Posts tagged ‘Andrea Del Favero’

agosto 21, 2017

PETER HAMMILL

MERCOLEDI’ 15 NOVEMBRE 2017
PETER HAMMILL
Piano e Voce

Teatro “l. Candoni” Tolmezzo
ore 21:15

Peter Hammill

Peter Hammill

Artista con la “A” maiuscola e una delle voci più belle, emozionanti e versatili di sempre, Peter Hammill nasce a Londra nel 1948 e ottiene l’attenzione della scena rock internazionale negli anni Settanta come leader dei Van Der Graaf Generator, dei quali è cantante, chitarrista e pianista, e autore principale. La carriera del gruppo è costellata di scioglimenti e ricostituzioni, e Hammill intraprende parallelamente l’attività da solista, cominciata nel 1971 con e proseguita regolarmente per tutti gli anni successivi fino a oggi.
In una classifica ideale dei gruppi rock britannici più influenti negli anni Settanta, molto probabilmente non troveremmo nelle prime posizioni i Van Der Graaf Generator.

Van der Graaf Generetor

Van der Graaf Generetor

Eppure la band guidata da Hammill, fondata nel 1967 e attiva ancora oggi dopo le ripetute rinascite e cambi di formazione, merita un posto di riguardo nel panorama del rock per l’originalità sia delle scelte musicali sia dei temi trattati. Dal punto di vista musicale, infatti, pur essendo assimilati al filone progressive, la band è ben lontana dai barocchismi e dai virtuosismi dei gruppi loro contemporanei (Emerson Lake & Palmer e Yes, giusto per citarne due tra i più famosi). La musica è allo stesso tempo complessa ed essenziale, le atmosfere sono oscure e cupe (si potrebbe dfinirle “gotiche”) e riflettono i testi scritti da Hammill: l’ispirazione non deriva dalla mitologia e dall’epica (come per i Genesis) ma dal dramma interiore e dal malessere esistenziale. Ricorda Claudio Trotta, che organizzò il primo concerto dell’artista britannico nel 1987 a Genova: «Peter Hammill è un gigante della storia della Popular Music e ha segnato momenti importanti della Barley fra i quali ricordo con particolare emozione il concerto al Conservatorio, parte della rassegna di Musica Contemporanea Musica nel Nostro Tempo, durante il quale si cimentò in un pezzo a cappella, senza ausilio di strumenti né microfono, ipnotizzando l’intera platea di 1500 persone presenti.» L’ultimo lavoro da solista di Hammill è …All That Might Have Been…, uscito nel 2014; dopo Do Not Disturb (2016), il trentesimo album dei Van De Graaf Generator, il compositore è attualmente al lavoro su un nuovo capitolo della sua carriera solista.
Quella di Tolmezzo, unica data per tutto il Nord Est (le altre piazze sono Roma, Napoli, Terni, Chiari, Milano e Livorno) si profila come un nuovo grande appuntamento proposto da Folkest agli appassionati di musica della nostra regione.

  Prevendite: www.folkest.com
                      TicketOne
Angolo della Musica- Via Aquileia 89, UDINE tel. + 39 0432 505745
Agenzia Soprattutto Viaggi- Via Ermacora 5, TOLMEZZO (Ud) tel. + 39 0433 468268
Punto Verde – Via Matteotti 4/b TOLMEZZO (Ud) tel. + 39 0433 40114

luglio 6, 2016

Tre grandi appuntamenti per Folkest a Spilimbergo a partire dall’otto luglio-Luisa Amprimo proporrà sul palco di Folkest Bes de diu, canzone di denuncia politica interamente in friulano

Il prossimo appuntamento di Folkest sarà venerdì 8 luglio 2016 e si dividerà tra tre diverse location.

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In piazza Garibaldi alle ore 20:30 la serata conclusiva di Video&Danza@Folkest2016: il concorso, alla sua prima edizione, con cui Folkest prosegue la sua vocazione per la contaminazione fra le arti e apre le porte alla danza che diventa strumento per dare voce e gesto alla musica. Protagonista di questa prima edizione la musica della cantautrice Serena Finatti (voce, tastiere, loop station) di cui è stato scelto un brano, Le cirques des animaux, sul quale è stato realizzato un videoclip, realizzato da Manuel Zarpellon e Giorgia Lorenzato, che ha visto come protagonista Luisa Amprimo, vincitrice di questo Video&Danza@Folkest, e Andrea Gorassini (dalla scuola Ilydance di Monfalcone) che, per Video&Danza@Folkest si è aggiudicato il Premio Anima e Corpo. Oltre al videoclip, Luisa Amprimo proporrà sul palco di Folkest Bes de diu, canzone di denuncia politica interamente in friulano con cui ha vinto Video&Danza come miglior coreografia. Si cimenterà anche in alcune proprie coreografie. Mentre Andrea Gorassini proporrà Serena più che mai, il brano di Serena Finatti di cui aveva presentato la coreografia in sede di concorso. Mentre Laura Della Longa dell’Atelier Spaziodanza di Udine, vincitrice di una menzione speciale per la coreografia, presenterà la sua lettura di Conchiglia di Serena Finatti.

Tutte le musiche di Serena Finatti saranno eseguite dal vivo grazie al supporto alla chitarra di Andrea Varnier e del Coro Sing&Feel.

A seguire salirà sul palco l’Andrea Capezzuoli Compagnia: gruppo fondato nel 2006 nella cui musica si mescolano storie, leggende, canzoni, ballate, danze del nord Italia condite con suoni, melodie e ritmi provenienti da diverse regioni d’Europa e d’America.

Seguiranno i Mestison: la loro muisca è una miscela esplosiva di ritmi, canti, danze ed etnie dove i tamburi tradizionali e le percussioni minori si mescolano sapientemente a strumenti più moderni quali il basso, il sax e il clarinetto, dando anima a ritmi come cumbia, son corrido, mapalé, son palenquero, bullerengue e molti altri.

In Piazza Duomo alle ore 21:15 saranno protagonisti i Kitchen Implosion, uno dei gruppi selezionati attraverso Suonare@Folkest: un progetto musicale che trova linfa vitale in 30 anni di punk-rock pogato e “suonato” su vinili usurati e cassette smagnetizzate; e Saba Anglana che ha da poco pubblicato un disco di grande valore, interamente cantato in Amarico, affascinante lingua di origine etiope, e in Somalo, con solo un pezzo in inglese.

Presso l’Enotoca la Torre alle ore 23.30 si esibiranno i Teach tShleibhe: gruppo irlandese che da tempo cavalca le scene europee.

 

giugno 11, 2016

Ritorna FOLKEST – LA FIESTE DA SEDON musica popolare friulana

LA FIESTE DA SEDON

Anteprima Folkest 2016 – Festa della musica popolare friulana

Castello di Ragogna

12 giugno 2016

del favero e c.

Folkest offre un primo assaggio del suo fitto Festival con un’anteprima che è ormai diventato un appuntamento con la tradizione e la cultura popolare friulana: attorno al gruppo musicale La Sedon Salvadie e al suo concerto, domenica 12 giugno al Castello di Ragogna in programma una grande Festa della musica popolare che coinvolge tutti i musicisti che hanno fatto parte di questa formazione, i loro personali progetti artistici, gli amici e gli amici degli amici. Dopo il successo, infatti, delle prime dieci edizioni dell’annuale festa de La Sedon, questo appuntamento raccoglie da quest’anno intorno a sé alcune realtà molto significative della cultura friulana come l’Associazione Glesie Furlane di Villanova di San Daniele del Friuli e la Clape Culturâl Patrie dal Friûl di Udine, editrice dello storico periodico La Patrie dal Friûl, che si affiancheranno all’Associazione Culturale Folkgiornale nell’organizzazione di questo festival dedicato alla musica tradizionale friulana, nell’intento di farlo diventare un autentico punto d’incontro tra diverse realtà musicali e culturali del Friuli, unite anche nell’omaggio a Bertrando di Saint Genes, il più grande Patriarca di Aquileia, del quale ricorre l’anniversario della scomparsa nei prati della Richinvelda in queste stesse giornate.

Carantan

Il gruppo musicale La Sedon Salvadie, considerato oggi il maggior rappresentante della scena musicale tradizionale e dell’evoluzione della musica folk friulana, è da sempre legato al territorio del Comune di Ragogna, sia perché uno dei suoi fondatori era residente proprio a Ragogna, sia perché qui furono effettuate molte ricerche negli anni Ottanta, a metà anni Novanta e anche recentemente.

La Sedon Salvadie ha da poco girato la boa dei trent’anni di attività, anni che hanno visto il gruppo esibirsi in tutto il mondo e collaborare anche con musicisti molto importanti (Angelo Branduardi, Massimo Bubola, The Chieftains, Carlos Nuñez e Inti Illimani tra gli altri). Dalle file de La Sedon Salvadie hanno preso le mosse le formazioni più significative dell’attuale panorama musicale friulano:  Andrea Del Favero, Giulio VenierLino Straulino, Emma Montanari, Marisa Scuntaro, Dario Marusic, Glauco Toniutti. Tutti hanno militato o militano in questa formazione e hanno dato o danno vita a molti altri gruppi e realtà di ricerca e di riproposta, quali Carantan, Braul, Tischlbong, Montanari Grop, Furclap, Nosisà, Lino Straulino… Trent’anni di storia, visti con gli occhi di tre generazioni di musicisti, diventano così l’occasione per ripercorrere le tappe della riscoperta e dell’evoluzione della musica popolare friulana, dal rischio di oblio degli anni Settanta, fino al grande impatto con i media, alle tournée in tutto il mondo, alle apparizioni televisive e agli special dedicati, oltre le prestigiose collaborazioni alcune delle quali saranno presenti alle giornata de La Fieste da Sedon.

Il tutto sarà inserito negli spazi giusti all’interno del castello e nelle aree disponibili, con un impatto che tenga conto del valore del monumento all’interno del quale ci si andrebbe a muovere, secondo una valutazione da fare all’atto della stesura del progetto definitivo della manifestazione, inserendo con lo stesso criterio anche eventuali stand. Elemento fondamentale e caratterizzante del castello Superiore di Ragogna è il mastio, conosciuto anche come torre, utilizzato dai Conti di Porcia fino alla seconda metà del XVIII e poi lasciato lentamente cadere in rovina. Alla fine nel 1976 il terremoto lo distrusse quasi completamente.

Oggi il mastio si presenta completamente ricostruito, anche se profondamente modificato per quanto riguarda la disposizione interna dei locali. La progettazione infatti ha tenuto conto del recupero di alcune parti originarie di muratura al piano terra in funzione di quello che dovrebbe essere il futuro Museo del Castello.

Alla realizzazione dell’evento contribuiranno varie realtà: oltre all’associazione Culturale Folkgiornale, Associazione Glesie Furlane di Villanova di San Daniele del Friuli e la Clape Culturâl Patrie dal Friûl, con il patrocinio della Provincia di Udine e della Comunità Collinare del Friuli, che da anche il contributo, il Comune di Ragogna (con il patrocinio all’iniziativa e la concessione d’uso del castello), la Edit Eventi di Spilimbergo che curerà Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni, inserendo le manifestazione tra gli appuntamenti di maggior spicco di un festival internazionale come Folkest.

castello di ragogna

Lino Straulino

Lino Straulino

 

 

 

 

 

 

 

Domenie ai 12 di Jugn dal 2016.

Domenica 12 giugno 2016.

Program da zornade

Programma della Giornata

10.00 messe pal Beât Bertrand cu lis

Lino Straulino

Bintars

musicheis da vecje tradizion dal Patriarcjat (santa messa per il Beato Betrando di Aquieia con le musiche della vecchia tradizione del Patriarcato di Aquileia).

11.15 visite al cjistiel, par cure dal Grup Archeologjic Reunia (visita al castello a cura del Gruppo Archeologico Reunia).

11.45 aperitîf salvadi (aperitivo selvatico)

12.15 a gustà cu la Sedon (a pranzo con la Sedon Salvadie)

Tal salon dal cjistiel (Nel salone del castello)

14.30 Andrea Del Favero e Glauco Toniutti – savôrs e sunôrs dal Friûl, ienfri musiche e ricetis dai cogos     da storie dal Friûl (Andrea Del Favero e Glauco Toniutti – sapori e suoni dal Friuli, tra musiche e ricette dei cuochi della storia del Friuli)

15.45 Memoreant Beltram: storiis sul Patriarcje  (In ricordo di Bertrando: storie sul Patriarca)

Tal curtîl dal cjistiel

Nel cortile del castello

concierts dai grups musicâi

concerti con i gruppi musicali

16.00 Carantan

16.45 I Bintars

17.30 Lino Straulino

18.15 La Sedon Salvadie

19.00 Si sune e si fâs fieste ducj insieme

Si suona e si fa festa tutti insieme

Si mangje e si bêf par furlan.

Si mangia e si beve in friulano

Si podaran comprà discs e libris su la culture Furlane.

Potrano essere acquistati dischi e libri sulla cultura Friulana.

aprile 5, 2016

Del Sangre – Il Ritorno dell’Indiano

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Del Sangre

 

Il volto indiano di Geronimo rimanda ad una vecchia foto virata color seppia, colore della sabbia rossa del deserto americano, quello immaginato e sognato, quello dei canyon e delle rapide, quello del Mississippi e quello della polvere incollata alla faccia dei cercatori d’oro e dei poveri disperati diseredati di tutte le terre del mondo, finiti là, nel vecchio, maledetto, amatissimo Ovest americano.

Luca Mirti: voce chitarra, Marco “Schuster” Lastrucci: basso, Fabrizio Morganti: batteria, Giuseppe Scarpato: chitarra, Claudio Giovagnoli: sax, Paolo “Pee Wee” Durante: organo Hammond e Gianfilippo Boni: pianoforte e Wurlitzer hanno realizzato questo nuovo lavoro firmato Del Sangre con dieci canzoni nuove e un brano di Ivan Della Mea (Sebastiano) hanno presentato Il ritorno dell’Indiano.

Track List del nuovo CD:

1 – L’INDIANO

2 – UNA CHITARRA PER LA RIVOLUZIONE

3 – GAETANO BRESCI

4 – SUCCESSE DOMANI

5 – FUORI DAL GHETTO

6 – ALZA LE MANI

7 – SACRA CORONA UNITA

8 – SCARPE STRETTE

9 – GLI OCCHI DI GERONIMO

10 – ARGO SECONDARI

11 – SEBASTIANO

Il titolo del disco rivela in sostanza il ritorno del gruppo rock fiorentino che ha prodotto fra il 1999 e il 2010 altri sei dischi di notevole importanza sia per l’impegno sociale che per l’influenza musicale di artisti come Springsteen e i Clash. Si comprende quindi che le sonorità sono molto rock, in alcuni tratti originali, in altri con assoli più cattivi con la chitarra solista che travalica l’altra chitarra soprattutto nel brano d’apertura e dà un senso di confusione forse voluta. I trascinanti fraseggi dell’Hammond e del sax, ben inseriti in un background ritmico molto carico e ben costruito, hanno un carattere molto dinamico, sono carichi di sentimento e rivelano una certa abilità tecnica. Molto buono pure il lavoro del pianoforte. Il lutto che attraversa tutto il disco è un sentimento alto, forte, perché individua senza mistificazioni di sorta l’aporia sanguinosa della quale si nutre l’intera Storia e la cultura degli Stati Uniti. Solo in quest’ottica il genocidio dei nativi americani vive in tutto il suo orrore. Non esiste il capitalismo gentile. O dentro o fuori.

Il 5 settembre 1886 la notizia si sparse come un baleno in tutti gli Stati Uniti: il capo della tribù degli Apache, Geronimo, si era arreso per l’ultima volta nei pressi di Fort Bowie, in Arizona. Con Geronimo c’erano quindici uomini, undici donne e sei bambini. Ci erano voluti 5000 soldati, un quarto dell’intera forza dell’esercito, per arrestarlo. L’epica storia di Geronimo, la sua ascesa a leader indiano, ammirato per intelligenza e coraggio, temuto sia dagli occhi bianchi che dalla sua stessa gente, la sua decisione di resistere alla ghettizzazione dei nativi americani nelle riserve.

Avevo sangue sul vestito quando mi misero in ginocchio e fui portato in aula con le catene con le catene ai polsi e le ferite ancora aperte Giura di dire il vero, giura su Dio Ma Vostro Onore la verità non la saprà dalla mia bocca più che da ogni carogna che ho fatto fuori Ogni banchiere in doppio petto, ogni custode del rispetto Credo che mentirei chiedendo scusa Avevo una famiglia ed un lavoro almeno onesto e i miei capelli bianchi troppo presto Tagli al personale fu tutto quello che mi fu detto senza nemmeno un grazie, senza un saluto E la mia casa presto aveva un cielo come tetto quando la banca se la portò via e non rimase niente, salvo il riflesso di uno specchio dove ho paura anche a guardarci dentro Avevo i denti consumati e il sangue freddo nelle mani quando premetti il dito sul grilletto e non provai rimorso quando li stesi tutti dentro in quella fossa prima di me stesso Un uomo a 40 anni ed una vita devastata non mi hanno piegato, neanche un momento Si sono presi tutto ma non lo sguardo di quel tempo Con gli occhi di Geronimo li ho guardati

Geronimo fu chiamato anche il Sognatore, perché Geronimo riferiva di avere il potere di vedere il futuro; in effetti all’epoca di Cochise (“Kociss”, Coltello) era lo sciamano della tribù. Geronimo combatté contro un sempre maggior numero di truppe messicane e statunitensi e divenne famoso per il suo coraggio e per essere sfuggito numerose volte alla cattura. Le forze di Geronimo divennero l’ultimo grande gruppo di combattimento di pellerossa che si rifiutarono di riconoscere il governo degli Stati Uniti nel West. Questa lotta giunse a termine il 4 settembre 1886, quando Geronimo si arrese al generale Nelson Miles dell’esercito statunitense, a Skeleton Canyon, Arizona. Geronimo venne mandato in prigione in Florida. Nel 1894 venne trasferito a Fort Sill (Oklahoma). In età avanzata Geronimo divenne una specie di celebrità, ma non gli fu permesso di fare ritorno alla sua terra natia. Cavalcò durante la parata inaugurale del Presidente Theodore Roosevelt, nel 1905. Geronimo morì di polmonite a Fort Sill il 17 febbraio 1909.

GAETANO BRESCI – Nella sua fotografia più nota Gaetano Bresci ci appare come un distinto signore dall’aspetto curato, con i baffi impomatati, le punte rivolte appena all’insù, giacca nera, camicia bianca e farfallino. Non a caso, fin da ragazzo, a Prato, era stato soprannominato il «paino», ovvero il damerino: un nomignolo che gli era sempre andato un po’ stretto. Trascorre l’infanzia a Prato, dove la sua vita lavorativa inizia a soli undici anni, per quattordici ore al giorno, dal lunedì al sabato, con la domenica trascorsa alle scuole comunali per imparare a decorare la seta. La prima volta in galera è a 23 anni, con l’accusa di aver insultato una guardia. Il confino, invece, a 26, sull’isola di Lampedusa, per aver partecipato a scioperi e manifestazioni anarchiche. Tornato a casa, trova lavoro in Garfagnana e mette incinta una donna. Riconosce il figlio, si assicura che abbia di che vivere, e poi parte per gli Stati Uniti, in cerca di fortuna, e all’inizio del 1898 si trasferisce a Paterson, The Silk City, la città della seta che stava a una trentina di chilometri a nord di New York, nel New Jersey. Fabbriche su fabbriche e il fiume Passaic ai piedi delle colline: Paterson, all’arrivo di Bresci, accoglieva una comunità di circa cinquemila italiani. Gli anarchici erano almeno un migliaio, si radunavano in circoli, nei bar, leggevano e parlavano, perché in America, a parte la paga migliore, si poteva anche discutere senza il rischio di venire arrestati. Per questo aveva scelto Paterson. Sembrava che gli anarchici fossero tutti lì. Nel frattempo, a poche settimane dall’arrivo, Bresci conosce una giovane ricamatrice di origine irlandese di nome Sophie Knieland, che diventerà sua moglie. La loro luna di miele, però, è funestata dall’eco dei moti di Milano, la grande protesta popolare contro il caro vita, duramente repressa nel sangue. Vendicare i morti di Milano: sembra essere questo il movente principale del gesto di Bresci. Incominciò a organizzare il ritorno in Italia con largo anticipo, sfruttando i biglietti a prezzi scontati messi a disposizione per visitare l’Esposizione parigina. Ad amici e parenti raccontò che tornava a Prato per rivedere la famiglia e risolvere alcune questioni patrimoniali.

Mentre in America gli anarchici dibattevano, Gaetano pensò che era tempo di agire e quando si imbarcò per Le Havre, il 17 maggio 1900, aveva uno stipendio buono, un cottage a West Hoboken, una figlia di un anno e una moglie che ancora non sapeva di essere nuovamente incinta. Passando per Parigi e Genova, dopo un soggiorno a Prato dai parenti, Bresci approda nella Milano stretta dall’afa, e da lì si sposta a Monza. Il 29 luglio, elegante come sempre, va in giro per la città con la macchina fotografica al collo. Mangia ben cinque gelati al Caffè del Vapore, poi si mescola alla folla che assiste al passaggio del sovrano gli spara nel petto tre colpi con la sua Harrington & Richardson calibro 38 a cinque colpi, acquistata a New York prima d’imbarcarsi. Il primo colpo è per i morti di Milano, le «vittime pallide e sanguinanti del generale Bava Beccaris, per il potere che elargisce medaglie agli assassini e piombo agli sfruttati». Il secondo colpo è per i compagni di Paterson costretti all’esilio, «per gli operai e le operaie che la fame e le persecuzioni hanno allontanato dalle proprie case. Per tutti gli anarchici reclusi, confinati, accerchiati dal mare su un’isola prigione». Il terzo colpo è per la sua infanzia negata, la breve infanzia trascorsa a Prato, «avvilita dal lavoro ottimizzato che non dà tregua». Non si sa se ci fu un quarto colpo, la cronaca su questo punto non è chiara. In ogni caso tre furono sufficienti. Nel libro di Pasi, autore e giornalista del tg3, non mancano i riferimenti alla stampa del tempo; alle pubblicazioni libertarie – L’Aurora, La Questione Sociale e Il Risveglio –, che descrivono Bresci come un eroe, e ai giornali filogovernativi, che lo rappresentano come un pazzo o come il mero esecutore di un grande complotto. Il processo si svolse con una rapidità insolita. Giudicato colpevole del delitto di regicidio, con sentenza del 29 agosto 1900, Gaetano Bresci fu condannato alla pena dell’ergastolo, di cui i primi sette anni da scontarsi in segregazione cellulare continua. Ufficialmente si impiccò nella sua cella nel carcere di Santo Stefano il 22 maggio del 1901, ma non aveva con sé altro oggetto se non un fazzoletto, e secondo i medici che effettuarono l’autopsia, il corpo era in stato di decomposizione troppo avanzato per essere morto da sole 48 ore. La versione ufficiale è che sia morto in carcere, più probabile che sia stato riempito di botte dalle guardie, non c’era neanche la sua tomba, prima che l’anarchico e poeta del vino Luigi Veronelli la individuasse e mettesse una croce di legno nel giardino del carcere.(Fonte Pasi)

ARGO SECONDARI – nasce a Roma il 12 settembre 1895. Di estrazione sociale borghese è il quinto di sette figli. Dopo la prematura morte della madre, sebbene giovanissimo, viene fatto imbarcare come mozzo in una nave in partenza per il Sud America, dove, fatte perdere le proprie tracce, vive di espedienti. Tra le varie professioni esercita anche quella di pugile ed entra in contatto con i circoli sovversivi dell’emigrazione italiana. È sicuramente questa scuola di vita che forgia il suo carattere barricadero, generoso e ribelle e che, allo scoppio del conflitto mondiale, lo conduce, al pari di molti sindacalisti rivoluzionari a fare ritorno in Italia per arruolarsi -assieme ai fratelli- nella guerra contro gli imperi centrali. Partito come soldato semplice, durante il conflitto mondiale, raggiunge il grado di tenente del battaglione Studenti degli Arditi. Decorato con tre medaglie al valor militare, nel dopoguerra è uno dei fondatori dell’Associazione tra gli Arditi. Nel luglio 1919 pianifica, di concerto con elementi anarchici e repubblicani, un tentativo insurrezionale che dal Forte di Pietralata si sarebbe dovuto estendere ai quartieri popolari della capitale. Ma il piano fallisce e i congiurati arrestati. Secondari riesce a sfuggire alla cattura e dopo un breve periodo di latitanza sui monti vicino Bevagna viene arrestato mentre cerca di espatriare in Svizzera. Grazie ad un’amnistia, torna libero nel marzo del ‘20. Due mesi dopo, in maggio, è il principale promotore, in seno alla sezione romana dell’Ass. Arditi, dell’espulsione dal direttivo degli Arditi legati alle correnti politiche d’ordine e reazionarie (fascisti e nazionalisti). A più riprese S. cerca di far scendere in piazza gli Arditi romani al fianco dei lavoratori in occasione delle agitazioni del “Biennio rosso” ma nel complesso i suoi tentativi falliscono. Secondari si dimette da ogni carica direttiva. La sua figura riemerge prepotente dalle ceneri dell’arditismo l’anno successivo, nel pieno dilagare dello squadrismo fascista. È infatti Secondari che, di concerto con gli Arditi Piccioni e Baldazzi, legati ad un’altra associazione la “Fratellanza tra gli Arditi d’Italia” e l’anarchico interventista Attilio Paolinelli fonda, negli ultimi giorni del Giugno 1921, gli Arditi del Popolo: la prima milizia paramilitare della classe operaia Estromesso, nell’ottobre dello stesso anno, dall’associazione da lui stesso fondata, a causa dei dissidi con l’ala dell’organizzazione legata ai partiti e alla politica, Secondari cerca, senza riuscirvi, di raccogliere nuove forze attorno ad un nuovo progetto di milizia antifascista. Nell’ottobre del ‘22, nei giorni della marcia su Roma, Secondari viene aggredito sotto casa da una squadraccia di fascisti, tutti armati di bastone. Nella lotta furibonda egli, coraggioso ma solo, viene più volte colpito alla testa da violente bastonate. Dall’aggressione non si riprenderà più. Trasferitosi col fratello a Camerino, nel 1924 viene internato dalle autorità fasciste nel locale manicomio criminale. Traferito, in seguito, in quello di Montefiascone e, definitivamente, in quello di Rieti. Sepolto dalla vendetta dello stato fascista tra le mura del sanatorio della cittadina laziale, Secondari trova la morte, dopo 17 anni di internamento coatto, il 17 marzo 1942.(Fonte P.S.)

Le lacrime dell’indiano sono vere, le canzoni le piangono per tutti i Geronimo e gli eroi della storia. Loro non avrebbero pianto. Così noi piangiamo per loro.

Come tributo a Ivan Della Mea i Del Sangre hanno scelto non a caso un eroe operaio: SEBASTIANO. Le canzoni di Della Mea facevano da colonna sonora alle proteste degli studenti e degli operai e parlavano una lingua diretta, al punto da introdurre naturalmente e felicemente i comizi più partecipati e le manifestazioni più intense. Ivan ha cantato, scritto, parlato la politica e le lotte, ma soprattutto i sentimenti, i rapporti che a quelle lotte davano, e se non vogliamo farlo morto, daranno ancora un senso.

Sebastiano l’operaio

il terrone da catena

licenziato stamattina

e stasera alla fontana

Accusato di violenza

contro i capi, terrorista,

perché oggi chi picchetta

quanto meno è brigatista

   VIVA LA FIAT

Licenziato con sessanta

che con lui fa sessantuno

tutti quanti terroristi

mentre il terrorista è uno

Terrorista è chi ci nega il diritto alla ragione

alla lotta per la vita

contro la disperazione

     VIVA LA FIAT

Controllare le assunzioni

poi schedare il personale

concordare pseudo-lotte

e alla fine licenziare

Incastrare il sindacato

ingolfare la sinistra

è il progetto dichiarato

del padrone terrorista

   VIVA LA FIAT

Col sorriso doppiopetto

il fumeè – democrazia

la mattia ci licenzia

e poi svelto corre via

Lo ritrovi in Quirinale

“Anche questa è una scelta”

per mostrare al presidente

la sua nuova Lancia Delta

Una lancia per lo stato

nato dalla Resistenza

o per la Costituzione

certo contro la violenza

Di sessanta Sebastiano

il terrone terrorista

perché oggi chi picchetta

quanto meno è brigatista

Liquidato con sessanta

che con lui fa sessantuno

tutti quanti terroristi

mentre il terrorista è uno

L’estrema umanità di queste canzoni non fa che confermare la validità di questo lavoro e dei suoi autori, in storie toccanti e spietate, dove l’animo umano, vagliato in profondità, viene messo a nudo, anche questo, in un contrasto tra gioventù e vecchiaia, tra l’amaro sapore del ricordo e la consapevolezza del tempo perduto, tra l’insensibilità, che purtroppo ci circonda, ed il sottile velo che separa la realtà dal fantasioso e sognante mondo interiore dell’uomo. Credo che sia giusto ascoltare questo album. La netta suddivisione tra il bene ed il male, tra il buono ed il cattivo, tanto difficile da riconoscere nel nostro tempo piuttosto ipocrita, ci tranquillizza, è la nostra fortezza della solitudine, uno dei nostri ultimi conforti.

SCARPE STRETTE   *****

C’è chi piange troppo per sperare

che forse un giorno sorriderà

e chi spera troppo per pensare

che quel giorno non piangerà

È una scelta vivere o morire

testa o croce prendere o lasciare

chiedi al sangue che ti ha dato un nome

quanta vita ancora puoi versare

Mio padre sicuro, mi tiene per mano

l’inferno non brucia, il passo è deciso

la prima scopata, bicchieri di vino

polmoni bruciati, non sei più un bambino

Ti guardi allo specchio, i solchi sul viso

e quanto hai pagato ti ha tolto il sorriso

Ti accorgi di colpo che la strada è sterrata

Le scarpe più strette di quelle che avevi,

quando sei partito…

C’è chi un tempo ha scelto di fuggire

e chi ha scelto di morire qua

Chi ha lasciato lacrime di sale

su autostrade senza un’anima.

È una sfida a chi corre più forte

auto truccate lanciate in corsa

Il traguardo ai cancelli del cielo

Un traguardo tagliato a forza…

 

 Autrice articolo

Gloria Berloso

Gloria Berloso

ottobre 10, 2015

Zeki Çağlar Namlı, l’inventore dello stereo naturale su chitarra e Baglama.

Zeki Çağlar Namlı, è nato nel 1981 a Trabzon ed ha iniziato a studiare musica quando aveva 8 anni; si avvicinò al Baglama quando ne aveva 14 .

Zeki Çağlar Namlı Model Bağlama

Zeki Çağlar Namlı Model Bağlama

Anche se non ha ricevuto un’educazione Baglama molto intensa, è stato in grado di assimilare le tecniche tradizionali e molto abilmente di percorrere una insolita strada combinando nuove tecniche. Nello stesso periodo si è inscritto al Conservatorio Statale di Musica in Turchia.

In questi anni ha riscoperto e ridefinito il Baglama, creando un nuovo stile musicale, che spazia dal jazz alla world music, un nuovo tono di colore e una tecnica particolare.

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Il Baglama è uno strumento a corde usato dai popoli del Mediterraneo Orientale, da alcune regioni dell’Asia Centrale e del Medio-Oriente. Dal turco baglamak significa legare. Molti degli strumenti che in qualche modo assomigliano al Baglama, sono stati trovati negli scavi archeologici in Anatolia tra i cumuli dei Sumeri e degli Ittiti.

Baglama

Baglama

 
Secondo Namlı, la musica è un tutt’uno. Con lo stile sviluppato negli anni di studio, ha creato un sacco di composizioni e ha dato numerosi concerti.

L’invenzione stereo naturale per gli strumenti a corda, iniziata nel 2000 è stata completata nel 2002 e Namlı ha ottenuto il brevetto per questa invenzione. Con questo sistema, che ha applicato su due strumenti, Stereo Baglama e Chitarra Stereo, gli strumenti possono essere ascoltati come in un impianto stereo naturale dove l’ottava musicale si espande ed emerge un nuovo suono che porta anche ad una modifica della tecnica della musica strumentale.

Zeki Çağlar Namlı

Zeki Çağlar Namlı-Album

Il suo primo album, “La Lune”, uscito nel 2006 comprende composizioni strumentali. Mentre le composizioni nell’album più recente (2015) sono già trasmesse da molte radio internazionali, con
lo stereo naturale Baglama; una delle sue composizioni è inserita nei cataloghi degli strumenti innovativi in vari campi. In questi anni ha accompagnato molti artisti in concerti ed dischi, ha preso parte in opere comuni a breve termine. La maggior parte di questi lavori sono stati inclusi negli album di completamento.

Uno di questi è la composizione chiamata “Senden Sonra: all’inizio del disco “Homegrown Istanbul.” Nel 2007, al fine di rafforzare il rapporto tra musica popolare e la musica strumentale, ha creato un programma televisivo concept in un format stile concerto chiamato “Müziğin Diliyle” (con la Lingua della Musica) ed ha iniziato le riprese demo alla fine del 2008.
In questo programma, i musicisti interpretano le immagini di fronte a loro con la Musica, improvvisando.

Nel 2010, ha pubblicato l’album dove duetta con Dominique Di Piazza, un notevole nome nel mondo della chitarra basso.

album
Nel 2012, il programma “Müziğin Diliyle,” (con il linguaggio della musica) e il modo di sviluppare i suoni da lui, ha iniziato ad essere trasmesso. Namlı non ha solo suonato, ma è stato anche il presentatore della programma. Egli ha interpretato le questioni relative alla vita, la musica e
problemi popolari in tutto il mondo, con quasi cinquanta ospiti internazionali.
Finora ha fatto un notevole sforzo per migliorare il potenziale suono, la musica e la tecnica dello strumento che suona e il lavoro è in continuo miglioramento.
In questi anni ha reinventato e ridefinito un nuovo timbro, ovvero una nuova tecnica in larga scala creando un nuovo stile nel mondo della musica jazz.
La musica di Namli è semplicemente unica. Numerosi sono i concerti che Namli ha dato in tutto il mondo.

Con questi strumenti etnici, a parte la musica tradizionale della propria terra, con l’impianto stereo avanzato ed universale, la tecnologia si trova a lottare per l’armonia e la struttura melodica. Questo processo, anche se in ritardo perché si è cercato di superare gli sforzi personali con strumenti etnici, per adattarsi ai tempi degli ultimi sviluppi là dove la percezione della musica, la comprensione universale della musica sta cercando di prendere parte a diverse interpretazioni.

Oggi l’armonia si sposa con le tecniche di improvvisazione delle sfide più importanti nella riflessione di strumenti etnici; conoscenze musicali limitate ed acquisite in precedenza dal musicista, i metodi sbagliati, le teorie, trovano all’interno delle tecniche di suono, la comprensione della musica. In questo senso, i dati scientifici più accurati e l’attuazione di educazione musicale è molto importante: lavorare con il metodo universale di strumenti etnici e uno strumento che in sé non perde nulla della musica tradizionale, ma piuttosto aggiunge.
Questa evoluzione, anche se molto difficile e dolorosa, è essenziale in termini di apertura del fronte allo sviluppo dello strumento e certamente, un giorno diventerà comune.
L’armonia è la musica della natura, Namli è stato il primo a scoprirlo. In questo senso, invece di formazione fornita attraverso una sola decisione, le sequenze principali secondarie e modali si intrecciano, in modo che tutti gli elementi di base della musica tonale, tutte le voci devono essere somministrate all’inizio della formazione sugli standard.

Canım Kızım – Emre Karabulut & Zeki Çağlar Namlı 2015

Autore : Gloria Berloso

luglio 31, 2015

BLOWIN’ IN THE WIND by Gloria and Ricky

BLOWIN’ IN THE WIND

Quante strade deve percorrere un uomo
Prima che lo si possa chiamare uomo?
Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
Prima che possa riposare nella sabbia?
Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare
Prima che siano per sempre bandite?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto
Prima che riesca a vedere il cielo?
Sì, e quante orecchie deve avere un uomo
Prima che possa ascoltare la gente piangere?
Sì, e quante morti ci vorranno perché egli sappia
Che troppe persone sono morte?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quanti anni può esistere una montagna
Prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
Prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
Fingendo di non vedere?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

WorldFire-Web-solo-colomba-3

Nel 1989 cadeva il muro di Berlino, nel 2004 cadeva il muro confinario che divideva Gorizia (la mia città) dalla Slovenia. Nel luglio del 2015 in Ungheria verso il confine serbo si è costruito il muro anti migranti.
È incredibile ma l’uomo non ha proprio memoria della storia. Si, perché ogni barriera, ogni muro, ogni reticolato hanno sempre separato e allontanato le persone con idee e culture diverse; nel tempo questi “muri” hanno sempre avuto un giudizio negativo da chi immaginava e pensa oggi ad un mondo libero. Tutte le persone da sempre si muovono e il futuro vedrà sempre più la mescolanza di etnie, un fenomeno che non può che essere positivo dato che genera esseri che portano in sé quelle preziose diversità che possono modificare nei secoli le civiltà. D’altronde la storia ci ha insegnato che è sempre andata così. Come è possibile che la nostra cultura attuale porti a chiuderci in un recinto! Questa è una involuzione dell’uomo e credo sia pericolosa anche nel nostro quotidiano vivere. Ci vogliamo chiudere tutti dentro le nostre case, cosa raccontiamo alle generazioni successive? Che siamo difronte ad un nemico invisibile? Questi sono i muri eretti dall’indifferenza e prodotti dall’ignoranza e da idee politiche che non hanno radici storiche.
Stiamo vivendo un periodo senza dubbio molto difficile ed ognuno di noi ha il dovere ma anche il diritto di trasformare le cose cattive in buone. Certamente alzare un muro, sparare contro i nostri simili, affamare i popoli sono atti cattivi e nessuno può essere cieco davanti alle tragedie.
La canzone che io e Ricky Mantoan abbiamo scelto per interpretare la nostra fiducia nella pace è Blowin in the Wind scritta da Bob Dylan molti anni fa.

Quanti anni può esistere una montagna
Prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
Prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
Fingendo di non vedere?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Questa interpretazione, completamente arrangiata da Ricky Mantoan ed eseguita vocalmente da Gloria Berloso e dallo stesso Ricky nelle parti corali, è un esempio di cambiamento non certo per migliorare i suoni ed il testo di Dylan che è perfetto in tutte le sue parti, ma per far comprendere che le cose belle hanno una possibilità di allargare gli orizzonti per creare bellezza ulteriore. Una canzone è la nostra seconda voce ed ha un valore aggiunto per chi può e vuole ascoltare tutte le voci, senza muri e senza barriere.

Gloria Berloso, vocals
Ricky Mantoan, vocals, tutti gli strumenti, arrangiamenti

luglio 7, 2015

8 luglio: Elliot Murphy & Oliver Durand in concerto per Folkest 2015

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folkest

 

Elliot Murphy e Oliver Durand.

8 luglio 2015

PARCO DI VIA DANTE – GEMONA DEL FRIULI

 

L’8 luglio il Parco di via Dante di Gemona del Friuli alle ore 21.00 ospiterà il concerto di Elliot Murphy e Oliver Durand. Due ospiti d’eccezione dal sound rock che animeranno di energia il palco che il Comune di Gemona ha voluto mettere a disposizione di Folkest.

Cantautore della prima ora, giornalista, personaggio poliedrico, Elliot Murphy, figlio di un impresario di grande successo negli States negli anni ‘50 e di un’attrice, ha ospitato nella sua florida discografica musicisti come Mick Taylor, Billy Joel, Phil Collins. Il suo primo disco, Aquashow

La madre Josephine è un attrice, mentre il padre Elliott Sr. è un impresario molto noto, il cui poliedrico Aquashow ebbe successo per tutti gli anni Cinquanta, nel terreno su cui inizialmente aveva trovato posto la Fiera Mondiale di New York del 1939. Da questo prenderà nome anche il primo disco di Elliott, considerato uno dei migliori dischi cantautorali degli anni Settanta. Nei suoi dischi si trovano spesso ospiti di altissimo livello come Mick Taylor, Billy Joel, Phil Collins. In Selling the gold (1985) lo si può ascoltare in un duetto con Bruce Springsteen, il vecchio amico che spesso lo invita sul palco nei suoi spettacoli europei. Stabilitosi a Parigi dal 1989 ha scritto un romanzo e due raccolte di racconti, collaborando con varie riviste musicali e letterarie. Oltre che con la band Normandy All Stars, divide il palco con Olivier Durand, eccellente chitarrista, con il quale fa ormai coppia fissa da alcuni anni.

(Studio Alfa, ilblogfolk)

 

maggio 7, 2015

Sneaky Pete E. Kleinow, un po’ di storia e la nascita dello String-Bender di Gloria Berloso

Solo una manciata di chitarristi di steel ha fatto sentire la sua influenza al di là della musica country e “Sneaky” Pete E. Kleinow era uno di loro. Noto soprattutto per il suo lavoro con i Flying Burrito Brothers, ma anche per decine di registrazioni country-rock e canzoni riflettenti questo spirito, Kleinow ha trasformato la steel in uno strumento rock, amplificandola fortemente e volutamente. Per il risultato ottenuto, è stato descritto come “il Jimi Hendrix della steel guitar”.

Sneaky Pete '73 Holland

Sneaky Pete ’73 Holland

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marzo 5, 2015

Joan Baez a Udine: 8 marzo 2015, serata da tutto esaurito al Giovanni da Udine.

Sembra essere inziata nel migliore dei modi la collaborazione tra Il Teatro Giovanni da Udine e Folkest. Un tutto esaurito che accoglierà Joan Baez con lo splendido colpo d’occhio di un teatro strapieno in ogni ordine di posti. Sarà la seconda di quattro date del tour italiano che, oltre Udine, toccherà Bologna, Roma e Milano.

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gennaio 12, 2015

Eventi artistici e culturali di risonanza internazionale con EDITEVENTI

Editeventi ha sede in Spilimbergo (PN), in Friuli-Venezia Giulia. Il suo scopo aziendale primario è quello di promuovere eventi artistici e culturali di risonanza internazionale, sia in ambito regionale, che nelle vicine Carinzia, Istria e Veneto, con particolare riferimento al settore musicale.
Per informazioni inerenti a date e costi: info@editeventi.com.

Artisti 2015

ALBERTO GROLLO & FIVE STRINGS QUARTET
Italia
Il chitarrista di Conegliano, alla guida di un ensemble cameristico tutto al femminile, ha recentemente dato vita a un progetto discografico…

BRANCO SELVAGGIO
Italia
La Band nasce nel 1978 con Ricky Mantoan che fin dai primi anni sessanta si esibisce in pubblico. Il suo stile, i fraseggi, la ritmica ed il drive particolare che riesce a trasmettere a chi lo ascolta…

INTI ILLIMANI®
Cile
Ambasciatori indiscussi della cosiddetta Nueva Cancion Chilena prima e di una personalissima interpretazione della world music andina poi…

PAOLO TOFANI
Italia
Paolo Tofani nasce a Firenze il 19/01/1944. A 15 anni comincia a suonare la chitarra influenzato da artisti famosi di quel periodo: Eddie Cochran, Gene Vincent…

ALLAN TAYLOR
Inghilterra
Cantautore inglese, lasciata la scuola sedici anni cominciò la carriera dacendo da supporter ai Fairport Convention nei loro tour. Trasferito negli USA nei primi anni settanta gli procurò un netto cambiamento stilistico ….

EDOARDO DE ANGELIS
Italia
Edoardo De Angelis è uno dei cantautori italiani più accreditati dalla critica.
Dal mitico Folkstudio degli anni ’70, teatro del suo debutto, dopo una parentesi con la Schola Cantorum…

OSANNA
Italia (solo per il Nord Italia)
Gli Osanna sono un gruppo rock progressivo italiano, formato a Napoli agli inizi degli annisettanta per iniziativa del gruppo Città Frontale…

AT FIRST LIGHT
Irlanda
Band irlandese esplosa negli ultimi anni, con tour negli Stati Uniti, presenti nei principali festival del Vecchio Continente. Un sound tradizionale e moderno.

LA SEDON SALVADIE
Friuli
Fondato nel1982 questo gruppo è stato il primo a suonare con spirito nuovo le musiche tradizionali del Friuli, espressione delle diverse etnie che qui convivono da secoli.

NERI MARCORE’
Italia
Eccezionale performance di Marcorè in veste di raffinato cantante con una band di sette elementi sul palco alle prese con le sue canzoni preferite…

editeventi è interlocutore privilegiato di enti locali e di organismi regionali, che si muovono con professionalità e competenza nel settore della musica tradizionale e di qualità. È nota in tutta Europa per essere l’ideatrice e l’organizzatrice dal 1979 del più glorioso folk festival italiano, Folkest, conosciuto come il più importante folk festival dell’Europa mediterranea.
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