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dicembre 9, 2018

Daimon 27 – “La luna e la città” – Recensione di Gloria Berloso

 Non sarebbe così difficile apprezzare la buona musica. Prepararsi uno stato mentale, cercare di dimenticare le proprie sofferenze, adagiarsi lentamente tra i meandri più o meno oscuri o conosciuti della musicalità interiore. In questo caso basterebbe una chitarra, aiutata a volte da una architettura armonica sempre pura ed intimistica, ed una voce ben impostata che sappia raggiungere toni alti e vibranti così come quelli rochi e profondi. Luca Dai, potrebbe riassumere il mio pensiero e le carte in regola ce le ha.
 Non conosco l’ambiente dove è cresciuto ma capisco attraverso le sue canzoni che ha maturato la sua interiorità con la musica nella mente, nel cuore e nel cervello.

 

 La grafica della copertina molto delicata è nata dalle mani di Floriano “Canotta” Bitturini!

 

 

La luna e la città

 Cielo, luna e la città sono i grandi protagonisti di questa copertina, in una immagine suggestiva. Il significato va oltre i confini culturali e sembra voglia portare il nucleo del problema sul rapporto che esiste tra l’uomo e l’universo nel quale vive, ama e lavora.

 Raramente arriviamo a cogliere sensazioni ed ammirare una dimensione ambientale vasta, dato che tutti noi scegliamo come modulo di vita lo spazio limitato e ristretto della città.

 La Luna e la Città è stato registrato, mixato e masterizzato da Davide Lasala e Andrea Fognini presso EDAC studio dal 16 al 20 marzo 2018.

Produzione artistica: Davide Lasala

Arrangiato da: Luca Dai, Luca Bossi, Luca Stignani e Davide Lasala

Luca Dai: voce e chitarra acustica

Luca Bossi: pianoforte, rhodes, hammond e synth

Luca Stignani: batteria

Davide Lasala: chitarra elettrica e basso

Track list:

1 NEVE (LUCA DAI) 2:23

2 BENVENUTO INVERNO (LUCA DAI) 2:51

3 LA LUNA E LA CITTA’ (LUCA DAI) 2:34

4 LE NOSTRE ALI ( LUCA DAI) 3:20

5 COMO E’ DISTRUTTA (LUCA DAI) 3:27

6 SMOG (LUCA DAI) 3:17

Luca Dai

 Luca Dai ha all’attivo una corposa attività live nel circuito roots-folk e alcune collaborazioni di rilievo, come quelle con Rex Foster, Eric Taylor e The Tarantula Waltz. Il suo maestro e amico Claudio Rocchi, in una intervista nel 2011 lo ha definito “songwriter strasolato con la luna alta nel cielo. Nel 2013 sotto il nome Lupaz ha stampato il cd “Viaggio spaziale”. Nel 2015 è uscito un Ep di 4 canzoni registrato all’EDAC studio di Fino Mornasco (CO) con la produzione artistica di Davide Lasala (Vanillina) e accompagnato da Alberto Motta, Luca Bossi (Edda, Dilaila), Lou Capozzi (Vanillina) e Alessia Pasini (Inis Fail). Nel 2016 ha suonato l’armonica in una canzone di Massi Lanciasassi (The Leeches), inserita nel doppio disco tributo a Speedy Angel dei Potage “Una Hofner rosso mefitico”. La sua canzone, Mr Mistero è presente nel disco tributo a Claudio Rocchi “Una fotografia”, registrato dal vivo a Milano il 18 giugno 2016 . Nell’ottobre 2016 ha scritto assieme a Rex Foster la canzone: “Lover, I’m coming for you” inserita nel disco dell’artista texano che uscirà a febbraio 2019. In questa canzone ha suonato il dobro Cindy Cashdollar che troviamo nei dischi di Bob Dylan, Van Morrison e altri grandi artisti. Nel Natale 2016 è uscita la canzone “Santa is surfin’ (again)” dei The Wavers, dove Luca suona l’armonica e canta. A febbraio 2018 è uscito su Bandcamp l’album: “ROMA CAPOVOLTA”, con la partecipazione di Rex Foster e Edda Terra DiBenedetto ed altri amici.

 Il 21 dicembre uscirà il suo nuovo EP registrato e prodotto all’EDAC studio di Fino Fornasco con Davide Lasala (Giorgieness), Luca Bossi (Edda) e Luca Stignani alla batteria.

L’etichetta sarà la You Can’t Records.

 

 

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dicembre 2, 2018

RIFLESSIONI D’AUTORE: GERARDO TARALLO

Nel nostro percorso di vita spesso accade d’incrociare persone eccellenti con le quali riesci ad intrecciare relazioni che rimangono intatte nel tempo. L’intelligenza, il rispetto, la capacità intellettuale e l’umiltà per me sono sempre i punti di forza per rendere più solido e onesto, un rapporto di amicizia e anche, perché no di collaborazione.
Tra la fine del 2010 e gli inizi del 2011, sulla mia strada ho incrociato alcuni artisti di spessore con i quali ho diviso emozioni, gioie, sintonie e soddisfazioni. Grazie alle collaborazioni con questi personaggi dell’arte ho vissuto in maniera più intensa il mio rapporto con la musica che non mi ha lasciato mai sola.
L’arma più importante anche se invisibile è sempre stata la stima reciproca. Uno di questi artisti è il Maestro Gerardo Tarallo, persona schiva perché non ama stare sotto i riflettori ma importante nel suo ruolo di Autore, Compositore, Arrangiatore e Direttore d’Orchestra.

GERARDO TARALLO

GERARDO TARALLO

La sua biografia è ricca di avvenimenti e di collaborazioni di grande rilievo.

Gerardo Tarallo ha compiuto a Napoli gli studi musicali di chitarra e armonia con Giorgio Frank, Lello Giaquinto, Nicola Fariselli e Mario Gangi.
A Milano nei primi anni ’70 ha iniziato come autore e music-maker presso la casa discografica Durium, subito apprezzato da musicisti come Marcello Minerbi, Pino Calvi, Tony De Vita e Armando Sciascia.
Arrangiatore di artisti italiani e stranieri è autore di numerose canzoni e sigle TV, musiche per spettacoli teatrali, musiche per trasmissioni radiofoniche e canzoni per bambini.
Nel 1972 la sua canzone “La mente nuda”, interpretata da un giovanissimo PAOLO DEL PONTE, rappresentò l’Italia all’Eurofestival di Lisbona.
La canzone si classificò sesta e, nel tempo, ha avuto diverse versioni di interpreti internazionali: il cileno ANTONIO PRIETO, lo spagnolo JOSE’ BERTRAND, il canadese RICK DANKO, la giapponese AGNES CHAN, l’italo-americano SAUROH ROMOZ, la cinese LI XIAO e l’italiano CARLO FONTANA.
E’ stata la canzone più suonata sulle grandi navi negli anni ’70 e ’80 ed è tra gli evergreen internazionali.
Per ELISABETTA VIVIANI ha arrangiato 8 album tra i quali è contenuto il brano “C’è” che partecipò al Festival di Sanremo del 1982 (6° posto).
Nel 1981 ha arrangiato per la Durium l’unico album di canzoni registrato dall’attore PIERO MAZZARELLA “Un poo per rid e un poo per minga piang”, scrivendo col grande artista cinque brani.
Nel 1982 ha scritto arrangiato il brano “Come sarà domani” interpretato da GIANNI PETTENATI, sigla della serie TV “Una vita da vivere” in onda su Canale 5 (38 puntate).
Ancora per GIANNI PETTENATI nel 1984 ha arrangiato la versione Disco-dance di Bandiera gialla.
Ha scritto e arrangiato nel 1987 la sigla storica del BIMBOFESTIVAL “Noi siam quelli” e nel 1991 la sigla “Verde pistacchio” per Junior TV, due sigle-cult per bambini.
Nel 1992 ha arrangiato e diretto a Sanremo Giovani la cantante FRANCESCA BASILE con la canzone “Principessa”.
Nel 1994 ha arrangiato, scritto e diretto il brano “Dove mi porta il cuore” per FRANCESCA BASILE al Festival di Castrocaro.
Nel 1996 ha scritto la sigla della trasmissione televisiva “L’uomo e il mare” di Folco Quilici in onda su RAI UNO andata in onda per due anni consecutivi.
Nel 2005 ha scritto e arrangiato le musiche per la trasmissione “Tutti i colori del giallo” (24 puntate) in onda su Radio Due RAI.
Nel 2006 ha scritto e arrangiato le musiche del programma “Lupo Alberto un Lupo alla radio” con Enzo Iacchetti, Lella Costa e Gianni Fantoni in onda su Radio Due RAI (28 puntate).
Nel 2013 ha scritto e pubblicato il volume “Metodo teorico-pratico per l’Arrangiatore”.
Nel 2014 ha arrangiato il CD “Sunrise” per l’Artista internazionale MARIANA PREDA, virtuosa del flauto di Pan, in cui ha scritto anche due brani.
Nello stesso anno ha collaborato musicalmente con il famoso pianista SANTE PALUMBO alla stesura del “Manuale di Jazz progressivo e immediato”.
Nel 2015 ha scritto e pubblicato il volume “Come avvicinare il bambino alla musica”.
E’ stato presente all’EXPO 2015 con “Luna bianca”, un brano musicale realizzato con la grande orchestra, scritto per uno dei dieci grandi eventi dell’EXPO per il quale ha ricevuto nel 2016 a New York il premio “Great work”. Il brano è stato inserito tra i sottofondi dei Compositori Moderni nei prestigiosi saloni del MUSEO della MUSICA di PRAGA.
Nel 2017 ha scritto e pubblicato il “Dizionario degli strumenti musicali- Dalla A alla Z “.
Nel 2018 ha arrangiato il CD “Come un film in bianco e nero” con 8 suoi brani interpretati da CARLO FONTANA. Nello stesso anno ha realizzato e arrangiato con la grande orchestra il CD pop-lirico “Amare ancora” per la soprano DENIA MAZZOLA GAVAZZENI in cui ha musicato 8 testi della famosa artista.
Il disco gli è valso il Premio “Super Pop Lyrique”assegnato a Parigi dal quotidiano Le Monde il 1° dicembre 2018.

Ha lavorato per Durium, Panarecord, Ricordi, Duck, R.C.A., Joker, Ri Fi, Topkapy, CGD, I.M.I., Five, Lariana, LF koop, EMI, MAP, Wep, SAAR- Disco Più, Brad, Halidon..

Direttore Artistico della manifestazione “Tuttofolk” (dal 1977 al 1980), della Peter Pan Production, (dal 1992 al 2000), del Martesana Rock (dal 2000 al 2004), del Premio Sergio Endrigo del 2011, del Premio Giovanni D’Anzi e dell’Ambrogino d’Oro (dal 2016) e, dal 1987 ad oggi, del Bimbofestival.

E’ stato Direttore Artistico di importanti etichette discografiche e case di produzione alternando l’attività di didatta in Scuole e Accademie Musicali.

Dal luglio 2018 è consulente musicale e produttore della SAAR RECORDS, storica ed importante etichetta che ha lanciato Tenco, Celentano, Jannacci, Dallara, Battiato, Leali e tantissimi altri importanti interpreti della storia della musica.

La bellezza di questa professione è che non conosce età e resiste nel tempo. I suoi attori continuano a crederci. Gerardo Tarallo con il prestigioso Premio ricevuto a Parigi e il passaggio alla SAAR, mi ha comunicato che intende proseguire nella sua opera senza sosta. Il prossimo anno sarà il direttore artistico e curatore, sezione musica di: Bimbo Festival, Premio D’anzi, Cantemm Insemma, Premio Giulio Perotti Musica & Poesia, l’Ambrogino d’Oro.

 

 

Gloria Berloso nasce a Gorizia, Friuli Venezia Giulia. La musica è la sua seconda lingua sia che l’ascolti sia che la interpreti. Dal 1984 promuove la cultura e l’insegnamento della storia della musica con concerti, libri, seminari, dibattiti, dischi e video. Scrive poesie da sempre: alcune sono state pubblicate in una raccolta dedicata ai poeti contemporanei. Tutte le persone coinvolte in un progetto di diffusione artistica e culturale portano un messaggio di “crescita culturale”.

Ha scritto numerosi articoli e recensioni per artisti italiani ma anche internazionali su riviste online e bimestrali su carta. Ha un blog personale che cura da anni e che si occupa di musica folk in particolare. L’attività prevalente per passione e amore, è la musica. Come Gloria and Ricky ho avviato un importante progetto artistico che comprende canzoni di Ricky Mantoan, Sandy Denny, Leonard Cohen, Richard Thompson, Byrds, John Prine, Pete Seeger, Bob Dylan ed altri. Nel 2017 ha scritto il libro “Ricky” e prodotto l’album “Because We Are” dedicati a Ricky Mantoan, scomparso il 14 dicembre 2016. Nel 2018 ha scritto il libro La cultura musicale (cento anni di storia, lo stile e le sue espressioni).

Eventi principali

Far-Rock (1990-1991-1992), festival rock per gruppi emergenti

Live Music for Africa (2001) – 4 giorni di folk music in qualità di organizzatore

Musicoo 2002 (teatro) – Rassegna musiche d’Europa in qualità di organizzatore e direttore artistico

Bravo! Web magazine canzone d’autore e musica di qualità (dal 2009 ad oggi), critico musicale, articolista, promotore artistico.

Premio Sergio Endrigo (2011) – giuria

Lineatrad (da gennaio 2012 ad oggi), giornalista musicale

Manifestazione Bimbo Festival (2012) – giuria

InOgniDove Piemonte- rivista bimestrale

Silenzio, parla il parco – Concerto con Ricky e Gloria (Novara 2015)

Selezione Premio Alberto Cesa Folkest Festival (2015) – giuria

Discografia

Ridin’ Again – Branco Selvaggio 2013 CD

Because We Are – Gloria and Ricky 2017 CD

Libri

Sentire – Poesie 2014 Pagine srl – Roma

Ricky – Biografia, storia e canzoni 2017-2018 (Studio Stemma – Ge) – ED. Youcanprint

La cultura musicale 2018 – ED. Youcanprint

novembre 29, 2018

“Super Pop Lyrique 2018” al Maestro Gerardo Tarallo

Sabato 1 dicembre alle ore 18, a PARIGI, presso la Sede del quotidiano LE MONDE in Bd Auguste Blanqui, 80, verranno consegnati i Premi “Super Pop Lyrique 2018”.

Tra i premiati il M.° Gerardo Tarallo per la sua attività di Compositore e Arrangiatore classico-pop.

Gerardo Tarallo

Gerardo Tarallo

Autore, Compositore, Arrangiatore, Direttore d’Orchestra.
Ha studiato a Napoli chitarra e armonia con Giorgio Frank, Lello Giaquinto, Nicola Fariselli e Mario Gangi.
Nel 1970 è a Roma music-maker nel giro di Stelvio Cipriani, Elvio Monti e del cantautore Piero Ciampi.
A Milano nel 1971 inizia come autore e music-maker presso la casa discografica Durium, apprezzato da musicisti come Marcello Minerbi, Pino Calvi, Armando Sciascia, Tony De Vita.
Nel 1972 la sua canzone “La mente nuda” rappresenta l’Italia al Festival Europeo di Lisbona. Il brano ha avuto a tutt’oggi ben 6 versioni internazionali. Arrangiatore di artisti italiani e stranieri è autore di numerose canzoni e sigle TV, musiche per spettacoli teatrali, musiche per
trasmissioni radiofoniche, musical e canzoni per bambini.
E’ stato Direttore Artistico della Manifestazione “Tuttofolk” ( dal 1977 al 1980), della Peter Pan Production (dal 1992 al 2000), della rassegna “Martesana Rock” (dal 2000 al 2004), del “Premio Sergio Endrigo” del 2011 e, dal 1987 ad oggi, della Manifestazione “Bimbofestival”.

Gerardo Tarallo e Paola Bertassi

Gerardo Tarallo e Paola Bertassi

 

Elisabetta Viviani e Gerardo Tarallo

Elisabetta Viviani e Gerardo Tarallo

 

 

 

 

 

 

 

 

Premio Sergio Endrigo con Massimo Cotto e Gloria Berloso

Premio Sergio Endrigo con Massimo Cotto e Gloria Berloso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ stato inoltre consulente artistico e Autore della Durium, della Panarecord , della Start e membro della Giuria di Sanremo Giovani.
Ha lavorato per Ricordi, Duck, R.C.A., Joker, Ri Fi, Topkapy, G.A.P., CGD, I.M.I., Five, Lariana, LF koop, Estate Record, Ariston, I.A.F., EMI, Wep, Disco Più, Tikle, Bread, Heart, Forever, Halidon, M.A.P. E’ stato Direttore Artistico della Manifestazione “Tuttofolk” ( dal 1977 al 1980), della Peter Pan Production (dal 1992 al 2000), della rassegna “Martesana Rock” (dal 2000 al 2004), del “Premio Sergio Endrigo” del 2011 e, dal 1987 ad oggi, della Manifestazione “Bimbofestival”.
Ha pubblicato vari metodi musicali alternando anche l’attività di didatta.
Dal 2002 al 2018 è stato Direttore Artistico della label milanese Musicisti Associati Produzioni M.A.P.
Per EXPO 2015 ha scritto e arrangiato il notturno per grande orchestra “Luna Bianca” ricevendo la menzione di plauso dalla Giuria di Qualità.
Arrangiatore di artisti italiani e stranieri è autore di numerose canzoni e sigle TV, musiche per spettacoli teatrali, musiche per trasmissioni radiofoniche e canzoni per bambini.
Dal 2019 il Maestro sarà nuovamente direttore artistico della Manifestazione “Bimbofestival” e la discografia della Manifestazione sarà curata da Saar Records, la celebre è importante etichetta discografica creata dal niente dai fratelli Guertler. Walter Guertler, il fratello maggiore è stato un pioniere della discografia italiana, protagonista assoluto di una stagione di grandi fermenti musicali e culturali a cavallo tra gli anni 50′ e 60′, ha fatto conoscere agli italiani i grandi protagonisti del Jazz made in USA, cantanti come Celentano, Leali, Dallara, Gagliardi, Di Bari, Ferri. Fece conoscere al pubblico Enzo Jannacci, Luigi Tenco, Franco Battiato ed Herbert Pagani.

Al Maestro e grande amico Gerardo Tarallo le mie più sentite congratulazioni.

Gloria Berloso

ottobre 1, 2018

Charles Aznavour ha lasciato la scena il primo giorno di ottobre, tra le foglie d’autunno …

 

 

Il vero nome di Charles Aznavour è Shahnour Vaghenag Aznavourian, nasce a Parigi il 22 maggio 1924 da genitori armeni. Inizia la carriera nel mondo dello spettacolo in tenera età, con la sorella. La mancanza di un’istruzione superiore lo fa sentire inferiore rispetto altri suoi colleghi e ci vogliono 70 anni per ottenere i maggiori successi personali con il diploma superiore, fino a ricevere il titolo di Doctor Honoris Causa in diverse università in tutto il mondo.
 Alla fine della guerra la sua carriera decolla, grazie all’incontro con il giovanissimo e dotato pianista Pierre Roche. Insieme compongono musica e scrivono i testi, prima per sé stessi e in seguito per altri cantanti, tra cui Edith Piaf, della quale Aznavour diventa il manager. Invitati a visitare gli Stati Uniti tra il 1947 e il 1948, Pierre e Charles si trasferiscono e rimangono a lungo in Quebec. Il loro duetto funziona bene e registrano i primi sei dischi 78 giri in Québec. Fanno più di 40 settimane di concerti al “Faisan Doré” al ritmo di 11 spettacoli a settimana e lentamente diventano celebrità locali. Aznavour sente la nostalgia di casa e ritorna in Francia dove nessuno lo conosce, ricomincia così tutto da capo, ma questa volta da solo.
L’anno 1956 segna la sua prima svolta come cantante. Durante un recital a Casablanca, la reazione del pubblico è tale che viene immediatamente spinto verso la celebrità. Per il primo spettacolo all’Olympia, scrive “Sur Ma Vie” (1956), che diventa la sua prima canzone popolare. Riceve sempre più ingaggi, e dopo tre mesi di spettacoli all’Olympia la sua carriera di cantante è saldamente radicata. Una sera in particolare, il 2 dicembre 1960, dopo aver eseguito sette canzoni davanti a un pubblico molto “freddo”, canta la sua canzone “Je me voyais déjà”, che racconta la storia di un artista fallito. Alla fine dello spettacolo, i riflettori sono girati sul pubblico ma non arriva l’applauso. Dietro le quinte, Aznavour è pronto a mollare, esce per l’ultimo inchino e sente all’improvviso l’Alhambra viva, con ovazioni, applausi e grida. Finalmente è il trionfo. Gli anni seguenti vedono l’uscita di diverse composizioni di successo: Tu t’laisses aller (1960), Il faut savoir (1961), Les comédiens (1962), La mamma (1963), Et pourtant (1963), Hier encore (1964), For Me Formidable (1964), Que c’est triste Venise (1964), La Bohème (1965), Emmenez-moi (1967) et Désormais (1969). Tu te laisses aller (1960), Il faut savoir (1961), Les comédiens (1962), La mamma (1963), Et pourtant (1963), Hier encore (1964), For Me Formidable (1964), Que c’est triste Venise (1964), La Bohème (1965), Emmenez-moi (1967) et Désormais (1969). La maggior parte di queste canzoni, si riferisce all’amore e al tempo che passa. Durante questo periodo recita anche in diversi film come attore.
Nel 1972 scrive la canzone “Comme ils disent”. Aznavour è il primo ad occuparsi dell’omosessualità in tutta serietà e senza mancanza di rispetto. Il suo entourage in quel momento lo sconsiglia di pubblicarla perché il tema può danneggiare la sua immagine. Ma il cantante la pensa diversamente e coglie l’occasione favorevole perché sente fortemente il problema e deve prendere una posizione netta.
Il terribile terremoto che colpisce l’Armenia nel 1988 è un punto di svolta nella sua vita. Essendo sempre molto vicino alle sue origini, adora i suoi genitori; l’Armenia e gli armeni sono nel suo cuore e nel suo sangue, è impensabile che non faccia nulla di fronte a tante disgrazie e sofferenze. L’artista sposta il cielo e la terra, circondato da pochi seguaci per rispondere ai bisogni immediati della popolazione. Dona tutti i proventi e i diritti della canzone “Pour toi Arménie” (1989), registrata con la collaborazione di oltre ottanta artisti. Dalla fondazione di ONG “Aznavour pour l’Arménie” (APA), continua a sostenere l’Armenia. Nel 2001, le autorità gli dedicano una piazza nel centro di Yerevan, la capitale armena e erigono perfino una sua statua a Gyumri, una delle città più colpite dal sisma.
Nel 1995 acquista la casa editrice musicale “Editions Raoul Breton”. Breton lo aveva aiutato 50 anni prima ed Aznavour vuole continuare l’eredità per sostenere il lavoro di compositori e cantautori francesi di talento. Lavora e pubblica tra questi, con Lynda Lemay, Sensseverino, Alexis HK, Yves Never, Gerard Berliner, Agnes Bihl. Ma soprattutto con orgoglio diventa l’editore del suo poeta preferito, Charles Trenet.
Durante gli 80 anni di carriera, suona in oltre sessanta film; compone più di 600 canzoni, cantate in otto lingue diverse. Soprattutto lo fa con amore e dedizione e per il piacere del suo pubblico. Il fatto che Aznavour canti in lingue diverse gli consente di cantare in tutto il mondo divenendo ovunque famosissimo. Si esibisce alla Carnegie Hall e nei maggiori teatri del mondo, duettando con star internazionali come Nana Mouskouri, Liza Minnelli, Sumiva Moreno, Compay Segundo, Céline Dion e, in Italia, con Mia Martini e Laura Pausini. In Italia, inoltre, per quasi tutte le versioni italiane delle sue canzoni collabora con il grande autore e paroliere Giorgio Calabrese. All’estero le sue canzoni sono spesso reinterpretate da numerosi artisti come Elton John, Bob Dylan, Sting, Placido Domingo, Céline Dion, Julio Iglesias, Edith Piaf, Liza Minnelli, Sammy Davis Jr, Ray Charles, Elvis Costello e moltissimi altri.
Il suo impegno come cantautore non gli impedisce di battersi da sempre per la causa armena, con un’intensa attività diplomatica che gli è valsa la nomina di Ambasciatore d’Armenia in Svizzera.

Aznavour ha lasciato la scena, il suo pubblico non lo vedrà più recitare dal vivo ma la sua anima continuerà ad incantare il mondo intero.
A presto, immenso poeta, cantore di storie, amico dei più deboli.
Com’è triste il mondo se non si ama più. I musei e le chiese si aprono per noi ma non lo sanno che oramai non ci sei più.

Gloria Berloso (da LA CULTURA MUSICALE editore Youcanprint 2018)

settembre 18, 2018

Big Jay McNeely “Clacson”

La morte del sassofonista Big Jay McNeely, vinto dal cancro all’età di 91 anni, domenica 16 settembre, chiude la porta all’esplosione del R & B che nel dopoguerra ha cambiato il mondo. McNeely era l’unico artista sopravvissuto di quell’era profondamente rivoluzionaria, e l’ha sintetizzato con una musicalità elegantemente aggressiva, conosciuta come “clacson”, che ha posto le basi per il rock and roll e ha dato il via a una mania nazionale attraverso un’orda di reazioni con l’elettrizzante debutto nel 1948 di “Deacon’s Hop”.


Uno showman impareggiabile che soffiava il suo sax tenore disteso sulla schiena, che si aggirava per la pista da ballo, camminando lungo il bar o in strada. Big rappresentava una metodologia perfezionata che eseguiva con una precisione quasi chirurgica stimolando i suoi ascoltatori in modo eccessivo tanto da scioccarli.
Nato a Los Angeles il 29 aprile 1927, McNeely ha suonato jazz, da adolescente a fianco di Sonny Criss, ha studiato teoria con l’uomo di punta della RKO Studios, Joseph Cadaly. Los Angeles è stata l’epicentro di un’epidemia febbrile del R & B e il marchio mutante e ipnotizzante di McNeely di sostenere una singola nota per cinquanta battute di musica, suonare una canzone per un’ora dritta, tormentare gli ascoltatori con astuto impiego di note e numeri ripetitivi. Rapidamente lo ha stabilito come una delle forze chiave dell’espressione musicale.


Dopo che “Deacon’s Hop” ha superato la classifica R & B, McNeely ha scatenato una raffica di singhiozzanti single con titoli del calibro di “The Goof”, “Strip Tease Swing”, “Nervous Man Nervous”, “Teen Age Hop”, “Let’s Work” e la dose più selvaggia e truculenta di sax frenetico mai perpetrato, la “3-D” piatta e sbalorditiva. La stampa lo chiamava “Big Jay McSquealy”, “Go Go Go Man”, “Diacono di Tenore Sax” e “Re degli Honkers”.
  Mentre il ritmo di McNeely è diventato zoppicante per l’ascesa del rock and roll, è riuscito a liberarsi di un altro mostro hit, “There Is Something on Your Mind” del 1959, la ballata vocale. Ciononostante, il suo ruolo nella storia rimane incrollabile quanto la sua musica è irresistibile e ha continuato a registrare, pubblicando un nuovo album nel 2016; ha lavorato a livello internazionale fino a giugno di quest’anno.
Big ha lanciato note alte e note basse, ha creato eccitazione con loro, facendo muovere tutte le persone sedute attorno a lui.


                                “Quindi fai muovere tutti in casa, questo è quello che devi fare. 

          Le persone non sanno cosa sia, ma quando lo sentono, lo sanno. Per me, è l’anima”.

 

Gloria Berloso

La Cultura Musicale

La Cultura Musicale

agosto 18, 2018

CLAUDIO LOLLI …. Ci sono le dita di Dio stamattina nel cielo e ti stanno disegnando una buona giornata in cui ci sarò, ci sarai, ci saremo e ci potremo toccare chiedendo: com’è andata?

Claudio Lolli,
nasce a Bologna il 28 marzo 1950. Lolli è il cantautore che incarna meglio questa espressione. È l’interprete che fin dal suo esordio nel 1972 pone davanti lo spirito di una maturità acquisita e che si modifica in meglio con il tempo. Con i primi due LP riesce ad imporsi come uno tra i più significativi cantautori italiani. Aspettando Godot e Canzoni di vita, canzoni di morte riescono a far comprendere la sua idea, che non esula da un determinato impegno politico e umano. I suoi dischi destano sempre un enorme interesse con dei testi molto importanti che definirei pura poesia. Spesso Lolli li recita. Ogni parola appare veramente sentita ed ha uno scopo ben specifico. Sebbene Claudio Lolli sia considerato un intellettuale, il suo linguaggio è semplice, non si arrichisce di inutili virtuosismi e questa sua limpidezza la trasferisce anche quando si pone in pubblico o in osteria con chiunque li chieda di parlare e bere un bicchiere di vino. È tra i pochissimi cantautori che esclude la base ritmica per esibirsi in quanto non ce n’è bisogno. La melodia è costruita lasciando in sospeso gli strumenti a corde di vario tipo. Una scelta ben curata per lasciare spazio alla bella e personale voce dal timbro caldo e piacevole in ogni brano. Le parole chiave sono dette con uno spirito diverso, a volte sono incisive, altre volte sono sussurrate.
Lolli, sebbene cullato da Guccini e frequentatore della scuola romana al Folkstudio, è completamente diverso da tutti gli altri cantautori; è nettamente fuori da ogni linea musicale nettamente prestabilita e diventa a sua volta caposcuola di una corrente nuova. In lui, l’intesa tra uomo ed artista coincide laddove impegno politico ed amore per l’arte hanno finalmente il sopravvento. ‘Aspettando Godot’ con le sue 10 canzoni, contribuisce a far comprendere questa intesa fin dall’inizio del suo percorso artistico. Ogni uomo vive la sua vita aspettando qualcosa. Con ‘Michel’ racconta la sua amicizia da bambino finita male perché, raggiunta la maturità, ognuno segue i suoi ideali e la sua strada. Claudio fa capire che vivere, costa una certa fatica, perché la vita è tutta uguale con dispiaceri e guai che ti perseguitano sempre. Vorrebbe andare su un’isola per essere veramente libero ma la gelosia degli altri lo impediscono. Lo racconta nella bellissima canzone ‘L’isola verde’, ed è probabilmente, un pensiero che molti altri hanno in un determinato periodo. Isolarsi non significa fuggire, è solo necessario ritrovare la propria libertà mentale. Claudio è il portavoce di una classe di persone che hanno tutti questa indole incontrollata. Con ‘Quelli come noi’ separa gli altri che invece se ne fregano e si divertono ugualmente.
La tematica di ‘Angoscia metropolitana’ si avvicina molto a quella espressa da Paul Simon in ogni suo verso. Quello che resta, è una storia d’amore che finisce in delusione dove sfocia un chiaro pessimismo. Parlando della morte, Lolli racconta che non lascia scampo, niente sfugge alla morte e all’oblio del nulla. Il pessimismo di Lolli è del tutto radicale, investe la natura delle cose, la reale importanza di comunicare le esperienze.
Lolli tocca esperienze reali e temi spesso che molti preferiscono sorvolare; la storia del ragazzo che si suicida durante il periodo di leva e l’ipocrisia del dolore e, il dolore di questa ipocrisia (Morire di leva). Qualsiasi canzone che ascolti, è per il suo naturale significato un’opera minuziosa che scava dentro di noi. Sono tutte veramente belle, talmente vere che riescono a tenere legati da eterna amicizia tutti coloro che Lolli non lo conoscono di persona ma hanno ricevuto un messaggio chiaro dalle sue canzoni. (Dal mio libro LA CULTURA MUSICALE – ed. Youcanprint).

La Cultura Musicale

La Cultura Musicale

 

CLAUDIO LOLLI

28 marzo 1950

17 agosto 2018

 

 

Buon viaggio, ci si vede.

 

 

Claudio non c’è più fisicamente tra di noi ma la sua anima bella ci consente di sentirlo sempre presente.
Grazie poeta della mia gioventù.
Grazie amico dei miei pensieri.

luglio 11, 2018

Fragile e Fiera, il nuovo album di Serena Finatti

Serena Finatti

Serena Finatti

 

 La cantautrice friulana che vive a Fiumicello, lo stesso paese di Giulio Regeni, barbaramente torturato e ucciso al Cairo nel 2016, in questo album dedica proprio a Giulio una canzone “Chissà”, immaginandolo come un ragazzino che studia, sogna e spera un futuro di libertà per tutti, e un progetto di vita da realizzare. Un racconto che implica il dolore vero dell’intera comunità di questa piccolo paese che a sostegno della famiglia Regeni, cerca e vuole giustizia.
 Tutto il disco ha dei contenuti di spessore sociale e politico, dall’attacco immediato di “Presunta Realtà”, brano acceso e vibrante, a “Trasparenze” con le maschere che sbiadiscono svelando il vero intento di illudere tutti noi; da “Per un click”, una vetrina amaramente finta a “Nove vite” dove il gatto sceglie la vita tra la casa, la strada o il gattile. Da “Fragile e Fiera”, toccante canzone che parla di libertà d’amare, della fragilità e la fierezza di una madre con un vissuto difficile e doloroso ad “Abbracciami”; ed infine la bellissima canzone friulana di altri autori “Anìn a Grîs ”, per perdersi nell’oscurità fra la sterpaglia e senza soldi. Il testo è una poesia scritta in friulano dalla poetessa friulana Maria Grazia Di Gleria e la musica è del maestro Marco Liverani.

“Andiamo a grilli stasera, tra erba e terra vicino al Tagliamento
Andiamo a smarrirci nell’oscurità tra cespugli e cielo,senza bisacce né quattrini Ricchi di libertà, a raccogliere granelli di vita e respiri d’aria pura
E a dormire profondamente sul letto argentato dell’acqua,
senza timore d’annegare:meraviglia d’un sangue,
lontani dalla brina e dal mucido dei cimiteri.
Andiamo a stelle stanotte,con occhi scalzi e musica,
nel fiato caldo della nostra piccola poesia’’
La Finatti affronta le tragiche realtà per indurre le nuove generazioni che si scontrano ed incontrano la velocità, a riflettere e a lottare per la pace e la libertà”

 

Ogni funzione umana dipende sempre dal nostro contatto con il mondo esterno ed impariamo a formulare pensieri osservando gli altri, ad amare e ad aver cura degli altri, accostandoci a loro, ed impariamo a frenare i nostri impulsi di ostilità ed egoismo per amore. Quando l’umanità si contrasta con gli interessi della sua vera natura, la sua capacità d’amare si impoverisce e comincia a desiderare il potere sugli altri. Così diminuisce la sua sicurezza interiore ed è avviata a cercare una compensazione, perdendo il senso della dignità costringendola a trasformarsi in merce.
  L’album riflette e specchia la realtà e lo fa attraverso i sogni che parlano d’amore e di pace, e attraverso la musica, ritrova una dimensione più intima con la chitarra acustica, le combinazioni armoniche e ritmiche, e gli arrangiamenti di Andrea Varnier, eccellente e prezioso chitarrista che costruisce emozioni intorno la voce intonata di Serena Finatti e il suo piano. Molto bello l’effetto con loop station che permette ai due musicisti di giocare con la voce sovrapponendo le linee vocali e gli strumenti.
Gli altri protagonisti sono:
Pietro Sponton, ottimo percussionista, diplomato al conservatorio Tartini di Trieste e con numerosi anni di studio della batteria con Adolfo Del Forno.
L’ensemble vocale di sette giovani tra i 12 e i 24 anni, i Sing&Feel.

Per quanto riguarda la copertina e il libretto, ho trovato difficoltà a leggere i testi.
Le tracce su CD non lasciano respiro perché tra l’una e l’altra non c’è sfumatura per lasciar pensiero e suspence a chi lo ascolta ma forse è semplicemente una scelta di produzione. Nel complesso l’opera è pregevole e significativa, come d’altronde lo sono i precedenti lavori di Serena e Andrea. Bravissimi!!!

 Gloria Berloso

agosto 21, 2017

PETER HAMMILL

MERCOLEDI’ 15 NOVEMBRE 2017
PETER HAMMILL
Piano e Voce

Teatro “l. Candoni” Tolmezzo
ore 21:15

Peter Hammill

Peter Hammill

Artista con la “A” maiuscola e una delle voci più belle, emozionanti e versatili di sempre, Peter Hammill nasce a Londra nel 1948 e ottiene l’attenzione della scena rock internazionale negli anni Settanta come leader dei Van Der Graaf Generator, dei quali è cantante, chitarrista e pianista, e autore principale. La carriera del gruppo è costellata di scioglimenti e ricostituzioni, e Hammill intraprende parallelamente l’attività da solista, cominciata nel 1971 con e proseguita regolarmente per tutti gli anni successivi fino a oggi.
In una classifica ideale dei gruppi rock britannici più influenti negli anni Settanta, molto probabilmente non troveremmo nelle prime posizioni i Van Der Graaf Generator.

Van der Graaf Generetor

Van der Graaf Generetor

Eppure la band guidata da Hammill, fondata nel 1967 e attiva ancora oggi dopo le ripetute rinascite e cambi di formazione, merita un posto di riguardo nel panorama del rock per l’originalità sia delle scelte musicali sia dei temi trattati. Dal punto di vista musicale, infatti, pur essendo assimilati al filone progressive, la band è ben lontana dai barocchismi e dai virtuosismi dei gruppi loro contemporanei (Emerson Lake & Palmer e Yes, giusto per citarne due tra i più famosi). La musica è allo stesso tempo complessa ed essenziale, le atmosfere sono oscure e cupe (si potrebbe dfinirle “gotiche”) e riflettono i testi scritti da Hammill: l’ispirazione non deriva dalla mitologia e dall’epica (come per i Genesis) ma dal dramma interiore e dal malessere esistenziale. Ricorda Claudio Trotta, che organizzò il primo concerto dell’artista britannico nel 1987 a Genova: «Peter Hammill è un gigante della storia della Popular Music e ha segnato momenti importanti della Barley fra i quali ricordo con particolare emozione il concerto al Conservatorio, parte della rassegna di Musica Contemporanea Musica nel Nostro Tempo, durante il quale si cimentò in un pezzo a cappella, senza ausilio di strumenti né microfono, ipnotizzando l’intera platea di 1500 persone presenti.» L’ultimo lavoro da solista di Hammill è …All That Might Have Been…, uscito nel 2014; dopo Do Not Disturb (2016), il trentesimo album dei Van De Graaf Generator, il compositore è attualmente al lavoro su un nuovo capitolo della sua carriera solista.
Quella di Tolmezzo, unica data per tutto il Nord Est (le altre piazze sono Roma, Napoli, Terni, Chiari, Milano e Livorno) si profila come un nuovo grande appuntamento proposto da Folkest agli appassionati di musica della nostra regione.

  Prevendite: www.folkest.com
                      TicketOne
Angolo della Musica- Via Aquileia 89, UDINE tel. + 39 0432 505745
Agenzia Soprattutto Viaggi- Via Ermacora 5, TOLMEZZO (Ud) tel. + 39 0433 468268
Punto Verde – Via Matteotti 4/b TOLMEZZO (Ud) tel. + 39 0433 40114

marzo 28, 2017

LEONARD COHEN di Gloria Berloso

Leonard Cohen

Leonard Cohen

Leonard se n’è andato, ci ha lasciato il 7 novembre. Lui certamente è stato un personaggio difficile da capire. La sua vita in parte è stata avvolta dal mistero, le sue azioni erano istintive ma ragionate, la sua poetica era difficile, ermetica, eppure riusciva ad esternare i pensieri con una semplicità geniale, la musica era ossessiva ed è rimasta penetrante, ogni volta che l’ascolti raggiunge istanti di tenerezza senza uguali. Sono quasi sicura che nel suo cassetto sono rimasti molti sogni, pura poesia ancora da scoprire. Non mi aspettavo la sua dipartita perché l’ho sempre visto con lo sguardo morbido, un po’ malinconico. Unico nello stile, nel modo d’essere, nell’amare.
Nativo di Montreal in Canada, si era subito immedesimato nella vita caotica delle metropoli americane: San Francisco, New York, pur continuando ad amare la semplicità delle cose, l’istintività di una vita primitiva, godendo del tepore del sole, dell’immensità del mare, della potenza delle montagne.

Leonard Cohen ha fatto parte, per molto tempo della intellighenzia americana molto criticata e respinta dalla destra politica più estrema, di quella generazione che aveva creato una nuova firma di protesta tra quegli intellettuali nati tra i sit-in, tra le letture pubbliche, tra i be-in, vivendo una vita celestiale e caotica insieme, fatta di giornate consumate fino all’alba, alla ricerca di qualcosa sempre più difficile da trovare, di viaggi avventurosi. Cohen era nato prima come poeta e poi, per una esigenza personale, era entrato nel mondo della musica, la sua però era essenziale, fatta di nervosi preziosismi, di liriche profonde. Tra i suoi più celebri libri di poesie scritti tra gli anni cinquanta e sessanta, voglio ricordare Let us compare mythologies del 1956, The spice-box of earth del 1961, Flowers for Hitler del 1964 e Parasites of Heaven del 1966.
Cohen si muoveva completamente a suo agio, nel mondo poetico di quegli anni specialmente quello americano che andava distruggendo ogni forma d’ipocrisia letteraria e tutto ciò contribuiva a rasserenare, anche se momentaneamente, il carattere di un uomo che viveva nel silenzio, in una sorta di morbido pessimismo, e soprattutto di chi era abituato a chiedersi in continuazione: “perché?” e non riusciva a trovare le risposte.
Tutti gli anni che hanno preceduto ideologicamente il 1965, data di uscita di “Beautiful losers”, il romanzo che lo impose negli Stati Uniti, sono stati una sorta di prezioso limbo, di anticamera dorata, di soddisfazioni primitive e più reali, vere. Il suo primo romanzo è stato pubblicato nel 1963 ed era intitolato The favourite game, che già metteva in luce la sua disponibilità, ad altre manifestazioni che rimanevano, però, attinenti alla poesia. Così, quando nel 1966, senza problemi è passato alla musica, nessuno si è stupito; era un altro sbocco per l’energia creativa che era sempre stata in lui. Si è proiettato nella musica come sempre a modo suo, le liriche parte vitale di Cohen poeta e di Cohen cantante o meglio cantore di situazioni di dolore, paure nascoste, solitudine, senso di colpa, sebbene senza vittimismi o atteggiamenti ironici, sempre impegnato al massimo e sempre attento ad esserlo prima con sé stesso e poi con gli altri. È questo che caratterizzava Cohen da qualsiasi parte lo si voglia mettere a nudo, lui ha vissuto per risolvere i suoi problemi, qualsiasi fosse il mezzo e il dopo, ha scritto, ha poetizzato, ha cantato, ha suonato per la felicità di un suo pubblico. Una chitarra che ha suonato senza posa, ossessiva, una voce roca e profondissima, oggi inimitabile, un sottofondo musicale curato da John Simon, ed ecco nascere The Songs of Leonard Cohen, il suo primo album. Dieci canzoni donate da Leonard di infinita bellezza come Suzanne, vibrante e intensissima, ripresa e cantata dalla grande Joan Baez, dove entra in scena il problema religioso con la gravità e la problematica riprese in molti altri suoi lavori. E Gesù era un marinaio quando camminava sulle acque … Cohen appare estremamente religioso, nel senso mistico e profondo della parola, con una autentica passione. È stato anche questo un suo modo di accettare e cercare di comprendere gli altri e ci è riuscito, a modo suo. Tutte le altre canzoni di questo album ma anche quelli pubblicati dopo, sono veramente tutti dei veri gioielli musica-poesia.
Ma ci sono anche brani non firmati da lui come The Partisan scritto nel 1944 da Hy Zaret e da Anna Marly, dove ha fatto entrare assieme alla chitarra, quasi in sordina, una armonica. Da brivido!
Le sue interpretazione sono sempre state robuste e vigorose, ha sempre avuto il bisogno di chiarezza e di giustizia, per lui essenziali per un uomo senza doppi sensi, preso da sentimenti senza mezze misure: vivere o morire, ridere o piangere, credere o no, amare o odiare. Questa è stata la lezione che gli ha insegnato la vita e così, come il partigiano insofferente delle frontiere che schiavizzano gli uomini.
Cohen ha abbandonato la falsità e l’ipocrisia di una nazione che sono insediate negli uomini di città, e se n’è andato a vivere la sua vita primitiva e paradisiaca nell’isola greca di Idra, dove ha cercato di essere più che sé stesso. Nell’album del 1971 Songs of love and hate, le canzoni dell’amore sono state pensate per la gente che ama, e le canzoni dell’odio per chi non potrà mai capirlo. L’intensità della sua voce ha rappresentato la modernità nel panorama musicale e del mondo culturale pur restando ancorato nell’antichità dei salmi che venivano accompagnati dalla cetra.

Tutti gli uomini saranno marinai finché il mare non li libererà. Ma egli stesso fu spezzato molto tempo prima che il cielo si aprisse, dimenticato, quasi umano sprofondò come una pietra. E tu vuoi viaggiare con lui e tu vuoi viaggiare cieco e tu pensi che forse crederai a Lui perché ha toccato il tuo corpo perfetto con la tua mente”.

I suoi sogni li ha raccontati per addormentarsi!

Gloria Berloso

2a pubblicazione
Cit. “Suzanne” (Leonard Cohen), Silva

febbraio 21, 2017

LITTLE STEVEN & The Disciples of Soul in Italia – Unica data il 4 luglio 2017

PISTOIA BLUES FESTIVAL
LITTLE STEVEN
& The Disciples of Soul
4 luglio 2017 h.21:30 – Piazza Duomo
38esima Edizione – UNICA DATA ITALIANA

Little Steven

Little Steven

PISTOIA – Little Steven, storico collaboratore e chitarrista di Bruce Springsteen, ha riunito i Disciples of Soul e terrà un unico concerto italiano il prossimo 4 luglio alla 38esima edizione del Pistoia Blues Festival 2017. SteveVan Zandt (suo vero nome) della E Street Band, anche attore e produttore di successo, torna nei panni di leader della sua band esattamente dopo 25 anni di assenza ed una interminabile serie di concerti nel mondo con il Boss. La data del 4 luglio, anniversario dell’indipendenza americana, colora ulteriormente lo spettacolo italiano che si preannuncia, soprattutto per gli springsteeniani irriducibili, un evento unico. Senza dimenticare le origini di Steven, solo uno dei numerosi elementi della E Street Band a vantare concrete origini italiane.
Autore di una musica diretta con influenze soul e rhythm and blues, “Miami” Steve Van Zandt, diventato strada facendo Little Steven, ma nato Steven Lento, ha riunito i pirotecnici Disciples of Soul con cui ha pubblicato 5 album in passato. Famoso nel mondo per la sua bandana da pirata in testa, ormai suo marchio distintivo, ha annunciato recentemente il suo rientro in studio di registrazione per tornare alle radici  del “Rhythm and Blues” e lavorare al suo primo album da solista dopo 15 anni.
Tra i più fedeli musicisti accanto a Bruce Springsteen sin dalle prime apparizioni giovanili, Steven Van Zandt inizia la sua carriera da solista negli anni ’80. Dall’aprile 2002 conduce il programma radiofonico settimanale Little Steven’s Underground Garage, trasmesso in oltre 200 stazioni americane e internazionali, durante il quale accompagna i suoi ascoltatori in un viaggio di due ore alla scoperta delle perle musicali di sessant’anni di rock’n’roll, lasciando anche spazio alle band emergenti di ogni parte del mondo. Il successo del programma ha fatto sì che Little Steven’s Underground Garage uscisse dalla dimensione radiofonica fino a diventare un brand riconoscibile associato anche a televisione, eventi live, album e molto altro. Dopo l’esperienza ne I Soprano, Steven ha continuato a lavorare nel mondo della tv come co-autore, produttore esecutivo, music supervisor e regista di Lilyhammer, la prima serie prodotta da Netflix, che ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello internazionale. Inoltre, è anche promoter, attivista politico e fondatore della label Wicked Cool Records.
I biglietti per il concerto di Little Steven & The Disciples of Soul saranno in vendita da mercoledì 22 febbraio (ore 11) su www.ticketone.it, www.boxofficetoscana.it con prezzi a partire da 35€ +dp. Info: www.pistoiablues.com | facebook.com/pistoiablues | twitter.com/pistoia_blues.
Cast annunciato Pistoia Blues Festival 2017 – date estive
28/06/17 FRANCO BATTIATO con la Royal Philharmonic Orchestra – Piazza Duomo
04/07/17 LITTLE STEVEN & The Disciples of Soul – Piazza Duomo
07/07/17 THE JESUS AND MARY CHAIN – Piazza Duomo
12/07/17 GOGOL BORDELLO – Piazza Duomo
14/07/17 – TOM ODELL – Piazza Duomo
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