Posts tagged ‘Pete Seeger’

aprile 16, 2017

Ciao Bruce, Mister Tambourine Man di Gloria Berloso

Bruce Langhorne è stato uno dei più importanti chitarristi degli anni ’60, in particolare nei primi anni del folk-rock. Lui è più noto per aver suonato su i primissimi dischi di Bob Dylan, in particolare Bringing It All Back Home del 1965 ovvero l’anno del passaggio di Dylan dal folk al folk-rock. Tuttavia, ha suonato con numerosi musicisti folk-rock nella seconda metà degli anni sessanta, tra cui Tom Rush, Richard & Mimi Fariña, Richie Havens, Gordon Lightfoot, Eric Andersen, Fred Neil, Joan Baez, e Buffy Sainte-Marie. Inoltre ha suonato con alcuni altri strumenti in concerti dal vivo con Bob Dylan, Judy Collins, i Fariñas, e altri; ha prodotto Ramblin’ Jack Elliott.
Ha anche lavorato su alcune colonne sonore, tra cui “Il Mercenario” (The Hired Hand) di Peter Fonda.
Langhorne ha sviluppato uno stile personale spesso utilizzando rapide triplette di note. Lo stile è nato in parte a causa di un incidente da bambino dove ha perso alcune dita. L’incidente ha limitato la gamma di tecniche da lui conosciute, costringendolo a concentrarsi sul ruolo di accompagnatore. Quando è nato il folk rock, Langhorne ha usato una chitarra acustica con un pick-up, in esecuzione attraverso un amplificatore Fender Twin Reverb, che ha preso in prestito dal chitarrista (e compagno polistrumentista) Sandy Bull. Influenzato da Roebuck Staples degli Staple Singers, avrebbe creato un effetto tremolo a tempo con la canzone. Il risultato è stato un suono, sia acustico ed elettrico di colore, molto adatto al periodo in cui rock e musica popolare si sono fuse. Langhorne è diventato una parte della scena folk di New York nei primi anni ’60, dove ha iniziato come accompagnatore al cantante folk Brother John Sellers, al Folk City Club di Gerde. Come risultato della sua costante presenza al club, ha iniziato con numerosi musicisti del Greenwich Village e a trovare lavoro come accompagnatore sia dal vivo che in studio. Una delle sue prime sessioni di registrazione la troviamo nel primo album per la Columbia di Carolyn Hester nel 1961, una sessione che comprendeva anche un allora non conosciuto Bob Dylan all’armonica. Langhorne poi ha suonato su alcuni album di Dylan, The Freewheelin’ 1963 e “Mixed Up Confusion”.
La più grande la fama di Langhorne deriva dal disco Bringing It All Back Home 1965 soprattutto per “She Belongs to Me,” “Love Minus Zero / No Limit” e “Mr. Tambourine Man “. Nella copertina dell’Album, Dylan scrive che Langhorne è Mr. Tambourine Man: “‘Mr. Tambourine Man,”penso, è stato ispirato da Bruce Langhorne. Bruce ha suonato la chitarra con me in tantissimi primi dischi. Su una session, il produttore Tom Wilson aveva chiesto di suonare il tamburello. E Bruce aveva questo gigantesco tamburello, è stato davvero grande. Era grande come un carro a quattro ruote. Langhorne era molto più di una nota interessante nella carriera di Dylan, però. Nella metà e la fine degli anni ’60 è stato sempre in studio, aggiungendo particolarmente importanti contributi ai due album Vanguard di Richard & Mimi Fariña. Ha fatto altre apparizioni importanti nel primo album elettrico di Tom Rush, il primo album di John Sebastian, di Joan Baez  e numerosi altri LP. Ha anche prodotto il primo album major di Ramblin’ Jack Elliott, 1968 di Young Brigham. Dai primi anni ’70 la sua opera di session era diventata meno frequente, anche se ha continuato a lavorare sulle colonne sonore, come accompagnatore dal vivo, e co-gestione di uno studio di registrazione con Morgan Cavett.

Ciao Bruce!

Bruce Langhorne è morto il 14 aprile 2017 in un ospizio a 78 anni. Era nato a Tallahassee in Florida l’undici maggio 1938.

 

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marzo 28, 2017

LEONARD COHEN di Gloria Berloso

Leonard Cohen

Leonard Cohen

Leonard se n’è andato, ci ha lasciato il 7 novembre. Lui certamente è stato un personaggio difficile da capire. La sua vita in parte è stata avvolta dal mistero, le sue azioni erano istintive ma ragionate, la sua poetica era difficile, ermetica, eppure riusciva ad esternare i pensieri con una semplicità geniale, la musica era ossessiva ed è rimasta penetrante, ogni volta che l’ascolti raggiunge istanti di tenerezza senza uguali. Sono quasi sicura che nel suo cassetto sono rimasti molti sogni, pura poesia ancora da scoprire. Non mi aspettavo la sua dipartita perché l’ho sempre visto con lo sguardo morbido, un po’ malinconico. Unico nello stile, nel modo d’essere, nell’amare.
Nativo di Montreal in Canada, si era subito immedesimato nella vita caotica delle metropoli americane: San Francisco, New York, pur continuando ad amare la semplicità delle cose, l’istintività di una vita primitiva, godendo del tepore del sole, dell’immensità del mare, della potenza delle montagne.

Leonard Cohen ha fatto parte, per molto tempo della intellighenzia americana molto criticata e respinta dalla destra politica più estrema, di quella generazione che aveva creato una nuova firma di protesta tra quegli intellettuali nati tra i sit-in, tra le letture pubbliche, tra i be-in, vivendo una vita celestiale e caotica insieme, fatta di giornate consumate fino all’alba, alla ricerca di qualcosa sempre più difficile da trovare, di viaggi avventurosi. Cohen era nato prima come poeta e poi, per una esigenza personale, era entrato nel mondo della musica, la sua però era essenziale, fatta di nervosi preziosismi, di liriche profonde. Tra i suoi più celebri libri di poesie scritti tra gli anni cinquanta e sessanta, voglio ricordare Let us compare mythologies del 1956, The spice-box of earth del 1961, Flowers for Hitler del 1964 e Parasites of Heaven del 1966.
Cohen si muoveva completamente a suo agio, nel mondo poetico di quegli anni specialmente quello americano che andava distruggendo ogni forma d’ipocrisia letteraria e tutto ciò contribuiva a rasserenare, anche se momentaneamente, il carattere di un uomo che viveva nel silenzio, in una sorta di morbido pessimismo, e soprattutto di chi era abituato a chiedersi in continuazione: “perché?” e non riusciva a trovare le risposte.
Tutti gli anni che hanno preceduto ideologicamente il 1965, data di uscita di “Beautiful losers”, il romanzo che lo impose negli Stati Uniti, sono stati una sorta di prezioso limbo, di anticamera dorata, di soddisfazioni primitive e più reali, vere. Il suo primo romanzo è stato pubblicato nel 1963 ed era intitolato The favourite game, che già metteva in luce la sua disponibilità, ad altre manifestazioni che rimanevano, però, attinenti alla poesia. Così, quando nel 1966, senza problemi è passato alla musica, nessuno si è stupito; era un altro sbocco per l’energia creativa che era sempre stata in lui. Si è proiettato nella musica come sempre a modo suo, le liriche parte vitale di Cohen poeta e di Cohen cantante o meglio cantore di situazioni di dolore, paure nascoste, solitudine, senso di colpa, sebbene senza vittimismi o atteggiamenti ironici, sempre impegnato al massimo e sempre attento ad esserlo prima con sé stesso e poi con gli altri. È questo che caratterizzava Cohen da qualsiasi parte lo si voglia mettere a nudo, lui ha vissuto per risolvere i suoi problemi, qualsiasi fosse il mezzo e il dopo, ha scritto, ha poetizzato, ha cantato, ha suonato per la felicità di un suo pubblico. Una chitarra che ha suonato senza posa, ossessiva, una voce roca e profondissima, oggi inimitabile, un sottofondo musicale curato da John Simon, ed ecco nascere The Songs of Leonard Cohen, il suo primo album. Dieci canzoni donate da Leonard di infinita bellezza come Suzanne, vibrante e intensissima, ripresa e cantata dalla grande Joan Baez, dove entra in scena il problema religioso con la gravità e la problematica riprese in molti altri suoi lavori. E Gesù era un marinaio quando camminava sulle acque … Cohen appare estremamente religioso, nel senso mistico e profondo della parola, con una autentica passione. È stato anche questo un suo modo di accettare e cercare di comprendere gli altri e ci è riuscito, a modo suo. Tutte le altre canzoni di questo album ma anche quelli pubblicati dopo, sono veramente tutti dei veri gioielli musica-poesia.
Ma ci sono anche brani non firmati da lui come The Partisan scritto nel 1944 da Hy Zaret e da Anna Marly, dove ha fatto entrare assieme alla chitarra, quasi in sordina, una armonica. Da brivido!
Le sue interpretazione sono sempre state robuste e vigorose, ha sempre avuto il bisogno di chiarezza e di giustizia, per lui essenziali per un uomo senza doppi sensi, preso da sentimenti senza mezze misure: vivere o morire, ridere o piangere, credere o no, amare o odiare. Questa è stata la lezione che gli ha insegnato la vita e così, come il partigiano insofferente delle frontiere che schiavizzano gli uomini.
Cohen ha abbandonato la falsità e l’ipocrisia di una nazione che sono insediate negli uomini di città, e se n’è andato a vivere la sua vita primitiva e paradisiaca nell’isola greca di Idra, dove ha cercato di essere più che sé stesso. Nell’album del 1971 Songs of love and hate, le canzoni dell’amore sono state pensate per la gente che ama, e le canzoni dell’odio per chi non potrà mai capirlo. L’intensità della sua voce ha rappresentato la modernità nel panorama musicale e del mondo culturale pur restando ancorato nell’antichità dei salmi che venivano accompagnati dalla cetra.

Tutti gli uomini saranno marinai finché il mare non li libererà. Ma egli stesso fu spezzato molto tempo prima che il cielo si aprisse, dimenticato, quasi umano sprofondò come una pietra. E tu vuoi viaggiare con lui e tu vuoi viaggiare cieco e tu pensi che forse crederai a Lui perché ha toccato il tuo corpo perfetto con la tua mente”.

I suoi sogni li ha raccontati per addormentarsi!

Gloria Berloso

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Cit. “Suzanne” (Leonard Cohen), Silva

ottobre 25, 2016

BOB DYLAN: con il Nobel o no, egli è il poeta Dylan acclamato da milioni di persone

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Bob Dylan è per la musica quello che Jack Kerouac è per la letteratura, un’altra dichiarazione forte e volutamente difficile da difendere per iniziare con una rubrica dedicata al “marchio” del premio Nobel per la letteratura! Tuttavia la dichiarazione nell’analogia ha un senso diverso. Nel corso degli anni sessanta e settanta, la musica e la letteratura hanno marciato vicine, si sono incontrate e sono diventate inscindibili: non si può capire “On the Road”, senza il bee-bop jazz, né si è in grado di capire la letteratura del XX secolo senza le lettere di Dylan. D’altra parte, Dylan è parte di una vera e propria esperienza che ha cambiato la concezione della vita di milioni di persone: la letteratura beatnik, le poesie di Allen Ginsberg, la musica, i viaggi lunghi senza destinazione negli Stati Uniti d’America, la droga, San Francisco, le vite spezzate, gli hippies, le manifestazioni contro la guerra. Bob Dylan è una particolare forma di letteratura; è un autore-personaggio, che fa e simboleggia un momento di vita per milioni di persone.

Esplorando tensioni e contraddizioni, non c’è dubbio che Bob Dylan è una figura centrale di una generazione e di un immaginario culturale che ha provato a cambiare il mondo, ma non ci è riuscito. Pertanto, qualsiasi cenno che Dylan è simile a Sartre è previsto nel 1964. Sartre ha convertito e radicalizzato percorsi verso posizioni rivoluzionarie marxiste molto chiaramente e quindi respinto il premio Nobel per evitare di diventare una “istituzione”. Il caso di Dylan è un po’ diverso: per anni è già un istituto de facto, in grado di influenzare come pochi, ammirato e accettato da tutto il mondo della musica. Le canzoni di Dylan sono diventate una tradizione americana come il Giorno del Ringraziamento. Tuttavia, la sua istituzionalizzazione simboleggia come nessun altro, la profonda impronta dell’onda rivoluzionaria degli anni ’60 e, allo stesso tempo, la conseguente normalizzazione. Bob Dylan stesso è stato sempre un po’ cinico con il suo ruolo di icona radicale, auto defininendosi un ribelle contro la ribellione.
Nel suo primo e unico anno presso l’Università del Minnesota, Dylan ha partecipato a diverse riunioni del Socialist Workers Party, il partito trotskista guidato da James Cannon, si considerava un semplice successore di Woody Guthrie, il cantante comunista, che con la sua chitarra voleva “uccidere i fascisti”. Gli eredi di Guthrie hanno acquisito la semplicità nella musica popolare e artigianale. La mossa di rifiutare l’elettrificazione della musica, e di usare una chitarra acustica per sostenere i lavoratori e le lotte studentesche è chiamata anticapitalismo romantico da Michael Lowy. Dylan è stato in grado di crescere in questo mondo, ma di rompere con lui per far avanzare il “movimento reale”, creando quella sintesi virtuosa tra tradizione e modernità, più tardi conosciuta come folk-rock. Non senza tensioni, per inciso, con il movimento popolare nei settori più ortodossi. A Newport nel 1965, Dylan ha suonato la sua chitarra elettrica per la prima volta e Pete Seeger, indignato per tale eresia, ha minacciato di tagliare il cavo della chitarra con un’ascia.

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Il passaggio di Bob Dylan dalla chitarra acustica all’elettrica, significa anche un cambiamento nelle questioni affrontate nelle sue canzoni. Dylan è più incline a creare inni e alla critica politica come altri autori radicali come Phil Ochs, Dylan va avanti per affrontare i problemi esistenziali di una generazione, orientata più verso quel settore giovanile che ha preferito andare ai macro-festival che i militari nella SDS. Nel corso degli anni ’60 e ’70 c’era una tensione che ha attraversato tutto il movimento giovanile tra il “rivoluzionario” e l’”esistenzialista” che, anche se si sono riuniti in un forte rifiuto del capitalismo e dell’imperialismo, hanno scelto modi diversi di lotta. Mentre i “rivoluzionari” hanno sostenuto la resistenza armata della resistenza vietnamita contro l’invasore americano, gli “esistenzialisti” semplicemente hanno manifestato contro la guerra. Norman Mailer ben descrive questo conflitto nel suo romanzo “Le armate della notte”.

Dylan è il primo artista di culto e di massa: i suoi testi combinano elementi tradizionali della cultura americana con avanguardie europee. Simboleggia come nessun altro l’emergere di una particolare classe media, nata dopo la guerra, e che si autodefinisce come “intellighenzia” di tipo nuovo, sempre alla ricerca di sovversioni provenienti dal basso, ma pronta a costruire le aspirazioni di vita all’interno di un capitalismo dinamico e ricco di opportunità.

Con questo premio Nobel, l’istituzione culturale riconosce apertamente la mutazione culturale che è nata negli anni ’60, non può più pensare l’arte come qualcosa di indipendente dalla società dei consumi, ma come qualcosa che deve connettersi con i desideri delle masse. Non possiamo più pensare all’arte al di fuori delle aspirazioni culturali delle masse; Dylan certamente ha significato più come poeta per milioni di persone. Non possiamo pensare che la musica di Mozart sia l’unico culto, dimenticando Bob Dylan. Non possiamo pensare di seguire la massa e ascoltare solo Justin Bieber e dimenticare Dylan, mentre milioni di adolescenti stanno scoprendo che i loro problemi esistenziali sono gli stessi di quelli dei loro genitori. Infine, non possiamo dissociare Ginsberg da Dylan: entrambi erano poeti. Il genio di Dylan ha aggiunto una chitarra e con più abilità ha creato questo ibrido nato tra cultura d’élite e la cultura di massa nel tardo capitalismo. Sullo sfondo, il premio Nobel riconosce solo una realtà, che “i tempi stanno cambiando” e i confini tradizionali dell’arte non possono essere definiti solo dall’accademia.

Con il Nobel o no, egli è il poeta Dylan acclamato da milioni di persone, in un momento di culto e popolare. Il premio Nobel per la letteratura a un poeta popolare rompe paradigmi e fa scuotere le ragnatele di un premio d’élite.
Mestamente, vedo che l’umanità egocentrica, mediocre e classista, continua a ritmo sostenuto verso l’autodistruzione. Non abbiamo imparato nulla sulla vita e la storia. Lo spettacolo dell’orrore non ha la capacità di reagire. Ci accontentiamo di vivere nella nostra bolla per sentirsi al sicuro e privo di responsabilità collettive. Prendo atto ancora una volta che noi siamo la peggiore piaga che ha abitato la terra. E sì, l’Accademia aiuta solo le persone a mostrare ciò che realmente sono!

Gloria Berloso

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febbraio 29, 2016

Una canzone può cambiare la sorte di una persona?

Nella storia della musica ci sono molte canzoni che hanno segnato l’esistenza dei loro autori. Cercherò di ricordarne alcune che hanno avuto riscontro in una parte di pubblico soprattutto giovanile, sensibile e pacifista.
Senza andare in ordine nel tempo ma riferendomi agli anni sessanta e settanta, mi vengono in mente le canzoni che maggiormente sono entrate nel cuore e nella mente di milioni di persone in tutto il mondo e non sono più uscite. Naturalmente mi riferisco a quei brani che in maniera decisa si scontravano con il pensiero politico, la guerra, il razzismo, la libertà di pensiero.
Tutti sappiamo che i maestri, allora censurati, combattuti, perseguitati sono stati ancor prima degli anni sessanta, Woody Guthrie e Pete Seeger. E proprio da una ballata di Arlo Guthrie, figlio di Woody che vorrei partire. La canzone, lunga 18 minuti, racconta la storia vera di Arlo, arrestato nel novembre del 1965 in un centro di reclutamento a Manhattan, dopo una visita psichiatrica per verificare i requisiti militari e la capacità conseguente di uccidere bambini, violentare donne e sterminare interi villaggi.

Arlo Guthrie

Arlo Guthrie

La canzone è naturalmente Alice’s Restaurant scritta nel 1967 e alla quale si ispira l’omonimo film del 1969 di Arthur Penn, che diventa molto popolare tra i figli dei fiori ma anche un punto di riferimento, per il dialogo, la libertà e la fraternizzazione. Per chi non lo sapesse il ristorante si trovava in una chiesa sconsacrata di Great Barrington nello stato del Massachusetts.
Un’altra canzone che dovrebbe essere riascoltata spesso e nel tempo è sicuramente Ohio, scritta da Neil Young e pubblicata come singolo nel 1970 da Crosby, Stills, Nash & Young. Il brano racconta quanto avvenuto nel campus della Kent University nello stato dell’Ohio il 4 maggio 1970, quando la Guardia Nazionale sparò ad altezza uomo contro i manifestanti, uccidendo quattro studenti. Il governatore d’allora ne chiese l’immediata censura ritenendola un incitamento alla violenza. Forse molti non sanno che la Guardia Nazionale era una forza militare di riserva e fu utilizzata proprio negli anni sessanta e settanta contro le manifestazioni studentesche. Alla Guardia Nazionale facevano soprattutto parte i figli privilegiati di una ben determinata classe sociale e in questa maniera non venivano arruolati nell’esercito in partenza per il Vietnam.


Young affermò nelle note interne dell’antologia Decade del 1976 come i disordini alla Kent State University fossero stati “probabilmente la più grande lezione mai ricevuta circa la violazione dei diritti civili su suolo americano”, e ricordò che David Crosby pianse quando finirono di registrare il brano.
Dopo questa canzone, il movimento statunitense di controcultura considerò C.S.N.Y. dalla propria parte, dando ai quattro musicisti lo status di leader e portavoce delle istanze libertarie del movimento contestatario per tutto il decennio successivo.
Un’altra canzone scritta per diretta esperienza della sua autrice Joan Baez, è Where Are You Now, My Son? Una chiara e netta denuncia alle bombe sganciate dai suoi connazionali nel dicembre 1972 ad Hanoi. Le urla di una madre che sembra canti mentre dice I miei figli, i miei figli, dove siete ora figli miei? I suoi figli erano da qualche parte, in una tomba di fango e lei come un vecchio gatto li cercava dove li aveva visti prima delle bombe.
Questa canzone e la registrazione diretta sul luogo del massacro provocarono una reazione tale nella destra statunitense tanto che Joan Baez già perseguitata per anni, e incarcerata nel 1967 dove partorì suo figlio nel 1969, continuò ancora di più il suo impegno contro la guerra.

JOAN BAEZ

JOAN BAEZ

Nel 1969 uscì un album con una ballata che occupava tutto il lato B del disco. S’intitolava Monster e fu considerato un capolavoro assoluto degli Steppenwolf, gruppo formato da John Kay (voce) e da Jerry Edmonton (batterista). Anche questo brano era lungo venti minuti circa e ripercorreva la storia degli Stati Uniti con l’arrivo dei profughi religiosi che rubavano la terra ai nativi per costruire la grande nazione e raccontava degli abusi, della corruzione, della guerra civile.
La musica di John Kay ha sempre avuto un sottofondo di coscienza sociale. Da ragazzo fuggì dalla Prussia Orientale con la madre e successivamente seguì la strada del Rock’n’roll mentre ascoltava la radio delle forze armate degli Stati Uniti nella Germania Ovest. Queste prime esperienze lasciarono un segno indelebile su Kay e aprirono la strada ad un impegno per la musica potente e testi significativi. Questo impegno fu cementato nel 1965, quando Kay partecipò ad un seminario di canzoni d’attualità al Newport Folk Festival con Bob Dylan e Phil Ochs. La musica degli Steppenwolf diventò la colonna sonora della guerra del Vietnam e Monster l’inno dei manifestanti.

Steppenwoolf

Steppenwoolf

Un’altra canzone che segnò la vita di John Lennon, componente dei Beatles e baronetto inglese, fu sicuramente Give Peace a Chance nel 1969. Il brano che divenne un messaggio universale di milioni di persone in ogni parte del mondo, cantato nelle manifestazioni pacifiste assieme alla già celebre We Shall Overcome. La vita di Lennon dopo lo scioglimento con i Beatles e il trasferimento negli Stati Uniti cambiò radicalmente. Costretto nel nuovo paese per i suoi ideali politici, iniziò proprio con questa canzone ed in seguito con Imagine e molte altre, una crociata pacifista contro la guerra in Vietnam. Iniziò inoltre a difendere i musicisti dai predoni delle case discografiche aderendo al Rock Liberation Front, a solidarizzare con Le Pantere Nere, a partecipare ai raduni, a deprecare la repressione violenta nelle carceri con la canzone Attica State, a condannare il colonialismo britannico nell’Irlanda del Nord. Con Yoko Ono condusse una battaglia assolutamente storica ma ebbe vita molto dura dato che fu spiato fino alla sua morte avvenuta nel dicembre del 1980 ad opera di un pazzo che gli ha sparato. Naturalmente questo omicidio resta ancora oggi una incognita per il semplice fatto che Lennon fu sorvegliato a vista, ottenne la cittadinanza americana nel 1975 dopo una prova di forza con le autorità che nel 1973 gli intimarono di allontanarsi dal paese.

John Lennon

John Lennon

Una canzone che cambiò la vita al suo autore fu nel 1969 Le Métèque, tradotta in italiano da Bruno Lauzi con l’assistenza del suo autore Moustaki stesso che l’italiano lo parlava in casa da piccolo, essendo la sua una famiglia di ebrei sefarditi originari di Corfù, isola greca ionica dove però l’italiano era lingua corrente e storica. Métèque in italiano si traduce con meticcio. Nell’antica Atene i meteci erano gli stranieri greci residenti nelle città dell’Attica per un periodo determinato. Questi stranieri erano obbligati a iscriversi ad una lista, avere un protettore e pagare una tassa. Nella tripartizione delle classi, i meteci stavano in mezzo tra i cittadini e i non liberi.
George Moustaki con questa canzone volle rispondere ad una amica che lo aveva chiamato appunto métèque, non riconoscendolo francese puro ovvero immigrato. La canzone quindi nascondeva un significato profondo, diventò un inno all’essere straniero con la semplicità delle parole al fine di farsi capire meglio alla donna che lui desiderava.
Nacque un capolavoro.
Moustaki aveva la gran dote dell’intelligenza e dell’equilibrio e continuò rigorosamente la sua strada senza scendere a compromessi ideologici e commerciali, non preoccupandosi di scontentare coloro che lo avevano esaltato, per seguire solamente il suo istinto, la sua vena.
Ancora oggi la maggior parte della gente ricorda Lo Straniero:

Geoge Moustaki

George Moustaki

CON QUESTA FACCIA DA STRANIERO
SONO SOLTANTO UN UOMO VERO
ANCHE SE A VOI NON SEMBRERA’
CON GLI OCCHI CHIARI COME IL MARE
CAPACI SOLO DI SOGNARE
MENTRE ORAMAI NON SOGNO PIU’
META’ PIRATA META’ ARTISTA
UN VAGABONDO UN MUSICISTA CHE RUBA
QUASI QUANTO DA’
CON QUESTA BOCCA CHE BERRA’
DA OGNI FONTANA CHE VEDRA’
E FORSE MAI SI FERMERA’
CON QUESTA FACCIA DA STRANIERO
HO ATTRAVERSATO LA MIA VITA
SENZA SAPERE DOVE ANDARE
È STATO IL SOLE DELL’ESTATE
E MILLE DONNE INNAMORATE A MATURARE LA MIA ETA’
HO FATTO MALE A VISO APERTO
E QUALCHE VOLTA HO ANCHE SOFFERTO
SENZA PERO’ PIANGERE MAI
E LA MIA ANIMA SI SA
IN PURGATORIO FINIRA’
SALVO UN MIRACOLO ORAMAI
CON QUESTA FACCIA DA STRANIERO
SOPRA UNA NAVE ABBANDONATA
SONO ARRIVATO FINO A TE
E ADESSO TU SEI PRIGIONIERA
DI QUESTA SPLENDIDA CHIMERA E
DI QUESTO AMORE SENZA ETA’
SARAI REGINA E REGNERAI
LE COSE CHE TU SOGNERAI
DIVENTERANNO REALTA’
IL NOSTRO AMORE DURERA’
PER UNA BREVE ETERNITA’
FINCHE’ LA MORTE NON VERRA’
IL NOSTRO AMORE DURERA’
PER UNA BREVE ETERNITA’
FINCHE’ LA MORTE NON VERRA’

In questo articolo ho descritto le mie conoscenze personali nell’intento di risaltare un contenuto sociale ancora indistinto, da trovare e ricercare in certi momenti per uscire dal groviglio psicologico della mia educazione mai sinceramente definita per posarsi su constatazioni di sofferenze umane e di dolore.

Gloria Berloso

Gloria Berloso

luglio 31, 2015

BLOWIN’ IN THE WIND by Gloria and Ricky

BLOWIN’ IN THE WIND

Quante strade deve percorrere un uomo
Prima che lo si possa chiamare uomo?
Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
Prima che possa riposare nella sabbia?
Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare
Prima che siano per sempre bandite?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto
Prima che riesca a vedere il cielo?
Sì, e quante orecchie deve avere un uomo
Prima che possa ascoltare la gente piangere?
Sì, e quante morti ci vorranno perché egli sappia
Che troppe persone sono morte?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quanti anni può esistere una montagna
Prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
Prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
Fingendo di non vedere?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

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Nel 1989 cadeva il muro di Berlino, nel 2004 cadeva il muro confinario che divideva Gorizia (la mia città) dalla Slovenia. Nel luglio del 2015 in Ungheria verso il confine serbo si è costruito il muro anti migranti.
È incredibile ma l’uomo non ha proprio memoria della storia. Si, perché ogni barriera, ogni muro, ogni reticolato hanno sempre separato e allontanato le persone con idee e culture diverse; nel tempo questi “muri” hanno sempre avuto un giudizio negativo da chi immaginava e pensa oggi ad un mondo libero. Tutte le persone da sempre si muovono e il futuro vedrà sempre più la mescolanza di etnie, un fenomeno che non può che essere positivo dato che genera esseri che portano in sé quelle preziose diversità che possono modificare nei secoli le civiltà. D’altronde la storia ci ha insegnato che è sempre andata così. Come è possibile che la nostra cultura attuale porti a chiuderci in un recinto! Questa è una involuzione dell’uomo e credo sia pericolosa anche nel nostro quotidiano vivere. Ci vogliamo chiudere tutti dentro le nostre case, cosa raccontiamo alle generazioni successive? Che siamo difronte ad un nemico invisibile? Questi sono i muri eretti dall’indifferenza e prodotti dall’ignoranza e da idee politiche che non hanno radici storiche.
Stiamo vivendo un periodo senza dubbio molto difficile ed ognuno di noi ha il dovere ma anche il diritto di trasformare le cose cattive in buone. Certamente alzare un muro, sparare contro i nostri simili, affamare i popoli sono atti cattivi e nessuno può essere cieco davanti alle tragedie.
La canzone che io e Ricky Mantoan abbiamo scelto per interpretare la nostra fiducia nella pace è Blowin in the Wind scritta da Bob Dylan molti anni fa.

Quanti anni può esistere una montagna
Prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
Prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
Fingendo di non vedere?
La risposta, amico, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Questa interpretazione, completamente arrangiata da Ricky Mantoan ed eseguita vocalmente da Gloria Berloso e dallo stesso Ricky nelle parti corali, è un esempio di cambiamento non certo per migliorare i suoni ed il testo di Dylan che è perfetto in tutte le sue parti, ma per far comprendere che le cose belle hanno una possibilità di allargare gli orizzonti per creare bellezza ulteriore. Una canzone è la nostra seconda voce ed ha un valore aggiunto per chi può e vuole ascoltare tutte le voci, senza muri e senza barriere.

Gloria Berloso, vocals
Ricky Mantoan, vocals, tutti gli strumenti, arrangiamenti

maggio 7, 2015

Sneaky Pete E. Kleinow, un po’ di storia e la nascita dello String-Bender di Gloria Berloso

Solo una manciata di chitarristi di steel ha fatto sentire la sua influenza al di là della musica country e “Sneaky” Pete E. Kleinow era uno di loro. Noto soprattutto per il suo lavoro con i Flying Burrito Brothers, ma anche per decine di registrazioni country-rock e canzoni riflettenti questo spirito, Kleinow ha trasformato la steel in uno strumento rock, amplificandola fortemente e volutamente. Per il risultato ottenuto, è stato descritto come “il Jimi Hendrix della steel guitar”.

Sneaky Pete '73 Holland

Sneaky Pete ’73 Holland

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marzo 5, 2015

Joan Baez a Udine: 8 marzo 2015, serata da tutto esaurito al Giovanni da Udine.

Sembra essere inziata nel migliore dei modi la collaborazione tra Il Teatro Giovanni da Udine e Folkest. Un tutto esaurito che accoglierà Joan Baez con lo splendido colpo d’occhio di un teatro strapieno in ogni ordine di posti. Sarà la seconda di quattro date del tour italiano che, oltre Udine, toccherà Bologna, Roma e Milano.

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gennaio 7, 2015

An evening with JOAN BAEZ

A Udine l’otto marzo l’atteso ritorno della grande e instancabile cantautrice dei diritti

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Toccherà anche Udine (dove tenne una decina d’anni fa un memorabile concerto in castello per Folkest) con un imperdibile concerto il tour che riporterà in Italia con una serie di selezionati concerti Joan Baez, una delle più grandi voci femminili di tutti i tempi.
Dopo la celebrazione del cinquantesimo anniversario dalla leggendaria esibizione al Club 47 di Cambridge, Massachusetts, del 1958 e del successivo storico debutto del 1959 al Festival folk di Newport, numerosi premi, riconoscimenti e attività si sono succedute a ritmo frenetico per l’interprete statunitense.
Oltre a ripetuti tour in USA e nel mondo, il 2011 ha visto l’ingresso del suo primo album, che uscì su Vanguard del 1960, nella prestigiosa Grammy® Hall Of Fame patrocinato dalla National Recording Academy e nel 2012 l’attribuzione del prestigioso riconoscimento per il suo, a dir poco rilevante, apporto alla causa dei diritti Umani, da parte di Amnesty International, in occasione del cinquantenario della fondazione.
Sempre nel 2012 Joan ha preso parte ad altri storici avvenimenti e ricorrenze: concerto di Berkeley per CRO, ovvero Citizenzs Reach Out, una organizzazione no profit per sensibilizzare e aiutare le vite delle vittime di Guerra di tutto il mondo; e al grandioso avvenimento sulla costa di Big Sur in California per il cinquantesimo anniversario dell’Istitituto di educazione umanistica e alternativa denominata Esalen.
In precedenza, numerose le attività umanitarie e filantropiche che l’hanno vista sempre protagonista : dall’incontro con i reduci dal Vietnam a Idaho Falls nel 2009, al concerto benefico nell’Anfiteatro del Woodland Park Zoo di Seattle, a quello di San Francisco per la Fondazione Seva Foundation, con Steve Earle, David & Tracy Grisman, Tuck & Patti, e Wavy Gravy.
A grande richiesta sono stati recentemente ripubblicati i suoi album di successo contenenti note a margine della stessa Joan, la sua autobiografia And A Voice To Sing With e in video torna di attualità la sua apparizione a Woodstock del 1969 e la vediamo tra i protagonisti anche nel documentario di Martin Scorsese sulla carriera di Dylan, No Direction Home e in The Other Side Of the Mirror: Bob Dylan Live At the Newport Folk Festival, 1963-1965
Nel 2010 ha ricevuto l’Ordine delle Arti e delle lettere di Spagna, prestigioso riconoscimento spettante agli artisti stranieri, stabilito con regio decreto nello stesso anno, ha contribuito a una raccolta fondi al Teatro ZinZanni di San Francisco, per Jenkins Penn Haitian Relief Organization (J/P HRO), fondata da Diana Jenkins e da Sean Penn in favore della popolazione di Haiti.; e il premio della Children’s Health Fund di New York, con tanto di esibizione e duetto con Paul Simon, uno dei fondatori.
Nell’ottobre 2011, le è stata conferita la prestigiosa Legion D’Onore, il più alto riconoscimento francese consistente in una medaglia che rappresenta lo status di cavaliere dell’ordine.
Del tutto particolare il suo rapporto con la Francia, ove infatti vanta una serie di storiche performance a Parigi, ove ha letteralmente gremito lo scorso autunno, per una serie di serate. il famoso teatro Olympia.
Joan non ha potuto far mancare il suo apporto al movimento di Occupy Wall Street insediatosi a Foley Square , New York City, con una indimenticabile intrepretazione di Joe Hill, e di due brani mai proposti in precedenza: Salt Of The Earth dei Rolling Stones e la sua originale Where’s My Apple Pie?
Di rilievo la ua presenza nella raccolta di canzoni di Dylan re-intrepretate dai grandi del rock, Chimes Of Freedom – The Songs Of Bob Dylan con I proventi destinati a Amnesty International, cui contribuisce con una sontuosa versione di Seven Curses, così come con We Can’t Make It Here in cui si unisce a Steve Earle per contrassegnare uno dei momenti più alti della raccolta, Occupy This Album, a favore del movimento degli occupanti di Wall Street.
Nella mostra Changing America: The Emancipation Proclamation, 1863 and the March on Washington, 1963, al centro di storia e cultura afroamericana di Washington DC, che si tiene dal 2012 fino al settembre 2013, è rimasta in esposizione la storica chitarra Martin che Joan ha utilizzato nei suoi concerti del 1963.
In occasione della primavera araba del 2011, Joan ha mandato un toccante messaggio di forte incoraggiamento via Facebook, alla popolazione egiziana in lotta per la democrazia.
Da più di cinquant’anni, Joan ha sempre raccontato tutto ai suoi fans, continuando a rinnovare i suoi concerti con passione, energia e vitalità, sempre alla ricerca di una buona canzone, di una giusta causa da sostenere, confermandosi un tesoro invidiabile per l’umanità.
Ora avremo il piacere e l’onore di vederla al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, grazie a una nuova collaborazione tra il teatro e Folkest, all’interno di un tour che oltre Udine toccherà Roma, Milano e Bologna.
In questo mondo travagliato, parafrasando Wings, Joan Baez continua a cercare un posto ove essere ascoltata mentre canta.

Info
Biglietteria del teatro: tel. 0432 24841 – biglietteria@teatroudine.it
Segreteria Folkest: 0427 51230
Circuito di prevendita Viva Ticket: http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg%5Bevento%5D&id_evento=1497827

dicembre 29, 2014

Gram Parsons, Jim Croce e Clarence White – Una data: 1973 e tanti ricordi

Il 17 dicembre 1973 festeggiavo il mio diciottesimo anno ed ero felice, tra i libri, i giornali e i dischi pubblicati in quel periodo che riportavano le notizie d’oltre oceano che echeggiavano di note. Pochi mesi prima di questa data, su alcuni giornali di musica spuntavano timidamente alcuni articoli su tre immensi musicisti, poco conosciuti in Italia al grande pubblico ma tra i più bravi al mondo e pur ancora giovanissimi con una carriera alle spalle: Gram Parsons, Jim Croce e Clarence White. La notizia che li riguardava era molto triste perché annunciava la loro morte tragica e la scomparsa dalla scena della grande musica americana. Forse su Gram Parson si è costruita una storia da romanzo: si trovava in un motel in California e dopo aver pranzato e salutato gli amici, era salito in camera per cambiarsi e non era più sceso; i suoi amici sono andati a cercarlo e lo hanno trovato svenuto sul pavimento. All’ospedale morì per un attacco cardiaco. Il suo funerale mistico-country è stato tipicamente californiano. Nel gennaio 1973 era uscito il suo primo ed unico album solo “ G.P “ .
Nel settembre del 1973 moriva in un incidente aereo Jim Croce. La sua non era stata certamente una vita facile. Nato da povera famiglia, aveva praticato diversi lavori, ma scontava la passione per la chitarra e si dedicò con grande passione a comporre canzoni. La cosa gli risultò così naturale che quando arrivò in studio per registrare il primo giorno, si presentò con 1400 canzoni messe su pentagramma.
Sempre nell’estate del 1973, moriva Clarence White, forse il musicista più famoso allora in Italia per essere stato membro dei Byrds, uno dei session men più richiesti nel giro americano dopo la sua fuoriuscita dal più celebre gruppo del mondo assieme ai Beatles. La sua morte è arrivata in un momento particolare dato che aveva intenzione di costituire un trio jazz con Skip Battin e Gene Parsons ( in ottobre dello stesso anno era stata programmata una tournée a Londra con Battin e Parsons e la Country Gazzette) e riprendere a suonare con i fratelli Eric e Roland.

GRAM PARSONS

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                       JIM CROCE

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                              CLARENCE WHITE

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BYRDS

maggio 4, 2014

Jesse Winchester

Nel 1966 un mite ventitreenne, conclusi gli studi in filosofia, trova nella sua cassetta postale a Memphis la cartolina precetto, destinazione Vietnam. Dapprima pensa ad uno scherzo di un amico, poi si accorge d’essere coinvolto in una guerra a cui non crede. Il giovane è Jesse Winchester e varca clandestinamente il confine stabilendosi in una cittadina del Quebec e viene ingaggiato subito in una band locale, gli Astronauts. Moltissimi giovani riparano in Canada per evitare l’arruolamento e chi resta in patria viene imprigionato se renitente. Alla renitenza si aggiungono le diserzioni dall’inferno vietnamita. I musicisti rendono omaggio a chi rifiuta la guerra.

jesse winchester

 

In circostanze diverse Jesse Winchester avrebbe ricevuto i migliori onori nel  1970 assieme a cantautori del calibro di Jackson Browne e James Taylor .

Nel 1970 infatti pubblica il suo primo album, con ballate malinconiche presto interpretate da celebrati artisti: Jesse Winchester: The Brand New Tennessee Waltz diventa ad esempio un cavallo di battaglia di Joan Baez.

Winchester comincia a farsi conoscere nel  1970, quando è introdotto da Robbie Robertson , collaboratore di Bob Dylan e The Band. Robertson p incontra Winchester nel seminterrato di un monastero a Ottawa , dove quest’ultimo sta registrando una demo delle sue canzoni con l’aiuto di un disertore dell’esercito degli Stati Uniti che possiede un registratore Ampex . L’album viene acclamato dalla critica , anche se l’impossibilità di Winchester di fare un tour negli Stati Uniti  ostacola le sue possibilità di successo, e il disco non è disponibile nel Regno Unito fino alla metà degli anni ‘70 .jesse winchester 3

Winchester rimane una figura un po’ a distanza , anche se è considerato un ottimo cantautore ed è conosciuto come songwriter.. Le sue canzoni sono state cantate da artisti come Tim Hardin , Joan Baez , Emmylou Harris , gli Everly Brothers , Tom Rush e Jimmy Buffett .

 

Il suo esilio in America  dà una nota di amarezza alle sue canzoni più note, molte delle quali sono ricordi agrodolci di persone e luoghi del sud dell’America, dove Winchester è cresciuto. Yankee Lady , un brano dal suo album di debutto che viene diffusa attraverso le versioni di Brewer & Shipley , Hardin e Matthews ‘ Southern Comfort .

Altre canzoni, tra cui Mississippi .., Biloxi , The Brand New Tennessee Waltz e Bowling Green – quest’ultimo un inno ad una città in Kentucky – sono tutti soffusi di una nostalgia per la terra che ha lasciato dietro di sé.

La sua carriera si snoda tra il Canada e l’Europa, dove tiene vari concerti. Solamente dal 1977, con l’amnistia concessa dal presidente Carter ai renitenti di leva, potrà tornare in patria. Winchester è rimasto antimilitarista.: “Oggi non c’è il rifiuto del militarismo; la guerra non ha la stessa importanza per i giovani: ciò rappresenta la principale differenza tra le guerre del Vietnam e dell’Iraq”

Winchester nasce alla Barksdale Army Air Force Base in Bossier City. La famiglia si trasferisce in una fattoria in Mississippi e successivamente a Memphis . Jesse ha preso ispirazione dal blues, gospel e musica rockabilly che ascolta alla radio e ha studiato pianoforte per poter suonare l’organo in chiesa. E’ un bravo studente, studia il tedesco al Williams College di Williamstown , Massachusetts, e trascorre un anno presso l’Università di Monaco, dove le sue attenzioni sono divise tra gli studi e suonare con un gruppo rock .

Dal 1977 negli Stati Uniti è libero di esibirsi in concerti, anche se questo gli causa rimorsi di coscienza : « Non mi sembra giusto voltare le spalle al paese e poi tornare indietro e fare i soldi “, ha detto . Registra in America Nothing But a Breeze ( 1976) a Nashville e Talk Memphis ( 1981) a Memphis , con il produttore di Al Green Willie Mitchell .

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Nel 2002 sposa la sua seconda moglie , Cindy Duffy , e – pur essendo diventato un cittadino canadese nel 1973 – si trasferisce a Charlottesville , in Virginia . Ha pubblicato il libro Love Filling Station nel 2009 , ma due anni dopo scopre di avere  un cancro all’esofago . Dopo l’intervento chirurgico e vinto il cancro,  è in grado di registrare un nuovo album .

Nel 2012 l’album tributo è caratterizzato da un roster di artisti come Elvis Costello , Jimmy Buffett , Lyle Lovett , Taylor e Rosanne Cash , tutte le canzoni sono di Winchester . Ma all’inizio del 2014, Winchester scopre d’avere nuovamente il cancro alla vescica .

 

Jesse ( James Ridout ) Winchester , cantante e cantautore , nato 17 maggio 1944 è  morto il giorno 11 aprile 2014

 

Albums

Year Album Chart Positions
CAN US
1970 Jesse Winchester 26
1972 Third Down, 110 to Go 34 193
1974 Learn to Love It
1976 Let the Rough Side Drag 210
1977 Nothing But a Breeze 115
Live at the Bijou Cafe
1978 A Touch on the Rainy Side 156
1981 Talk Memphis 188
1988 Humour Me
1989 The Best of Jesse Winchester
1999 Anthology
1999 Gentleman of Leisure
2001 Live From Mountain Stage
2005 Live
2009 Love Filling Station

 

Singles

Year Single Chart Positions Album 
CAN CAN AC CAN Country US
1970 “Yankee Lady” 20 8 Jesse Winchester
1973 “Isn’t That So” 34 21 Third Down, 110 to Go
1976 “Let the Rough Side Drag” 42 Let the Rough Side Drag
1977 “Nothing but a Breeze” 72 86 Nothing but a Breeze
1978 “Sassy” 45 A Touch on the Rainy Side
1979 “A Touch on the Rainy Side” 42
1981 “Say What” 23 13 32 Talk Memphis
1989 “Want to Mean Something to You” 50 Humour Me
“Well-a-Wiggy” 68