istanti di tenerezza senza uguali. Sono quasi sicura che nel suo cassetto sono rimasti molti sogni, pura poesia ancora da scoprire. Non mi aspettavo la sua dipartita perché l’ho sempre visto con lo sguardo morbido, un po’ malinconico. Unico nello stile, nel modo d’essere, nell’amare.
Nativo di Montreal in Canada, si era subito immedesimato nella vita caotica delle metropoli americane: San Francisco, New York, pur continuando ad amare la semplicità delle cose, l’istintività di una vita primitiva, godendo del tepore del sole, dell’immensità del mare, della potenza delle montagne.

Leonard Cohen ha fatto parte, per molto tempo della intellighenzia americana molto criticata e respinta dalla destra politica più estrema, di quella generazione che aveva creato una nuova firma di protesta tra quegli intellettuali nati tra i sit-in, tra le letture pubbliche, tra i be-in, vivendo una vita celestiale e caotica insieme, fatta di giornate consumate fino all’alba, alla ricerca di qualcosa sempre più difficile da trovare, di viaggi avventurosi. Cohen era nato prima come poeta e poi, per una esigenza personale, era entrato nel mondo della musica, la sua però era essenziale, fatta di nervosi preziosismi, di liriche profonde. Tra i suoi più celebri libri di poesie scritti tra gli anni cinquanta e sessanta, voglio ricordare Let us compare mythologies del 1956, The spice-box of earth del 1961, Flowers for Hitler del 1964 e Parasites of Heaven del 1966.
Cohen si muoveva completamente a suo agio, nel mondo poetico di quegli anni specialmente quello americano che andava distruggendo ogni forma d’ipocrisia letteraria e tutto ciò contribuiva a rasserenare, anche se momentaneamente, il carattere di un uomo che viveva nel silenzio, in una sorta di morbido pessimismo, e soprattutto di chi era abituato a chiedersi in continuazione: “perché?” e non riusciva a trovare le risposte.
Tutti gli anni che hanno preceduto ideologicamente il 1965, data di uscita di “Beautiful losers”, il romanzo che lo impose negli Stati Uniti, sono stati una sorta di prezioso limbo, di anticamera dorata, di soddisfazioni primitive e più reali, vere. Il suo primo romanzo è stato pubblicato nel 1963 ed era intitolato The favourite game, che già metteva in luce la sua disponibilità, ad altre manifestazioni che rimanevano, però, attinenti alla poesia. Così, quando nel 1966, senza problemi è passato alla musica, nessuno si è stupito; era un altro sbocco per l’energia creativa che era sempre stata in lui. Si è proiettato nella musica come sempre a modo suo, le liriche parte vitale di Cohen poeta e di Cohen cantante o meglio cantore di situazioni di dolore, paure nascoste, solitudine, senso di colpa, sebbene senza vittimismi o atteggiamenti ironici, sempre impegnato al massimo e sempre attento ad esserlo prima con sé stesso e poi con gli altri. È questo che caratterizzava Cohen da qualsiasi parte lo si voglia mettere a nudo, lui ha vissuto per risolvere i suoi problemi, qualsiasi fosse il mezzo e il dopo, ha scritto, ha poetizzato, ha cantato, ha suonato per la felicità di un suo pubblico. Una chitarra che ha suonato senza posa, ossessiva, una voce roca e profondissima, oggi inimitabile, un sottofondo musicale curato da John Simon, ed ecco nascere The Songs of Leonard Cohen, il suo primo album. Dieci canzoni donate da Leonard di infinita bellezza come Suzanne, vibrante e intensissima, ripresa e cantata dalla grande Joan Baez, dove entra in scena il problema religioso con la gravità e la problematica riprese in molti altri suoi lavori. E Gesù era un marinaio quando camminava sulle acque … Cohen appare estremamente religioso, nel senso mistico e profondo della parola, con una autentica passione. È stato anche questo un suo modo di accettare e cercare di comprendere gli altri e ci è riuscito, a modo suo. Tutte le altre canzoni di questo album ma anche quelli pubblicati dopo, sono veramente tutti dei veri gioielli musica-poesia.
Ma ci sono anche brani non firmati da lui come The Partisan scritto nel 1944 da Hy Zaret e da Anna Marly, dove ha fatto entrare assieme alla chitarra, quasi in sordina, una armonica. Da brivido!
Le sue interpretazione sono sempre state robuste e vigorose, ha sempre avuto il bisogno di chiarezza e di giustizia, per lui essenziali per un uomo senza doppi sensi, preso da sentimenti senza mezze misure: vivere o morire, ridere o piangere, credere o no, amare o odiare. Questa è stata la lezione che gli ha insegnato la vita e così, come il partigiano insofferente delle frontiere che schiavizzano gli uomini.
Cohen ha abbandonato la falsità e l’ipocrisia di una nazione che sono insediate negli uomini di città, e se n’è andato a vivere la sua vita primitiva e paradisiaca nell’isola greca di Idra, dove ha cercato di essere più che sé stesso. Nell’album del 1971 Songs of love and hate, le canzoni dell’amore sono state pensate per la gente che ama, e le canzoni dell’odio per chi non potrà mai capirlo. L’intensità della sua voce ha rappresentato la modernità nel panorama musicale e del mondo culturale pur restando ancorato nell’antichità dei salmi che venivano accompagnati dalla cetra.

Tutti gli uomini saranno marinai finché il mare non li libererà. Ma egli stesso fu spezzato molto tempo prima che il cielo si aprisse, dimenticato, quasi umano sprofondò come una pietra. E tu vuoi viaggiare con lui e tu vuoi viaggiare cieco e tu pensi che forse crederai a Lui perché ha toccato il tuo corpo perfetto con la tua mente”.

I suoi sogni li ha raccontati per addormentarsi!

Gloria Berloso

2a pubblicazione
Cit. “Suzanne” (Leonard Cohen), Silva

febbraio 21, 2017

Torna Arezzo Wave Band 2017, il più grande concorso di musica live per i nuovi talenti italiani con più di 2.000 band iscritte, più di 400 concerti in oltre 100 serate in tutte le regioni italiane e 20 finali regionali.

AREZZO WAVE LOVE FESTIVAL
No future without music!

Torna Arezzo Wave Band 2017, il più grande concorso di musica live per i nuovi talenti italiani con più di 2.000 band iscritte, più di 400 concerti in oltre 100 serate in tutte le regioni italiane e 20 finali regionali.

ISCRIZIONI APERTE FINO AL 28 febbraio 2017

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L’edizione 2017 di Arezzo Wave, la cui finale si svolgerà per la prima volta a Milano il 23 e 24 giugno, è realizzata in collaborazione con Doc Servizi, la cooperativa dei professionisti dello spettacolo, da oltre 27 anni la casa di chi vuole essere musicista.

In palio tournée in Italia (con KeepOn Live) e all’estero (Europavox, Exit Festival ed Eurosonic con Italian Music Office), compilation (con Freecom) e videoclip (con La Tana del Bianconiglio).
Inoltre numerosi premi in denaro e supporto artistico alle band offerti da Doc Servizi, e ai gruppi musicali studenteschi, grazie a Siae e Skuola.net.

Novità dell’edizione 2017: Arezzo Wave Music School,
contest rivolto a band giovanili under 35.

Torna il 23 e il 24 giugno 2017 l’Arezzo Wave Love Festival, da oltre 30 anni brand di ricerca di nuovi talenti musicali riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Le iscrizioni all’edizione 2017, per la prima volta a Milano, saranno aperte fino al 28 febbraio secondo la consueta formula: iscrizione GRATUITA per le band tramite il sito http://www.arezzowave.com.
L’iniziativa quest’anno si avvale dell’apporto determinante di DOC SERVIZI, la cooperativa dei professionisti dello spettacolo, da oltre 27 anni la casa di chi vuole essere musicista. Lavorando con i suoi 6.000 soci a sostegno e tutela dell’attività professionale e amatoriale di tutti i musicisti, Doc supporta e insegna come operare in legalità e come gestire i diritti e doveri di chi fa della musica la propria vita. Doc Servizi organizzerà la finale di Milano, a partire dalla Festa della Musica del 21 giugno. Con KeepOn Live e Freecom, inoltre, Doc metterà a disposizione dei gruppi assistenza, servizi, comunicazione e premi vari in denaro, tournée e produzioni discografiche.
Skuola.net, il sito leader degli studenti italiani con più di 4 milioni di contatti unici mensili, è l’altro nuovo amico di Arezzo Wave. Da questa collaborazione nasce infatti una nuova sezione del concorso, Arezzo Wave Music School, rivolto a tutte le band giovanili under 35 con al loro interno almeno un componente che frequenta le scuole medie superiori italiane. Skuola.net, il portale di riferimento della scuola italiana, metterà in palio la diffusione di un contenuto video all’interno della propria community (4 milioni di utenti). Nel caso in cui il gruppo vincitore del contest non disponga di materiale video, sarà ospitato in una puntata della videochat settimanale “la Skuola | Tv”, in onda sul sito e su Facebook di Skuola.net.
Altri partner fedeli di questo progetto sono Smemoranda e la Società Italiana degli Autori ed Editori, che offrirà 1.000 € alla migliore proposta tra le band studentesche.
Tutti i dettagli e il form di iscrizione gratuita si trovano sul sito http://www.arezzowave.com

https://www.facebook.com/ArezzoWave/?fref=ts

UFFICIO STAMPA

Comunicazione nazionale e coordinamento:
Claudia Cefalo: claudia.cefalo@docservizi.it + 39340 4891682

Comunicazione regionale:
Michele Severino: mike.seve@libero.it +39 339 3371430

Comunicazione Milano e Roma:
Francesco Violani: press@keeponlive.com +39 380 3865955

febbraio 21, 2017

“Lame in soffitta”, una canzone sull’anticamera della vecchiaia, il rintocco dei cinquant’anni – IL VUOTO ELETTRICO

IL VUOTO ELETTRICO

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“Lame in soffitta”

GUARDA IL LYRIC-VIDEO
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Primo estratto da “TRAUM“, in uscita il 10 marzo con la produzione di Xabier Iriondo. Una canzone “sull’anticamera della vecchiaia, il rintocco dei cinquant’anni. E su un rapporto amoroso visto come una lacerazione dei ricordi che si trovano accatastati in una soffitta polverosa”.

 

E’ “Lame in soffitta” il primo estratto da “TRAUM”, il nuovo disco de Il Vuoto Elettrico in uscita il 10 marzo per Dreamingorilla Records / I Dischi del Minollo / La stalla domestica con la produzione artistica di Xabier Iriondo (Afterhours, Todo Modo, Bunuel).
Il brano, disponibile tramite lyric-video, fotografa “l’anticamera della vecchiaia, il rintocco dei cinquant’anni. Quando la vita smette definitivamente di essere ‘sorpresa’, e un rapporto amoroso viene visto come una lacerazione dei ricordi che si trovano accatastati in una soffitta polverosa. Da ciò nasce la consapevolezza di avere vissuto una vita avara di emozioni, dopotutto. Ma inizia anche una fuga a ritroso, un punto di distacco assoluto: il rifiuto di percepire la fine di un amore come reale. La plastica dei teloni che proteggono la mobilia accatastata in soffitta è il simbolo di ciò che si frappone tra i due protagonisti di questa storia d’amore tormentata.”

“Lame in soffitta” è uno dei brani di un concept-album – il secondo della formazione bergamasco-bresciana a due anni da “Virale”, dedicato alla paura – che indaga il rapporto fra il tempo, la vita e la conoscenza di sé stessi, analizzati attraverso il trauma e il sogno (“traum” in tedesco) come chiavi di lettura rispettivamente del passato e del futuro. Il tutto ambientato in una casa dove ogni canzone è una stanza e ogni stanza una stagione della vita. Ad allacciare fra loro i brani un’entrata (la nascita) e un’uscita (la morte) circolarmente connesse, oltre a un misterioso corridoio da cui fuggire in tutta fretta con il solo obiettivo di entrare nelle singole stanze. Questo corridoio è il tempo presente, quell’unica prospettiva reale su cui si stagliano le porte che sono i luoghi in cui ognuno deve entrare per fare i conti con ciò che dentro viene ospitato.

“TRAUM” è un lavoro che segna l’evoluzione di suono de Il Vuoto Elettrico, dal post-hardcore newyorchese degli esordi verso una forma di post-punk urticante e brevilineo, decisamente personale e sui generis nel panorama indie-rock italiano odierno. Le nove tracce del disco fanno rimbalzare l’ascoltatore fra spigoli appuntiti, impreviste ritmiche pop, rumorismi vocali e implosioni soffocanti. Al centro della scena ci sono i synth e il basso, mentre le chitarre vengono trattate in modo differente rispetto al passato e la batteria viene infilata in una nicchia sonora, come a volerne calmare l’enfasi. Il tutto supporta delle scariche di parole inesorabili, versi che lavorano ai fianchi l’ascoltatore per mirare allo sterno e alimentano una tracklist dove viene recisa ogni vena di falsità, affinché sul terreno rimanga solamente la carne viva.

“TRAUM” verrà presentato dal vivo nelle prossime settimane attraverso un doppio concerto: venerdì 3 marzo al Druso di Ranica (BG) in apertura a Edda e giovedì 9 marzo al Red Dog di Rezzato (BS). Prime due date di un tour che continuerà nei prossimi mesi.

Link
http://www.ilvuotoelettrico.it
https://www.facebook.com/ilvuotoelettrico

febbraio 21, 2017

LITTLE STEVEN & The Disciples of Soul in Italia – Unica data il 4 luglio 2017

PISTOIA BLUES FESTIVAL
LITTLE STEVEN
& The Disciples of Soul
4 luglio 2017 h.21:30 – Piazza Duomo
38esima Edizione – UNICA DATA ITALIANA

Little Steven

Little Steven

PISTOIA – Little Steven, storico collaboratore e chitarrista di Bruce Springsteen, ha riunito i Disciples of Soul e terrà un unico concerto italiano il prossimo 4 luglio alla 38esima edizione del Pistoia Blues Festival 2017. SteveVan Zandt (suo vero nome) della E Street Band, anche attore e produttore di successo, torna nei panni di leader della sua band esattamente dopo 25 anni di assenza ed una interminabile serie di concerti nel mondo con il Boss. La data del 4 luglio, anniversario dell’indipendenza americana, colora ulteriormente lo spettacolo italiano che si preannuncia, soprattutto per gli springsteeniani irriducibili, un evento unico. Senza dimenticare le origini di Steven, solo uno dei numerosi elementi della E Street Band a vantare concrete origini italiane.
Autore di una musica diretta con influenze soul e rhythm and blues, “Miami” Steve Van Zandt, diventato strada facendo Little Steven, ma nato Steven Lento, ha riunito i pirotecnici Disciples of Soul con cui ha pubblicato 5 album in passato. Famoso nel mondo per la sua bandana da pirata in testa, ormai suo marchio distintivo, ha annunciato recentemente il suo rientro in studio di registrazione per tornare alle radici  del “Rhythm and Blues” e lavorare al suo primo album da solista dopo 15 anni.
Tra i più fedeli musicisti accanto a Bruce Springsteen sin dalle prime apparizioni giovanili, Steven Van Zandt inizia la sua carriera da solista negli anni ’80. Dall’aprile 2002 conduce il programma radiofonico settimanale Little Steven’s Underground Garage, trasmesso in oltre 200 stazioni americane e internazionali, durante il quale accompagna i suoi ascoltatori in un viaggio di due ore alla scoperta delle perle musicali di sessant’anni di rock’n’roll, lasciando anche spazio alle band emergenti di ogni parte del mondo. Il successo del programma ha fatto sì che Little Steven’s Underground Garage uscisse dalla dimensione radiofonica fino a diventare un brand riconoscibile associato anche a televisione, eventi live, album e molto altro. Dopo l’esperienza ne I Soprano, Steven ha continuato a lavorare nel mondo della tv come co-autore, produttore esecutivo, music supervisor e regista di Lilyhammer, la prima serie prodotta da Netflix, che ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello internazionale. Inoltre, è anche promoter, attivista politico e fondatore della label Wicked Cool Records.
I biglietti per il concerto di Little Steven & The Disciples of Soul saranno in vendita da mercoledì 22 febbraio (ore 11) su www.ticketone.it, www.boxofficetoscana.it con prezzi a partire da 35€ +dp. Info: www.pistoiablues.com | facebook.com/pistoiablues | twitter.com/pistoia_blues.
Cast annunciato Pistoia Blues Festival 2017 – date estive
28/06/17 FRANCO BATTIATO con la Royal Philharmonic Orchestra – Piazza Duomo
04/07/17 LITTLE STEVEN & The Disciples of Soul – Piazza Duomo
07/07/17 THE JESUS AND MARY CHAIN – Piazza Duomo
12/07/17 GOGOL BORDELLO – Piazza Duomo
14/07/17 – TOM ODELL – Piazza Duomo
info@davverocomunicazione.com | www.davverocomunicazione.com

gennaio 31, 2017

FRANCESCA DE MORI – ALTRE STRADE, UN’ESPERIENZA PER CHI AMA IL JAZZ

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Un’esperienza per amanti della musica jazz,

dello swing e della canzone d’autore.

Il primo lavoro discografico di

Francesca De Mori.

Nel disco ci sono 5 canzoni inedite e 3

canzoni di interpreti noti:

Battiato, Ornella Vanoni e Rossana Casale

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Francesca De Mori racconta:
“La tecnica, compagna necessaria, ha tempi, regole e momenti in cui atterrare e in cui camminare in noi e con noi, ma
la mia attenzione – grazie al mio cammino in Ipso e ai miei percorsi esperienziali nel mondo della Bioenergetica, Biomusica, Reiki, Theta Healing e il continuo studio dei movimenti del suono con il Metodo Funzionale della Voce – si pone anche al mondo emotivo, al corpo, all’uno che siamo.

La mia attività si svolge in Accademia di Musica Moderna (AMM) a Milano, presso il circolo Arci Ohibò (sempre per AMM) e presso l’Accademia F. Gaffurio di Lodi.

Grazie alle diverse provenienze dei musicisti, le storie rivisitate in maniera del tutto personale assumono un tocco speciale, offrono paesaggi sonori che possono essere divertenti, contagiosi e aperti a suggestive interpretazioni”.

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Altre strade, il nuovo progetto musicale di Francesca De Mori, 

mantiene quel che promette nel nome: i percorsi per arrivare alla musica 

non solo sono altri, come testimoniano i differenti linguaggi dei 

musicisti implicati, ma ci racconta anche che le strade della musica 

sono sempre Altre, nel senso che aprono, sorprendono e lasciano 

scorgere il nuovo, l’inedito. Il suono di questo lavoro è così, 

imprevedibilmente fresco “come l’acqua” e ricco delle differenze 

artistiche coinvolte che si sono lasciate contaminare tra loro in maniera 

fertile e gioiosa. Il titolo, Altre strade, svela anche un percorso individuale 

che i singoli artisti hanno dovuto cercare per arrivare a una sintesi 

formale che conservasse le singolarità di un lavoro collettivo ma originale. 

La musica, composta da Daniele Petrosillo, offre una notevole godibilità 

nei ritmi e nelle melodie e la voce di Francesca De Mori – accompagnata da 

Salvatore Pezzotti al piano e da Rino Dipace alla batteria – rende cantabili intervalli 

sonori preziosi ma offerti con la limpidezza e la precisione che ogni “canzone”, 

anche la più sofisticata, dovrebbe avere. Così, dopo aver ascoltato 

Altre strade

si può produrre quel fenomeno psichico detto catacustico, che riguarda cioè 

una sorta di eco interiore del soggetto, responsabile 

del “ritornello che si fissa in mente”.

 

Altre strade rende, dunque, omaggio a quel processo di reminiscenza 

musicale – legato a ciò che Nietzsche chiamava il terzo orecchio 

dell’artista – e fa sì che questi brani possano accompagnarci in alcuni 

momenti della vita, per lo più significativi, in cui ci sorprenderemo 

d’un tratto a cantarli.

– Laura Pigozzi

Per conoscere gli altri musicisti coinvolti e avere qualche informazione in più sul disco, cliccate su questo link: http://www.francescademo ri.it/discografia/

 

 

ottobre 25, 2016

BOB DYLAN: con il Nobel o no, egli è il poeta Dylan acclamato da milioni di persone

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Bob Dylan è per la musica quello che Jack Kerouac è per la letteratura, un’altra dichiarazione forte e volutamente difficile da difendere per iniziare con una rubrica dedicata al “marchio” del premio Nobel per la letteratura! Tuttavia la dichiarazione nell’analogia ha un senso diverso. Nel corso degli anni sessanta e settanta, la musica e la letteratura hanno marciato vicine, si sono incontrate e sono diventate inscindibili: non si può capire “On the Road”, senza il bee-bop jazz, né si è in grado di capire la letteratura del XX secolo senza le lettere di Dylan. D’altra parte, Dylan è parte di una vera e propria esperienza che ha cambiato la concezione della vita di milioni di persone: la letteratura beatnik, le poesie di Allen Ginsberg, la musica, i viaggi lunghi senza destinazione negli Stati Uniti d’America, la droga, San Francisco, le vite spezzate, gli hippies, le manifestazioni contro la guerra. Bob Dylan è una particolare forma di letteratura; è un autore-personaggio, che fa e simboleggia un momento di vita per milioni di persone.

Esplorando tensioni e contraddizioni, non c’è dubbio che Bob Dylan è una figura centrale di una generazione e di un immaginario culturale che ha provato a cambiare il mondo, ma non ci è riuscito. Pertanto, qualsiasi cenno che Dylan è simile a Sartre è previsto nel 1964. Sartre ha convertito e radicalizzato percorsi verso posizioni rivoluzionarie marxiste molto chiaramente e quindi respinto il premio Nobel per evitare di diventare una “istituzione”. Il caso di Dylan è un po’ diverso: per anni è già un istituto de facto, in grado di influenzare come pochi, ammirato e accettato da tutto il mondo della musica. Le canzoni di Dylan sono diventate una tradizione americana come il Giorno del Ringraziamento. Tuttavia, la sua istituzionalizzazione simboleggia come nessun altro, la profonda impronta dell’onda rivoluzionaria degli anni ’60 e, allo stesso tempo, la conseguente normalizzazione. Bob Dylan stesso è stato sempre un po’ cinico con il suo ruolo di icona radicale, auto defininendosi un ribelle contro la ribellione.
Nel suo primo e unico anno presso l’Università del Minnesota, Dylan ha partecipato a diverse riunioni del Socialist Workers Party, il partito trotskista guidato da James Cannon, si considerava un semplice successore di Woody Guthrie, il cantante comunista, che con la sua chitarra voleva “uccidere i fascisti”. Gli eredi di Guthrie hanno acquisito la semplicità nella musica popolare e artigianale. La mossa di rifiutare l’elettrificazione della musica, e di usare una chitarra acustica per sostenere i lavoratori e le lotte studentesche è chiamata anticapitalismo romantico da Michael Lowy. Dylan è stato in grado di crescere in questo mondo, ma di rompere con lui per far avanzare il “movimento reale”, creando quella sintesi virtuosa tra tradizione e modernità, più tardi conosciuta come folk-rock. Non senza tensioni, per inciso, con il movimento popolare nei settori più ortodossi. A Newport nel 1965, Dylan ha suonato la sua chitarra elettrica per la prima volta e Pete Seeger, indignato per tale eresia, ha minacciato di tagliare il cavo della chitarra con un’ascia.

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Il passaggio di Bob Dylan dalla chitarra acustica all’elettrica, significa anche un cambiamento nelle questioni affrontate nelle sue canzoni. Dylan è più incline a creare inni e alla critica politica come altri autori radicali come Phil Ochs, Dylan va avanti per affrontare i problemi esistenziali di una generazione, orientata più verso quel settore giovanile che ha preferito andare ai macro-festival che i militari nella SDS. Nel corso degli anni ’60 e ’70 c’era una tensione che ha attraversato tutto il movimento giovanile tra il “rivoluzionario” e l’”esistenzialista” che, anche se si sono riuniti in un forte rifiuto del capitalismo e dell’imperialismo, hanno scelto modi diversi di lotta. Mentre i “rivoluzionari” hanno sostenuto la resistenza armata della resistenza vietnamita contro l’invasore americano, gli “esistenzialisti” semplicemente hanno manifestato contro la guerra. Norman Mailer ben descrive questo conflitto nel suo romanzo “Le armate della notte”.

Dylan è il primo artista di culto e di massa: i suoi testi combinano elementi tradizionali della cultura americana con avanguardie europee. Simboleggia come nessun altro l’emergere di una particolare classe media, nata dopo la guerra, e che si autodefinisce come “intellighenzia” di tipo nuovo, sempre alla ricerca di sovversioni provenienti dal basso, ma pronta a costruire le aspirazioni di vita all’interno di un capitalismo dinamico e ricco di opportunità.

Con questo premio Nobel, l’istituzione culturale riconosce apertamente la mutazione culturale che è nata negli anni ’60, non può più pensare l’arte come qualcosa di indipendente dalla società dei consumi, ma come qualcosa che deve connettersi con i desideri delle masse. Non possiamo più pensare all’arte al di fuori delle aspirazioni culturali delle masse; Dylan certamente ha significato più come poeta per milioni di persone. Non possiamo pensare che la musica di Mozart sia l’unico culto, dimenticando Bob Dylan. Non possiamo pensare di seguire la massa e ascoltare solo Justin Bieber e dimenticare Dylan, mentre milioni di adolescenti stanno scoprendo che i loro problemi esistenziali sono gli stessi di quelli dei loro genitori. Infine, non possiamo dissociare Ginsberg da Dylan: entrambi erano poeti. Il genio di Dylan ha aggiunto una chitarra e con più abilità ha creato questo ibrido nato tra cultura d’élite e la cultura di massa nel tardo capitalismo. Sullo sfondo, il premio Nobel riconosce solo una realtà, che “i tempi stanno cambiando” e i confini tradizionali dell’arte non possono essere definiti solo dall’accademia.

Con il Nobel o no, egli è il poeta Dylan acclamato da milioni di persone, in un momento di culto e popolare. Il premio Nobel per la letteratura a un poeta popolare rompe paradigmi e fa scuotere le ragnatele di un premio d’élite.
Mestamente, vedo che l’umanità egocentrica, mediocre e classista, continua a ritmo sostenuto verso l’autodistruzione. Non abbiamo imparato nulla sulla vita e la storia. Lo spettacolo dell’orrore non ha la capacità di reagire. Ci accontentiamo di vivere nella nostra bolla per sentirsi al sicuro e privo di responsabilità collettive. Prendo atto ancora una volta che noi siamo la peggiore piaga che ha abitato la terra. E sì, l’Accademia aiuta solo le persone a mostrare ciò che realmente sono!

Gloria Berloso

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ottobre 17, 2016

Happy Birthday a Chuck Berry che festeggia i 90 anni senza tante fanfare.

Chuck Berry, che compirà 90 anni martedì 18 ottobre 2016, ha influenzato tutti gli artisti con ’50s rock’ n ‘hit roll come “Maybelline“, “Johnny B. Goode” e “Brown-Eyed Handsome Man“. Mentre i Rolling Stones, Paul McCartney, Bob Dylan, Neil Young, The Who e Roger Waters sono stati a festeggiare al festival di Indio, non si celebra in tutta l’America nessun grande evento per celebrare Berry, e per festeggiare il suo novantesimo compleanno.

Chuck Berry

Chuck Berry

Chuck Berry ha rotto tutte le regole. I suoi dischi sono stati grandi, le sue melodie sono state grandi, le idee che cantava sono state grandi. Lo afferma soprattutto Bobby Craig, il pianista rock che ha suonato con Berry nel 1980 ed Elvis Presley nel 1970 a Palm Springs

Il 18 ottobre 2016 è anche il 30° anniversario di due concerti andati in scena a St. Louis per il 60° compleanno di Chuck Barry con il chitarrista degli Stones, Keith Richards.

 Il regista candidato all’Oscar, Taylor Hackford ha girato quei concerti che sono il fulcro per il suo documentario: Chuck Berry: Hail, Hail Rock ‘n’ Roll”.
Hackford ha celebrato gli 80 anni di Berry con la pubblicazione di una serie di DVD con filmati dietro le quinte di quei concerti e interviste complete con il pioniere del rock ‘n’ roll
che attestano la grandezza e la eccentricità di Berry.

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“Credo che Chuck Berry dovrebbe essere salutato ogni volta che c’è un concerto”, ha detto Hackford, che ora sta finendo un film con Robert De Niro chiamato “The Comedian”. “È assolutamente unico ed ha influenzato da solo gli artisti di tutto il mondo. Ma, i Rolling Stones stanno per fare quello che hanno intenzione di fare e sono una grande, grande band. Hanno imparato tutto da Chuck Berry e molte volte hanno parlato di questa influenza.” I Rolling Stones si sono effettivamente formati dopo che Mick Jagger ha visto Richards con un disco di Chuck Berry alla stazione di Dartford nel Kent, in Inghilterra. Erano stati compagni di classe alle elementari e Richards lo ha scritto nel suo libro: “La vita”. Jagger aveva invitato Richards ad uscire con il suo gruppo di appassionati di R & B e avevano iniziato a registrare musica, con Richards alla chitarra elettrica, suonando secondo il “Chuck-style“.

Chuck Berry con Mick Jagger

Chuck Berry con Mick Jagger

Keith Richards-Chuck Berry

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Dylan ha detto addirittura che era dentro Chuck Berry prima di scoprire Woody Guthrie e di passare al folk. Il suo primo successo rock, “Subterranean Homesick Blues”, è direttamente influenzata da “Too Much Monkey Business’’ di Berry.
I Beatles hanno avuto la genialità di comporre con Berry canzoni come “Roll Over Beethoven”, “Rock and Roll Music” e “Sweet Little Sixteen”, e McCartney nel 2014 ha citato Berry come “uno dei più grandi poeti che l’America abbia mai prodotto”.

Chuck è una contraddizione totale. È un uomo di colore fiero d’esserlo. D’altra parte, egli ha una visione molto critica delle diverse componenti della società. La definizione di genio gli si addice, è un uomo che non sente le normali debolezze umane che molti di noi hanno. Quando incontriamo qualcuno che è un genio, che ha fatto cose che nessun altro ha fatto, perché dovrebbe essere normale?

Hackford ha detto che gli altri pionieri da lui intervistati, tra cui Little Richard, Jerry Lee Lewis, gli Everly Brothers, Roy Orbison, Bo Diddley e il produttore di Presley, Sam Phillips, hanno ammesso di essere stati influenzati da Berry. Anche Lewis, un pianista che vomitava epiteti razzisti a Berry quando hanno fatto un tour insieme negli anni ’50, ha elogiato Berry.

Berry è l’artista più geniale della loro generazione. Proviene da un passato turbolento ma a 21 anni Berry scopre che ogni volta che canta canzoni country riceve una reazione positiva, anche dal pubblico afro-americano. Alla fine, lui e la sua band, tra cui il pianista Johnny Johnson, guadagnano una ottima reputazione e registrano negli studi per la Chess Records di Chicago.

La loro registrazione nel 1955 “Maybelline” diventa la prima canzone che fonde country e blues in quello che diventa noto come il rock ‘n’ roll.

Nessuno ha scritto e registrato tante canzoni di successo come Chuck Berry. Con Elvis Presley, insieme hanno creato una rivoluzione culturale sessanta anni fa.

Happy Birthday Chuck !!!

Happy Birthday Chuck !!!

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Gloria Berloso