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agosto 21, 2017

PETER HAMMILL

MERCOLEDI’ 15 NOVEMBRE 2017
PETER HAMMILL
Piano e Voce

Teatro “l. Candoni” Tolmezzo
ore 21:15

Peter Hammill

Peter Hammill

Artista con la “A” maiuscola e una delle voci più belle, emozionanti e versatili di sempre, Peter Hammill nasce a Londra nel 1948 e ottiene l’attenzione della scena rock internazionale negli anni Settanta come leader dei Van Der Graaf Generator, dei quali è cantante, chitarrista e pianista, e autore principale. La carriera del gruppo è costellata di scioglimenti e ricostituzioni, e Hammill intraprende parallelamente l’attività da solista, cominciata nel 1971 con e proseguita regolarmente per tutti gli anni successivi fino a oggi.
In una classifica ideale dei gruppi rock britannici più influenti negli anni Settanta, molto probabilmente non troveremmo nelle prime posizioni i Van Der Graaf Generator.

Van der Graaf Generetor

Van der Graaf Generetor

Eppure la band guidata da Hammill, fondata nel 1967 e attiva ancora oggi dopo le ripetute rinascite e cambi di formazione, merita un posto di riguardo nel panorama del rock per l’originalità sia delle scelte musicali sia dei temi trattati. Dal punto di vista musicale, infatti, pur essendo assimilati al filone progressive, la band è ben lontana dai barocchismi e dai virtuosismi dei gruppi loro contemporanei (Emerson Lake & Palmer e Yes, giusto per citarne due tra i più famosi). La musica è allo stesso tempo complessa ed essenziale, le atmosfere sono oscure e cupe (si potrebbe dfinirle “gotiche”) e riflettono i testi scritti da Hammill: l’ispirazione non deriva dalla mitologia e dall’epica (come per i Genesis) ma dal dramma interiore e dal malessere esistenziale. Ricorda Claudio Trotta, che organizzò il primo concerto dell’artista britannico nel 1987 a Genova: «Peter Hammill è un gigante della storia della Popular Music e ha segnato momenti importanti della Barley fra i quali ricordo con particolare emozione il concerto al Conservatorio, parte della rassegna di Musica Contemporanea Musica nel Nostro Tempo, durante il quale si cimentò in un pezzo a cappella, senza ausilio di strumenti né microfono, ipnotizzando l’intera platea di 1500 persone presenti.» L’ultimo lavoro da solista di Hammill è …All That Might Have Been…, uscito nel 2014; dopo Do Not Disturb (2016), il trentesimo album dei Van De Graaf Generator, il compositore è attualmente al lavoro su un nuovo capitolo della sua carriera solista.
Quella di Tolmezzo, unica data per tutto il Nord Est (le altre piazze sono Roma, Napoli, Terni, Chiari, Milano e Livorno) si profila come un nuovo grande appuntamento proposto da Folkest agli appassionati di musica della nostra regione.

  Prevendite: www.folkest.com
                      TicketOne
Angolo della Musica- Via Aquileia 89, UDINE tel. + 39 0432 505745
Agenzia Soprattutto Viaggi- Via Ermacora 5, TOLMEZZO (Ud) tel. + 39 0433 468268
Punto Verde – Via Matteotti 4/b TOLMEZZO (Ud) tel. + 39 0433 40114

aprile 16, 2017

Ciao Bruce, Mister Tambourine Man di Gloria Berloso

Bruce Langhorne è stato uno dei più importanti chitarristi degli anni ’60, in particolare nei primi anni del folk-rock. Lui è più noto per aver suonato su i primissimi dischi di Bob Dylan, in particolare Bringing It All Back Home del 1965 ovvero l’anno del passaggio di Dylan dal folk al folk-rock. Tuttavia, ha suonato con numerosi musicisti folk-rock nella seconda metà degli anni sessanta, tra cui Tom Rush, Richard & Mimi Fariña, Richie Havens, Gordon Lightfoot, Eric Andersen, Fred Neil, Joan Baez, e Buffy Sainte-Marie. Inoltre ha suonato con alcuni altri strumenti in concerti dal vivo con Bob Dylan, Judy Collins, i Fariñas, e altri; ha prodotto Ramblin’ Jack Elliott.
Ha anche lavorato su alcune colonne sonore, tra cui “Il Mercenario” (The Hired Hand) di Peter Fonda.
Langhorne ha sviluppato uno stile personale spesso utilizzando rapide triplette di note. Lo stile è nato in parte a causa di un incidente da bambino dove ha perso alcune dita. L’incidente ha limitato la gamma di tecniche da lui conosciute, costringendolo a concentrarsi sul ruolo di accompagnatore. Quando è nato il folk rock, Langhorne ha usato una chitarra acustica con un pick-up, in esecuzione attraverso un amplificatore Fender Twin Reverb, che ha preso in prestito dal chitarrista (e compagno polistrumentista) Sandy Bull. Influenzato da Roebuck Staples degli Staple Singers, avrebbe creato un effetto tremolo a tempo con la canzone. Il risultato è stato un suono, sia acustico ed elettrico di colore, molto adatto al periodo in cui rock e musica popolare si sono fuse. Langhorne è diventato una parte della scena folk di New York nei primi anni ’60, dove ha iniziato come accompagnatore al cantante folk Brother John Sellers, al Folk City Club di Gerde. Come risultato della sua costante presenza al club, ha iniziato con numerosi musicisti del Greenwich Village e a trovare lavoro come accompagnatore sia dal vivo che in studio. Una delle sue prime sessioni di registrazione la troviamo nel primo album per la Columbia di Carolyn Hester nel 1961, una sessione che comprendeva anche un allora non conosciuto Bob Dylan all’armonica. Langhorne poi ha suonato su alcuni album di Dylan, The Freewheelin’ 1963 e “Mixed Up Confusion”.
La più grande la fama di Langhorne deriva dal disco Bringing It All Back Home 1965 soprattutto per “She Belongs to Me,” “Love Minus Zero / No Limit” e “Mr. Tambourine Man “. Nella copertina dell’Album, Dylan scrive che Langhorne è Mr. Tambourine Man: “‘Mr. Tambourine Man,”penso, è stato ispirato da Bruce Langhorne. Bruce ha suonato la chitarra con me in tantissimi primi dischi. Su una session, il produttore Tom Wilson aveva chiesto di suonare il tamburello. E Bruce aveva questo gigantesco tamburello, è stato davvero grande. Era grande come un carro a quattro ruote. Langhorne era molto più di una nota interessante nella carriera di Dylan, però. Nella metà e la fine degli anni ’60 è stato sempre in studio, aggiungendo particolarmente importanti contributi ai due album Vanguard di Richard & Mimi Fariña. Ha fatto altre apparizioni importanti nel primo album elettrico di Tom Rush, il primo album di John Sebastian, di Joan Baez  e numerosi altri LP. Ha anche prodotto il primo album major di Ramblin’ Jack Elliott, 1968 di Young Brigham. Dai primi anni ’70 la sua opera di session era diventata meno frequente, anche se ha continuato a lavorare sulle colonne sonore, come accompagnatore dal vivo, e co-gestione di uno studio di registrazione con Morgan Cavett.

Ciao Bruce!

Bruce Langhorne è morto il 14 aprile 2017 in un ospizio a 78 anni. Era nato a Tallahassee in Florida l’undici maggio 1938.

 

febbraio 21, 2017

Torna Arezzo Wave Band 2017, il più grande concorso di musica live per i nuovi talenti italiani con più di 2.000 band iscritte, più di 400 concerti in oltre 100 serate in tutte le regioni italiane e 20 finali regionali.

AREZZO WAVE LOVE FESTIVAL
No future without music!

Torna Arezzo Wave Band 2017, il più grande concorso di musica live per i nuovi talenti italiani con più di 2.000 band iscritte, più di 400 concerti in oltre 100 serate in tutte le regioni italiane e 20 finali regionali.

ISCRIZIONI APERTE FINO AL 28 febbraio 2017

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L’edizione 2017 di Arezzo Wave, la cui finale si svolgerà per la prima volta a Milano il 23 e 24 giugno, è realizzata in collaborazione con Doc Servizi, la cooperativa dei professionisti dello spettacolo, da oltre 27 anni la casa di chi vuole essere musicista.

In palio tournée in Italia (con KeepOn Live) e all’estero (Europavox, Exit Festival ed Eurosonic con Italian Music Office), compilation (con Freecom) e videoclip (con La Tana del Bianconiglio).
Inoltre numerosi premi in denaro e supporto artistico alle band offerti da Doc Servizi, e ai gruppi musicali studenteschi, grazie a Siae e Skuola.net.

Novità dell’edizione 2017: Arezzo Wave Music School,
contest rivolto a band giovanili under 35.

Torna il 23 e il 24 giugno 2017 l’Arezzo Wave Love Festival, da oltre 30 anni brand di ricerca di nuovi talenti musicali riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Le iscrizioni all’edizione 2017, per la prima volta a Milano, saranno aperte fino al 28 febbraio secondo la consueta formula: iscrizione GRATUITA per le band tramite il sito http://www.arezzowave.com.
L’iniziativa quest’anno si avvale dell’apporto determinante di DOC SERVIZI, la cooperativa dei professionisti dello spettacolo, da oltre 27 anni la casa di chi vuole essere musicista. Lavorando con i suoi 6.000 soci a sostegno e tutela dell’attività professionale e amatoriale di tutti i musicisti, Doc supporta e insegna come operare in legalità e come gestire i diritti e doveri di chi fa della musica la propria vita. Doc Servizi organizzerà la finale di Milano, a partire dalla Festa della Musica del 21 giugno. Con KeepOn Live e Freecom, inoltre, Doc metterà a disposizione dei gruppi assistenza, servizi, comunicazione e premi vari in denaro, tournée e produzioni discografiche.
Skuola.net, il sito leader degli studenti italiani con più di 4 milioni di contatti unici mensili, è l’altro nuovo amico di Arezzo Wave. Da questa collaborazione nasce infatti una nuova sezione del concorso, Arezzo Wave Music School, rivolto a tutte le band giovanili under 35 con al loro interno almeno un componente che frequenta le scuole medie superiori italiane. Skuola.net, il portale di riferimento della scuola italiana, metterà in palio la diffusione di un contenuto video all’interno della propria community (4 milioni di utenti). Nel caso in cui il gruppo vincitore del contest non disponga di materiale video, sarà ospitato in una puntata della videochat settimanale “la Skuola | Tv”, in onda sul sito e su Facebook di Skuola.net.
Altri partner fedeli di questo progetto sono Smemoranda e la Società Italiana degli Autori ed Editori, che offrirà 1.000 € alla migliore proposta tra le band studentesche.
Tutti i dettagli e il form di iscrizione gratuita si trovano sul sito http://www.arezzowave.com

https://www.facebook.com/ArezzoWave/?fref=ts

UFFICIO STAMPA

Comunicazione nazionale e coordinamento:
Claudia Cefalo: claudia.cefalo@docservizi.it + 39340 4891682

Comunicazione regionale:
Michele Severino: mike.seve@libero.it +39 339 3371430

Comunicazione Milano e Roma:
Francesco Violani: press@keeponlive.com +39 380 3865955

febbraio 21, 2017

LITTLE STEVEN & The Disciples of Soul in Italia – Unica data il 4 luglio 2017

PISTOIA BLUES FESTIVAL
LITTLE STEVEN
& The Disciples of Soul
4 luglio 2017 h.21:30 – Piazza Duomo
38esima Edizione – UNICA DATA ITALIANA

Little Steven

Little Steven

PISTOIA – Little Steven, storico collaboratore e chitarrista di Bruce Springsteen, ha riunito i Disciples of Soul e terrà un unico concerto italiano il prossimo 4 luglio alla 38esima edizione del Pistoia Blues Festival 2017. SteveVan Zandt (suo vero nome) della E Street Band, anche attore e produttore di successo, torna nei panni di leader della sua band esattamente dopo 25 anni di assenza ed una interminabile serie di concerti nel mondo con il Boss. La data del 4 luglio, anniversario dell’indipendenza americana, colora ulteriormente lo spettacolo italiano che si preannuncia, soprattutto per gli springsteeniani irriducibili, un evento unico. Senza dimenticare le origini di Steven, solo uno dei numerosi elementi della E Street Band a vantare concrete origini italiane.
Autore di una musica diretta con influenze soul e rhythm and blues, “Miami” Steve Van Zandt, diventato strada facendo Little Steven, ma nato Steven Lento, ha riunito i pirotecnici Disciples of Soul con cui ha pubblicato 5 album in passato. Famoso nel mondo per la sua bandana da pirata in testa, ormai suo marchio distintivo, ha annunciato recentemente il suo rientro in studio di registrazione per tornare alle radici  del “Rhythm and Blues” e lavorare al suo primo album da solista dopo 15 anni.
Tra i più fedeli musicisti accanto a Bruce Springsteen sin dalle prime apparizioni giovanili, Steven Van Zandt inizia la sua carriera da solista negli anni ’80. Dall’aprile 2002 conduce il programma radiofonico settimanale Little Steven’s Underground Garage, trasmesso in oltre 200 stazioni americane e internazionali, durante il quale accompagna i suoi ascoltatori in un viaggio di due ore alla scoperta delle perle musicali di sessant’anni di rock’n’roll, lasciando anche spazio alle band emergenti di ogni parte del mondo. Il successo del programma ha fatto sì che Little Steven’s Underground Garage uscisse dalla dimensione radiofonica fino a diventare un brand riconoscibile associato anche a televisione, eventi live, album e molto altro. Dopo l’esperienza ne I Soprano, Steven ha continuato a lavorare nel mondo della tv come co-autore, produttore esecutivo, music supervisor e regista di Lilyhammer, la prima serie prodotta da Netflix, che ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello internazionale. Inoltre, è anche promoter, attivista politico e fondatore della label Wicked Cool Records.
I biglietti per il concerto di Little Steven & The Disciples of Soul saranno in vendita da mercoledì 22 febbraio (ore 11) su www.ticketone.it, www.boxofficetoscana.it con prezzi a partire da 35€ +dp. Info: www.pistoiablues.com | facebook.com/pistoiablues | twitter.com/pistoia_blues.
Cast annunciato Pistoia Blues Festival 2017 – date estive
28/06/17 FRANCO BATTIATO con la Royal Philharmonic Orchestra – Piazza Duomo
04/07/17 LITTLE STEVEN & The Disciples of Soul – Piazza Duomo
07/07/17 THE JESUS AND MARY CHAIN – Piazza Duomo
12/07/17 GOGOL BORDELLO – Piazza Duomo
14/07/17 – TOM ODELL – Piazza Duomo
info@davverocomunicazione.com | www.davverocomunicazione.com

ottobre 25, 2016

BOB DYLAN: con il Nobel o no, egli è il poeta Dylan acclamato da milioni di persone

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Bob Dylan è per la musica quello che Jack Kerouac è per la letteratura, un’altra dichiarazione forte e volutamente difficile da difendere per iniziare con una rubrica dedicata al “marchio” del premio Nobel per la letteratura! Tuttavia la dichiarazione nell’analogia ha un senso diverso. Nel corso degli anni sessanta e settanta, la musica e la letteratura hanno marciato vicine, si sono incontrate e sono diventate inscindibili: non si può capire “On the Road”, senza il bee-bop jazz, né si è in grado di capire la letteratura del XX secolo senza le lettere di Dylan. D’altra parte, Dylan è parte di una vera e propria esperienza che ha cambiato la concezione della vita di milioni di persone: la letteratura beatnik, le poesie di Allen Ginsberg, la musica, i viaggi lunghi senza destinazione negli Stati Uniti d’America, la droga, San Francisco, le vite spezzate, gli hippies, le manifestazioni contro la guerra. Bob Dylan è una particolare forma di letteratura; è un autore-personaggio, che fa e simboleggia un momento di vita per milioni di persone.

Esplorando tensioni e contraddizioni, non c’è dubbio che Bob Dylan è una figura centrale di una generazione e di un immaginario culturale che ha provato a cambiare il mondo, ma non ci è riuscito. Pertanto, qualsiasi cenno che Dylan è simile a Sartre è previsto nel 1964. Sartre ha convertito e radicalizzato percorsi verso posizioni rivoluzionarie marxiste molto chiaramente e quindi respinto il premio Nobel per evitare di diventare una “istituzione”. Il caso di Dylan è un po’ diverso: per anni è già un istituto de facto, in grado di influenzare come pochi, ammirato e accettato da tutto il mondo della musica. Le canzoni di Dylan sono diventate una tradizione americana come il Giorno del Ringraziamento. Tuttavia, la sua istituzionalizzazione simboleggia come nessun altro, la profonda impronta dell’onda rivoluzionaria degli anni ’60 e, allo stesso tempo, la conseguente normalizzazione. Bob Dylan stesso è stato sempre un po’ cinico con il suo ruolo di icona radicale, auto defininendosi un ribelle contro la ribellione.
Nel suo primo e unico anno presso l’Università del Minnesota, Dylan ha partecipato a diverse riunioni del Socialist Workers Party, il partito trotskista guidato da James Cannon, si considerava un semplice successore di Woody Guthrie, il cantante comunista, che con la sua chitarra voleva “uccidere i fascisti”. Gli eredi di Guthrie hanno acquisito la semplicità nella musica popolare e artigianale. La mossa di rifiutare l’elettrificazione della musica, e di usare una chitarra acustica per sostenere i lavoratori e le lotte studentesche è chiamata anticapitalismo romantico da Michael Lowy. Dylan è stato in grado di crescere in questo mondo, ma di rompere con lui per far avanzare il “movimento reale”, creando quella sintesi virtuosa tra tradizione e modernità, più tardi conosciuta come folk-rock. Non senza tensioni, per inciso, con il movimento popolare nei settori più ortodossi. A Newport nel 1965, Dylan ha suonato la sua chitarra elettrica per la prima volta e Pete Seeger, indignato per tale eresia, ha minacciato di tagliare il cavo della chitarra con un’ascia.

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Il passaggio di Bob Dylan dalla chitarra acustica all’elettrica, significa anche un cambiamento nelle questioni affrontate nelle sue canzoni. Dylan è più incline a creare inni e alla critica politica come altri autori radicali come Phil Ochs, Dylan va avanti per affrontare i problemi esistenziali di una generazione, orientata più verso quel settore giovanile che ha preferito andare ai macro-festival che i militari nella SDS. Nel corso degli anni ’60 e ’70 c’era una tensione che ha attraversato tutto il movimento giovanile tra il “rivoluzionario” e l’”esistenzialista” che, anche se si sono riuniti in un forte rifiuto del capitalismo e dell’imperialismo, hanno scelto modi diversi di lotta. Mentre i “rivoluzionari” hanno sostenuto la resistenza armata della resistenza vietnamita contro l’invasore americano, gli “esistenzialisti” semplicemente hanno manifestato contro la guerra. Norman Mailer ben descrive questo conflitto nel suo romanzo “Le armate della notte”.

Dylan è il primo artista di culto e di massa: i suoi testi combinano elementi tradizionali della cultura americana con avanguardie europee. Simboleggia come nessun altro l’emergere di una particolare classe media, nata dopo la guerra, e che si autodefinisce come “intellighenzia” di tipo nuovo, sempre alla ricerca di sovversioni provenienti dal basso, ma pronta a costruire le aspirazioni di vita all’interno di un capitalismo dinamico e ricco di opportunità.

Con questo premio Nobel, l’istituzione culturale riconosce apertamente la mutazione culturale che è nata negli anni ’60, non può più pensare l’arte come qualcosa di indipendente dalla società dei consumi, ma come qualcosa che deve connettersi con i desideri delle masse. Non possiamo più pensare all’arte al di fuori delle aspirazioni culturali delle masse; Dylan certamente ha significato più come poeta per milioni di persone. Non possiamo pensare che la musica di Mozart sia l’unico culto, dimenticando Bob Dylan. Non possiamo pensare di seguire la massa e ascoltare solo Justin Bieber e dimenticare Dylan, mentre milioni di adolescenti stanno scoprendo che i loro problemi esistenziali sono gli stessi di quelli dei loro genitori. Infine, non possiamo dissociare Ginsberg da Dylan: entrambi erano poeti. Il genio di Dylan ha aggiunto una chitarra e con più abilità ha creato questo ibrido nato tra cultura d’élite e la cultura di massa nel tardo capitalismo. Sullo sfondo, il premio Nobel riconosce solo una realtà, che “i tempi stanno cambiando” e i confini tradizionali dell’arte non possono essere definiti solo dall’accademia.

Con il Nobel o no, egli è il poeta Dylan acclamato da milioni di persone, in un momento di culto e popolare. Il premio Nobel per la letteratura a un poeta popolare rompe paradigmi e fa scuotere le ragnatele di un premio d’élite.
Mestamente, vedo che l’umanità egocentrica, mediocre e classista, continua a ritmo sostenuto verso l’autodistruzione. Non abbiamo imparato nulla sulla vita e la storia. Lo spettacolo dell’orrore non ha la capacità di reagire. Ci accontentiamo di vivere nella nostra bolla per sentirsi al sicuro e privo di responsabilità collettive. Prendo atto ancora una volta che noi siamo la peggiore piaga che ha abitato la terra. E sì, l’Accademia aiuta solo le persone a mostrare ciò che realmente sono!

Gloria Berloso

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luglio 6, 2016

Tre grandi appuntamenti per Folkest a Spilimbergo a partire dall’otto luglio-Luisa Amprimo proporrà sul palco di Folkest Bes de diu, canzone di denuncia politica interamente in friulano

Il prossimo appuntamento di Folkest sarà venerdì 8 luglio 2016 e si dividerà tra tre diverse location.

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In piazza Garibaldi alle ore 20:30 la serata conclusiva di Video&Danza@Folkest2016: il concorso, alla sua prima edizione, con cui Folkest prosegue la sua vocazione per la contaminazione fra le arti e apre le porte alla danza che diventa strumento per dare voce e gesto alla musica. Protagonista di questa prima edizione la musica della cantautrice Serena Finatti (voce, tastiere, loop station) di cui è stato scelto un brano, Le cirques des animaux, sul quale è stato realizzato un videoclip, realizzato da Manuel Zarpellon e Giorgia Lorenzato, che ha visto come protagonista Luisa Amprimo, vincitrice di questo Video&Danza@Folkest, e Andrea Gorassini (dalla scuola Ilydance di Monfalcone) che, per Video&Danza@Folkest si è aggiudicato il Premio Anima e Corpo. Oltre al videoclip, Luisa Amprimo proporrà sul palco di Folkest Bes de diu, canzone di denuncia politica interamente in friulano con cui ha vinto Video&Danza come miglior coreografia. Si cimenterà anche in alcune proprie coreografie. Mentre Andrea Gorassini proporrà Serena più che mai, il brano di Serena Finatti di cui aveva presentato la coreografia in sede di concorso. Mentre Laura Della Longa dell’Atelier Spaziodanza di Udine, vincitrice di una menzione speciale per la coreografia, presenterà la sua lettura di Conchiglia di Serena Finatti.

Tutte le musiche di Serena Finatti saranno eseguite dal vivo grazie al supporto alla chitarra di Andrea Varnier e del Coro Sing&Feel.

A seguire salirà sul palco l’Andrea Capezzuoli Compagnia: gruppo fondato nel 2006 nella cui musica si mescolano storie, leggende, canzoni, ballate, danze del nord Italia condite con suoni, melodie e ritmi provenienti da diverse regioni d’Europa e d’America.

Seguiranno i Mestison: la loro muisca è una miscela esplosiva di ritmi, canti, danze ed etnie dove i tamburi tradizionali e le percussioni minori si mescolano sapientemente a strumenti più moderni quali il basso, il sax e il clarinetto, dando anima a ritmi come cumbia, son corrido, mapalé, son palenquero, bullerengue e molti altri.

In Piazza Duomo alle ore 21:15 saranno protagonisti i Kitchen Implosion, uno dei gruppi selezionati attraverso Suonare@Folkest: un progetto musicale che trova linfa vitale in 30 anni di punk-rock pogato e “suonato” su vinili usurati e cassette smagnetizzate; e Saba Anglana che ha da poco pubblicato un disco di grande valore, interamente cantato in Amarico, affascinante lingua di origine etiope, e in Somalo, con solo un pezzo in inglese.

Presso l’Enotoca la Torre alle ore 23.30 si esibiranno i Teach tShleibhe: gruppo irlandese che da tempo cavalca le scene europee.

 

luglio 6, 2016

VILLA ARCONATI MUSIC FESTIVAL 2016: 12 – 23 LUGLIO

foto_villaarconatiIl festival di Villa Arconati è un progetto culturale nato ventotto anni fa, che, nel corso del tempo, ha acquistato un carattere e una personalità unici, a tal punto da essere considerato uno dei festival musicali più importanti sulla scena italiana.

Nelle edizioni precedenti del Festival si sono esibiti i musicisti italiani che hanno fatto la storia della musica italiana: da Gino Paoli, a Paolo Conte, a Enrico Ruggeri, fino ad arrivare ad artisti tipo Afterhours, Baustelle e moltissimi altri.

Anche quest’anno l’evento di Villa Arconati non delude e propone come sempre una line-up ricca di eventi per tutti i gusti, dal jazz al rock progressive, fino a toccare il cantautorato italiano.

Gli eventi sono tutti concentrati tra il 12 e il 23 Luglio, in modo tale da poter facilitare la presenza a più serate per tutti coloro che verranno da fuori principalmente per il festival e che si fermeranno per questo periodo di live.

Si inizierà il 12 Luglio con Diana Krall e il suo Wallflower World Tour, per poi proseguire con i Cat Power + William Fitzsimmons, Domenica 17 Luglio. Il 18 Luglio si esibiranno invece gli Ian Anderson e a seguire, il 19, salirà sul palco la cantautrice statunitense Joan Baez. Giovedì 21 ci sarà un incontro con Francesco Guccini, presentato da Ernesto Assante e Gino Castaldo. Questa volta Guccini salirà sul palco non tanto per cantare, quanto per raccontarsi. Percorrerà, infatti, la storia dell’Italia, dal dopoguerra ai giorni nostri, attraverso le sue canzoni, i suoi libri, i suoi miti, le sue origini e le sue ispirazioni. Venerdi 22 Luglio il palco di Villa Arconati ospiterà Goran Bregovic con il tour “If you don’t crazy, you are not normal!”. Sabato 23 Luglio, invece, si chiuderà in bellezza con Cristiano de Andrè e il suo progetto “De Andrè canta de Andrè”, in cui omaggerà il padre in occasione dei 50 anni dall’uscita del primo disco “Tutto Fabrizio De Andrè”.

I prezzi dei biglietti oscillano dai 25€ agli 80€, a seconda della serata e dell’artista.

Per avere maggiori informazioni sul Festival di Villa Arconati vi consigliamo di visitare il sito: http://www.festivalarconati.com

giugno 11, 2016

Max Manfredi – Trita Provincia – Audiolibro

Max Manfredi e Federico Bagnasco

per la realizzazione di un unicum, tra la poesia, la narrazione, il teatro e il melologo.

O più semplicemente un viaggio, un sogno, un invito al lettore/ascoltatore a perdersi.

 

Finirà il 30 Giugno la campagna di finanziamento tramite crowdfunding per la realizzazione dell’audiolibro di Max Manfredi “Trita Provincia”, con la voce narrante dello stesso Max e con musiche a cura di Federico Bagnasco, a due anni e mezzo di distanza dalla riuscitissima campagna di crowdfunding per la realizzazione dell’album Dremong (Gutenberg Music 2014), ultimo lavoro discografico di Manfredi. Sarà dunque possibile partecipare e contribuire alla realizzazione di questo progetto, tramite la piattaforma web di Produzioni dal Basso (https://www.produzionidalbasso.com/project/maxmanfredi-trita-provincia-audiolibro/) A seconda della cifra con la quale si vorrà sostenere il progetto ci saranno diverse possibili ricompense, tra mp3, eBook, cd, libri, magliette o quant’altro.
Trita Provincia, novella discreta, è un libro che Max Manfredi scrisse circa trentacinque anni fa e venne pubblicato nel 2002 (Liberodiscrivere Editore Genova). Una piccola opera insieme lucida e visionaria, un atto d’amore appassionato nei confronti della scrittura, della sua necessità e della sua vanità. Un caleidoscopico labirinto di parole che trascina il lettore in una ridda di immagini e situazioni, scenografie e sogni ad incastro, palinsesti indecifrati, guide oniriche, tasselli di mosaici, reperti da mercatino delle pulci, teatri di parrocchia, libri d’ore, bricolage neogotico, cinema di terza visione, in un fluire continuo che è insieme divertito e struggente. L’audiolibro, la lettura “ad alta voce” fatta dallo stesso Max, potrà offrire una nuova prospettiva del testo e trasformare i giochi di suoni della parola scritta in giochi di immagini in movimento, come un film per non vedenti, come un dialogo quasi intimo con il lettore/ascoltatore.
Il testo narrato si completerà con alcune musiche “di scena” che spesso faranno da sfondo o in alcuni casi anche da contrappunto alla voce narrante, o più semplicemente da interpunzione tra i paragrafi e tra i capitoli. Queste musiche in parte saranno originali e in parte attingeranno dal repertorio delle canzoni di Max, come luoghi comuni in cui l’appassionato conoscitore di Max Manfredi possa ritrovarsi. Lo strumento musicale protagonista di questo accompagnamento sarà la viola da gamba, in tutte le sue varianti di registro, dalla più piccola e più acuta ai violoni più gravi, e sarà per lo più orchestrata in consort, quei piccoli ensemble strumentali usuali nel rinascimento, composti da strumenti della stessa famiglia; uno strumento antico, già di per sé evocativo, che con armonie e sonorità più moderne, potrà creare una identità sonora indefinita, qualcosa di distante e magico, semisconosciuto e semiconosciuto, come fuori dal tempo. Un particolare capitolo del libro, oltre alla voce di Max vedrà la straordinaria partecipazione di Lisa Galantini e Aldo Ottobrino. L’intero progetto, che avrà una durata complessiva di circa 4 ore, sarà curato da Federico Bagnasco, storico collaboratore di Max in produzioni discografiche e attività concertistica.
Federico sarà dunque anche curatore delle musiche, compositore e, parzialmente, anche esecutore.
Il lavoro è già iniziato, e alcuni brevi estratti sono pubblicati in rete, ma solo a campagna di finanziamento conclusa, e a cifra raggiunta, si potrà continuare nel montaggio delle registrazioni effettuate. Questo crowdfunding potrà consentire di portare a termine il progetto, coprendo una parte delle spese di realizzazione: studio di registrazione, delle voci come delle musiche, montaggio e mixaggio, così come una parte dei costi di stampa. Il progetto è stato appoggiato dall’Unione Ciechi e Ipovedenti Ligure.
Venerdì 17 Giugno, a Genova, presso La Claque (Teatro della Tosse, ore 21) si terrà un concerto di Max Manfredi, con ospiti, per presentare e per finanziare il progetto audiolibro.

Link utili https://www.produzionidalbasso.com/project/max-manfredi-trita-provincia-audiolibro/
https://www.facebook.com/tritaprovincia/




https://www.youtube.com/watch?v=08mLuIaKUhY

scansione_trita_nero_corretta_pdbBio Max Manfredi: nasce a Genova nel mese di dicembre. Ha pubblicato finora quattro libri in versi e in prosa, fra cui Trita provincia, e sei cd (senza contare le collaborazioni). Svolge un’acclamata attività concertistica, prevalentemente come cantautore, in Italia e all’estero.
http://www.maxmanfredi.com
Bio Federico Bagnasco: ha un’intensa attività concertistica e discografica, prevalentemente come contrabbassista. Interessato alla musica in tutte le sue forme e nei contesti più disparati (dall’orchestra sinfonica alla musica antica, dalla musica etnica al jazz, dal teatro alla canzone d’autore, dalla musica popolare di tradizione alla musica contemporanea), si occupa anche di didattica dello strumento e di ricerca musicale.
http://www.federicobagnasco.com

giugno 11, 2016

Ritorna FOLKEST – LA FIESTE DA SEDON musica popolare friulana

LA FIESTE DA SEDON

Anteprima Folkest 2016 – Festa della musica popolare friulana

Castello di Ragogna

12 giugno 2016

del favero e c.

Folkest offre un primo assaggio del suo fitto Festival con un’anteprima che è ormai diventato un appuntamento con la tradizione e la cultura popolare friulana: attorno al gruppo musicale La Sedon Salvadie e al suo concerto, domenica 12 giugno al Castello di Ragogna in programma una grande Festa della musica popolare che coinvolge tutti i musicisti che hanno fatto parte di questa formazione, i loro personali progetti artistici, gli amici e gli amici degli amici. Dopo il successo, infatti, delle prime dieci edizioni dell’annuale festa de La Sedon, questo appuntamento raccoglie da quest’anno intorno a sé alcune realtà molto significative della cultura friulana come l’Associazione Glesie Furlane di Villanova di San Daniele del Friuli e la Clape Culturâl Patrie dal Friûl di Udine, editrice dello storico periodico La Patrie dal Friûl, che si affiancheranno all’Associazione Culturale Folkgiornale nell’organizzazione di questo festival dedicato alla musica tradizionale friulana, nell’intento di farlo diventare un autentico punto d’incontro tra diverse realtà musicali e culturali del Friuli, unite anche nell’omaggio a Bertrando di Saint Genes, il più grande Patriarca di Aquileia, del quale ricorre l’anniversario della scomparsa nei prati della Richinvelda in queste stesse giornate.

Carantan

Il gruppo musicale La Sedon Salvadie, considerato oggi il maggior rappresentante della scena musicale tradizionale e dell’evoluzione della musica folk friulana, è da sempre legato al territorio del Comune di Ragogna, sia perché uno dei suoi fondatori era residente proprio a Ragogna, sia perché qui furono effettuate molte ricerche negli anni Ottanta, a metà anni Novanta e anche recentemente.

La Sedon Salvadie ha da poco girato la boa dei trent’anni di attività, anni che hanno visto il gruppo esibirsi in tutto il mondo e collaborare anche con musicisti molto importanti (Angelo Branduardi, Massimo Bubola, The Chieftains, Carlos Nuñez e Inti Illimani tra gli altri). Dalle file de La Sedon Salvadie hanno preso le mosse le formazioni più significative dell’attuale panorama musicale friulano:  Andrea Del Favero, Giulio VenierLino Straulino, Emma Montanari, Marisa Scuntaro, Dario Marusic, Glauco Toniutti. Tutti hanno militato o militano in questa formazione e hanno dato o danno vita a molti altri gruppi e realtà di ricerca e di riproposta, quali Carantan, Braul, Tischlbong, Montanari Grop, Furclap, Nosisà, Lino Straulino… Trent’anni di storia, visti con gli occhi di tre generazioni di musicisti, diventano così l’occasione per ripercorrere le tappe della riscoperta e dell’evoluzione della musica popolare friulana, dal rischio di oblio degli anni Settanta, fino al grande impatto con i media, alle tournée in tutto il mondo, alle apparizioni televisive e agli special dedicati, oltre le prestigiose collaborazioni alcune delle quali saranno presenti alle giornata de La Fieste da Sedon.

Il tutto sarà inserito negli spazi giusti all’interno del castello e nelle aree disponibili, con un impatto che tenga conto del valore del monumento all’interno del quale ci si andrebbe a muovere, secondo una valutazione da fare all’atto della stesura del progetto definitivo della manifestazione, inserendo con lo stesso criterio anche eventuali stand. Elemento fondamentale e caratterizzante del castello Superiore di Ragogna è il mastio, conosciuto anche come torre, utilizzato dai Conti di Porcia fino alla seconda metà del XVIII e poi lasciato lentamente cadere in rovina. Alla fine nel 1976 il terremoto lo distrusse quasi completamente.

Oggi il mastio si presenta completamente ricostruito, anche se profondamente modificato per quanto riguarda la disposizione interna dei locali. La progettazione infatti ha tenuto conto del recupero di alcune parti originarie di muratura al piano terra in funzione di quello che dovrebbe essere il futuro Museo del Castello.

Alla realizzazione dell’evento contribuiranno varie realtà: oltre all’associazione Culturale Folkgiornale, Associazione Glesie Furlane di Villanova di San Daniele del Friuli e la Clape Culturâl Patrie dal Friûl, con il patrocinio della Provincia di Udine e della Comunità Collinare del Friuli, che da anche il contributo, il Comune di Ragogna (con il patrocinio all’iniziativa e la concessione d’uso del castello), la Edit Eventi di Spilimbergo che curerà Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni, inserendo le manifestazione tra gli appuntamenti di maggior spicco di un festival internazionale come Folkest.

castello di ragogna

Lino Straulino

Lino Straulino

 

 

 

 

 

 

 

Domenie ai 12 di Jugn dal 2016.

Domenica 12 giugno 2016.

Program da zornade

Programma della Giornata

10.00 messe pal Beât Bertrand cu lis

Lino Straulino

Bintars

musicheis da vecje tradizion dal Patriarcjat (santa messa per il Beato Betrando di Aquieia con le musiche della vecchia tradizione del Patriarcato di Aquileia).

11.15 visite al cjistiel, par cure dal Grup Archeologjic Reunia (visita al castello a cura del Gruppo Archeologico Reunia).

11.45 aperitîf salvadi (aperitivo selvatico)

12.15 a gustà cu la Sedon (a pranzo con la Sedon Salvadie)

Tal salon dal cjistiel (Nel salone del castello)

14.30 Andrea Del Favero e Glauco Toniutti – savôrs e sunôrs dal Friûl, ienfri musiche e ricetis dai cogos     da storie dal Friûl (Andrea Del Favero e Glauco Toniutti – sapori e suoni dal Friuli, tra musiche e ricette dei cuochi della storia del Friuli)

15.45 Memoreant Beltram: storiis sul Patriarcje  (In ricordo di Bertrando: storie sul Patriarca)

Tal curtîl dal cjistiel

Nel cortile del castello

concierts dai grups musicâi

concerti con i gruppi musicali

16.00 Carantan

16.45 I Bintars

17.30 Lino Straulino

18.15 La Sedon Salvadie

19.00 Si sune e si fâs fieste ducj insieme

Si suona e si fa festa tutti insieme

Si mangje e si bêf par furlan.

Si mangia e si beve in friulano

Si podaran comprà discs e libris su la culture Furlane.

Potrano essere acquistati dischi e libri sulla cultura Friulana.

aprile 5, 2016

Del Sangre – Il Ritorno dell’Indiano

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Del Sangre

 

Il volto indiano di Geronimo rimanda ad una vecchia foto virata color seppia, colore della sabbia rossa del deserto americano, quello immaginato e sognato, quello dei canyon e delle rapide, quello del Mississippi e quello della polvere incollata alla faccia dei cercatori d’oro e dei poveri disperati diseredati di tutte le terre del mondo, finiti là, nel vecchio, maledetto, amatissimo Ovest americano.

Luca Mirti: voce chitarra, Marco “Schuster” Lastrucci: basso, Fabrizio Morganti: batteria, Giuseppe Scarpato: chitarra, Claudio Giovagnoli: sax, Paolo “Pee Wee” Durante: organo Hammond e Gianfilippo Boni: pianoforte e Wurlitzer hanno realizzato questo nuovo lavoro firmato Del Sangre con dieci canzoni nuove e un brano di Ivan Della Mea (Sebastiano) hanno presentato Il ritorno dell’Indiano.

Track List del nuovo CD:

1 – L’INDIANO

2 – UNA CHITARRA PER LA RIVOLUZIONE

3 – GAETANO BRESCI

4 – SUCCESSE DOMANI

5 – FUORI DAL GHETTO

6 – ALZA LE MANI

7 – SACRA CORONA UNITA

8 – SCARPE STRETTE

9 – GLI OCCHI DI GERONIMO

10 – ARGO SECONDARI

11 – SEBASTIANO

Il titolo del disco rivela in sostanza il ritorno del gruppo rock fiorentino che ha prodotto fra il 1999 e il 2010 altri sei dischi di notevole importanza sia per l’impegno sociale che per l’influenza musicale di artisti come Springsteen e i Clash. Si comprende quindi che le sonorità sono molto rock, in alcuni tratti originali, in altri con assoli più cattivi con la chitarra solista che travalica l’altra chitarra soprattutto nel brano d’apertura e dà un senso di confusione forse voluta. I trascinanti fraseggi dell’Hammond e del sax, ben inseriti in un background ritmico molto carico e ben costruito, hanno un carattere molto dinamico, sono carichi di sentimento e rivelano una certa abilità tecnica. Molto buono pure il lavoro del pianoforte. Il lutto che attraversa tutto il disco è un sentimento alto, forte, perché individua senza mistificazioni di sorta l’aporia sanguinosa della quale si nutre l’intera Storia e la cultura degli Stati Uniti. Solo in quest’ottica il genocidio dei nativi americani vive in tutto il suo orrore. Non esiste il capitalismo gentile. O dentro o fuori.

Il 5 settembre 1886 la notizia si sparse come un baleno in tutti gli Stati Uniti: il capo della tribù degli Apache, Geronimo, si era arreso per l’ultima volta nei pressi di Fort Bowie, in Arizona. Con Geronimo c’erano quindici uomini, undici donne e sei bambini. Ci erano voluti 5000 soldati, un quarto dell’intera forza dell’esercito, per arrestarlo. L’epica storia di Geronimo, la sua ascesa a leader indiano, ammirato per intelligenza e coraggio, temuto sia dagli occhi bianchi che dalla sua stessa gente, la sua decisione di resistere alla ghettizzazione dei nativi americani nelle riserve.

Avevo sangue sul vestito quando mi misero in ginocchio e fui portato in aula con le catene con le catene ai polsi e le ferite ancora aperte Giura di dire il vero, giura su Dio Ma Vostro Onore la verità non la saprà dalla mia bocca più che da ogni carogna che ho fatto fuori Ogni banchiere in doppio petto, ogni custode del rispetto Credo che mentirei chiedendo scusa Avevo una famiglia ed un lavoro almeno onesto e i miei capelli bianchi troppo presto Tagli al personale fu tutto quello che mi fu detto senza nemmeno un grazie, senza un saluto E la mia casa presto aveva un cielo come tetto quando la banca se la portò via e non rimase niente, salvo il riflesso di uno specchio dove ho paura anche a guardarci dentro Avevo i denti consumati e il sangue freddo nelle mani quando premetti il dito sul grilletto e non provai rimorso quando li stesi tutti dentro in quella fossa prima di me stesso Un uomo a 40 anni ed una vita devastata non mi hanno piegato, neanche un momento Si sono presi tutto ma non lo sguardo di quel tempo Con gli occhi di Geronimo li ho guardati

Geronimo fu chiamato anche il Sognatore, perché Geronimo riferiva di avere il potere di vedere il futuro; in effetti all’epoca di Cochise (“Kociss”, Coltello) era lo sciamano della tribù. Geronimo combatté contro un sempre maggior numero di truppe messicane e statunitensi e divenne famoso per il suo coraggio e per essere sfuggito numerose volte alla cattura. Le forze di Geronimo divennero l’ultimo grande gruppo di combattimento di pellerossa che si rifiutarono di riconoscere il governo degli Stati Uniti nel West. Questa lotta giunse a termine il 4 settembre 1886, quando Geronimo si arrese al generale Nelson Miles dell’esercito statunitense, a Skeleton Canyon, Arizona. Geronimo venne mandato in prigione in Florida. Nel 1894 venne trasferito a Fort Sill (Oklahoma). In età avanzata Geronimo divenne una specie di celebrità, ma non gli fu permesso di fare ritorno alla sua terra natia. Cavalcò durante la parata inaugurale del Presidente Theodore Roosevelt, nel 1905. Geronimo morì di polmonite a Fort Sill il 17 febbraio 1909.

GAETANO BRESCI – Nella sua fotografia più nota Gaetano Bresci ci appare come un distinto signore dall’aspetto curato, con i baffi impomatati, le punte rivolte appena all’insù, giacca nera, camicia bianca e farfallino. Non a caso, fin da ragazzo, a Prato, era stato soprannominato il «paino», ovvero il damerino: un nomignolo che gli era sempre andato un po’ stretto. Trascorre l’infanzia a Prato, dove la sua vita lavorativa inizia a soli undici anni, per quattordici ore al giorno, dal lunedì al sabato, con la domenica trascorsa alle scuole comunali per imparare a decorare la seta. La prima volta in galera è a 23 anni, con l’accusa di aver insultato una guardia. Il confino, invece, a 26, sull’isola di Lampedusa, per aver partecipato a scioperi e manifestazioni anarchiche. Tornato a casa, trova lavoro in Garfagnana e mette incinta una donna. Riconosce il figlio, si assicura che abbia di che vivere, e poi parte per gli Stati Uniti, in cerca di fortuna, e all’inizio del 1898 si trasferisce a Paterson, The Silk City, la città della seta che stava a una trentina di chilometri a nord di New York, nel New Jersey. Fabbriche su fabbriche e il fiume Passaic ai piedi delle colline: Paterson, all’arrivo di Bresci, accoglieva una comunità di circa cinquemila italiani. Gli anarchici erano almeno un migliaio, si radunavano in circoli, nei bar, leggevano e parlavano, perché in America, a parte la paga migliore, si poteva anche discutere senza il rischio di venire arrestati. Per questo aveva scelto Paterson. Sembrava che gli anarchici fossero tutti lì. Nel frattempo, a poche settimane dall’arrivo, Bresci conosce una giovane ricamatrice di origine irlandese di nome Sophie Knieland, che diventerà sua moglie. La loro luna di miele, però, è funestata dall’eco dei moti di Milano, la grande protesta popolare contro il caro vita, duramente repressa nel sangue. Vendicare i morti di Milano: sembra essere questo il movente principale del gesto di Bresci. Incominciò a organizzare il ritorno in Italia con largo anticipo, sfruttando i biglietti a prezzi scontati messi a disposizione per visitare l’Esposizione parigina. Ad amici e parenti raccontò che tornava a Prato per rivedere la famiglia e risolvere alcune questioni patrimoniali.

Mentre in America gli anarchici dibattevano, Gaetano pensò che era tempo di agire e quando si imbarcò per Le Havre, il 17 maggio 1900, aveva uno stipendio buono, un cottage a West Hoboken, una figlia di un anno e una moglie che ancora non sapeva di essere nuovamente incinta. Passando per Parigi e Genova, dopo un soggiorno a Prato dai parenti, Bresci approda nella Milano stretta dall’afa, e da lì si sposta a Monza. Il 29 luglio, elegante come sempre, va in giro per la città con la macchina fotografica al collo. Mangia ben cinque gelati al Caffè del Vapore, poi si mescola alla folla che assiste al passaggio del sovrano gli spara nel petto tre colpi con la sua Harrington & Richardson calibro 38 a cinque colpi, acquistata a New York prima d’imbarcarsi. Il primo colpo è per i morti di Milano, le «vittime pallide e sanguinanti del generale Bava Beccaris, per il potere che elargisce medaglie agli assassini e piombo agli sfruttati». Il secondo colpo è per i compagni di Paterson costretti all’esilio, «per gli operai e le operaie che la fame e le persecuzioni hanno allontanato dalle proprie case. Per tutti gli anarchici reclusi, confinati, accerchiati dal mare su un’isola prigione». Il terzo colpo è per la sua infanzia negata, la breve infanzia trascorsa a Prato, «avvilita dal lavoro ottimizzato che non dà tregua». Non si sa se ci fu un quarto colpo, la cronaca su questo punto non è chiara. In ogni caso tre furono sufficienti. Nel libro di Pasi, autore e giornalista del tg3, non mancano i riferimenti alla stampa del tempo; alle pubblicazioni libertarie – L’Aurora, La Questione Sociale e Il Risveglio –, che descrivono Bresci come un eroe, e ai giornali filogovernativi, che lo rappresentano come un pazzo o come il mero esecutore di un grande complotto. Il processo si svolse con una rapidità insolita. Giudicato colpevole del delitto di regicidio, con sentenza del 29 agosto 1900, Gaetano Bresci fu condannato alla pena dell’ergastolo, di cui i primi sette anni da scontarsi in segregazione cellulare continua. Ufficialmente si impiccò nella sua cella nel carcere di Santo Stefano il 22 maggio del 1901, ma non aveva con sé altro oggetto se non un fazzoletto, e secondo i medici che effettuarono l’autopsia, il corpo era in stato di decomposizione troppo avanzato per essere morto da sole 48 ore. La versione ufficiale è che sia morto in carcere, più probabile che sia stato riempito di botte dalle guardie, non c’era neanche la sua tomba, prima che l’anarchico e poeta del vino Luigi Veronelli la individuasse e mettesse una croce di legno nel giardino del carcere.(Fonte Pasi)

ARGO SECONDARI – nasce a Roma il 12 settembre 1895. Di estrazione sociale borghese è il quinto di sette figli. Dopo la prematura morte della madre, sebbene giovanissimo, viene fatto imbarcare come mozzo in una nave in partenza per il Sud America, dove, fatte perdere le proprie tracce, vive di espedienti. Tra le varie professioni esercita anche quella di pugile ed entra in contatto con i circoli sovversivi dell’emigrazione italiana. È sicuramente questa scuola di vita che forgia il suo carattere barricadero, generoso e ribelle e che, allo scoppio del conflitto mondiale, lo conduce, al pari di molti sindacalisti rivoluzionari a fare ritorno in Italia per arruolarsi -assieme ai fratelli- nella guerra contro gli imperi centrali. Partito come soldato semplice, durante il conflitto mondiale, raggiunge il grado di tenente del battaglione Studenti degli Arditi. Decorato con tre medaglie al valor militare, nel dopoguerra è uno dei fondatori dell’Associazione tra gli Arditi. Nel luglio 1919 pianifica, di concerto con elementi anarchici e repubblicani, un tentativo insurrezionale che dal Forte di Pietralata si sarebbe dovuto estendere ai quartieri popolari della capitale. Ma il piano fallisce e i congiurati arrestati. Secondari riesce a sfuggire alla cattura e dopo un breve periodo di latitanza sui monti vicino Bevagna viene arrestato mentre cerca di espatriare in Svizzera. Grazie ad un’amnistia, torna libero nel marzo del ‘20. Due mesi dopo, in maggio, è il principale promotore, in seno alla sezione romana dell’Ass. Arditi, dell’espulsione dal direttivo degli Arditi legati alle correnti politiche d’ordine e reazionarie (fascisti e nazionalisti). A più riprese S. cerca di far scendere in piazza gli Arditi romani al fianco dei lavoratori in occasione delle agitazioni del “Biennio rosso” ma nel complesso i suoi tentativi falliscono. Secondari si dimette da ogni carica direttiva. La sua figura riemerge prepotente dalle ceneri dell’arditismo l’anno successivo, nel pieno dilagare dello squadrismo fascista. È infatti Secondari che, di concerto con gli Arditi Piccioni e Baldazzi, legati ad un’altra associazione la “Fratellanza tra gli Arditi d’Italia” e l’anarchico interventista Attilio Paolinelli fonda, negli ultimi giorni del Giugno 1921, gli Arditi del Popolo: la prima milizia paramilitare della classe operaia Estromesso, nell’ottobre dello stesso anno, dall’associazione da lui stesso fondata, a causa dei dissidi con l’ala dell’organizzazione legata ai partiti e alla politica, Secondari cerca, senza riuscirvi, di raccogliere nuove forze attorno ad un nuovo progetto di milizia antifascista. Nell’ottobre del ‘22, nei giorni della marcia su Roma, Secondari viene aggredito sotto casa da una squadraccia di fascisti, tutti armati di bastone. Nella lotta furibonda egli, coraggioso ma solo, viene più volte colpito alla testa da violente bastonate. Dall’aggressione non si riprenderà più. Trasferitosi col fratello a Camerino, nel 1924 viene internato dalle autorità fasciste nel locale manicomio criminale. Traferito, in seguito, in quello di Montefiascone e, definitivamente, in quello di Rieti. Sepolto dalla vendetta dello stato fascista tra le mura del sanatorio della cittadina laziale, Secondari trova la morte, dopo 17 anni di internamento coatto, il 17 marzo 1942.(Fonte P.S.)

Le lacrime dell’indiano sono vere, le canzoni le piangono per tutti i Geronimo e gli eroi della storia. Loro non avrebbero pianto. Così noi piangiamo per loro.

Come tributo a Ivan Della Mea i Del Sangre hanno scelto non a caso un eroe operaio: SEBASTIANO. Le canzoni di Della Mea facevano da colonna sonora alle proteste degli studenti e degli operai e parlavano una lingua diretta, al punto da introdurre naturalmente e felicemente i comizi più partecipati e le manifestazioni più intense. Ivan ha cantato, scritto, parlato la politica e le lotte, ma soprattutto i sentimenti, i rapporti che a quelle lotte davano, e se non vogliamo farlo morto, daranno ancora un senso.

Sebastiano l’operaio

il terrone da catena

licenziato stamattina

e stasera alla fontana

Accusato di violenza

contro i capi, terrorista,

perché oggi chi picchetta

quanto meno è brigatista

   VIVA LA FIAT

Licenziato con sessanta

che con lui fa sessantuno

tutti quanti terroristi

mentre il terrorista è uno

Terrorista è chi ci nega il diritto alla ragione

alla lotta per la vita

contro la disperazione

     VIVA LA FIAT

Controllare le assunzioni

poi schedare il personale

concordare pseudo-lotte

e alla fine licenziare

Incastrare il sindacato

ingolfare la sinistra

è il progetto dichiarato

del padrone terrorista

   VIVA LA FIAT

Col sorriso doppiopetto

il fumeè – democrazia

la mattia ci licenzia

e poi svelto corre via

Lo ritrovi in Quirinale

“Anche questa è una scelta”

per mostrare al presidente

la sua nuova Lancia Delta

Una lancia per lo stato

nato dalla Resistenza

o per la Costituzione

certo contro la violenza

Di sessanta Sebastiano

il terrone terrorista

perché oggi chi picchetta

quanto meno è brigatista

Liquidato con sessanta

che con lui fa sessantuno

tutti quanti terroristi

mentre il terrorista è uno

L’estrema umanità di queste canzoni non fa che confermare la validità di questo lavoro e dei suoi autori, in storie toccanti e spietate, dove l’animo umano, vagliato in profondità, viene messo a nudo, anche questo, in un contrasto tra gioventù e vecchiaia, tra l’amaro sapore del ricordo e la consapevolezza del tempo perduto, tra l’insensibilità, che purtroppo ci circonda, ed il sottile velo che separa la realtà dal fantasioso e sognante mondo interiore dell’uomo. Credo che sia giusto ascoltare questo album. La netta suddivisione tra il bene ed il male, tra il buono ed il cattivo, tanto difficile da riconoscere nel nostro tempo piuttosto ipocrita, ci tranquillizza, è la nostra fortezza della solitudine, uno dei nostri ultimi conforti.

SCARPE STRETTE   *****

C’è chi piange troppo per sperare

che forse un giorno sorriderà

e chi spera troppo per pensare

che quel giorno non piangerà

È una scelta vivere o morire

testa o croce prendere o lasciare

chiedi al sangue che ti ha dato un nome

quanta vita ancora puoi versare

Mio padre sicuro, mi tiene per mano

l’inferno non brucia, il passo è deciso

la prima scopata, bicchieri di vino

polmoni bruciati, non sei più un bambino

Ti guardi allo specchio, i solchi sul viso

e quanto hai pagato ti ha tolto il sorriso

Ti accorgi di colpo che la strada è sterrata

Le scarpe più strette di quelle che avevi,

quando sei partito…

C’è chi un tempo ha scelto di fuggire

e chi ha scelto di morire qua

Chi ha lasciato lacrime di sale

su autostrade senza un’anima.

È una sfida a chi corre più forte

auto truccate lanciate in corsa

Il traguardo ai cancelli del cielo

Un traguardo tagliato a forza…

 

 Autrice articolo

Gloria Berloso

Gloria Berloso